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Los Angeles – etnografia elettorale

LA Vote

La scorsa settimana Los Angeles ha votato per un nuovo sindaco, successore dell’attuale uscente Antonio Villaraigosa, costretto a lasciare dopo due mandati e destinato ad un futuro di alti incarichi nel partito democratico come uno dei latinos piu’ di spicco del paese. Primo dato di una elezione a dir poco sottotono: l’affluenza, al 16%,  imbarazzante anche per una democrazia segnata da ignavia e qualunquismo quanto l’americana  – e in particolare quella di  Los Angeles. Un ulteriore indicazione,  se mai ce ne fosse bisogno, della attuale  trasversale crisi della democrazia. Lo scarso interesse generato dalle elezioni e’ aggravato dall’assenza attuale di un tema “scottante” nella politica  di un amministrazione locale da sempre di scarso effettivo potere e incisivita’,  al di la della blanda amministrazione quotidiana. A LA il sindaco, differentemente di altre citta’ come Chiago e New York, e’ una carica meno che cruciale,  non ha per esempio potere di nomina del capo della poizia – sempre un polo essenziale negli equilibri cittadini – ne del sovrintendente all’istruzione pubblica, altra carica chiave. Non per questo e’ senza il suo peso – gestisce un budget operativo di $9 miliardi e a volte puo’ produrre gesti simbolici importanti come il recente annuncio di Villaraigosa che la citta’ non utilizzera’ piu’ energia elettrica proveniente da impianti a carbone entro il 2025. Detto questo e’ sempre significativa un’analisi del voto come specchio dei flussi etnico-poltici che plasmano la politica in America. Il grafico sopra una fotografa la ripartizone del voto su linee etniche  per i tre candidati: in blu sono indicati i voti per Wendy Gruel (ebrea bianca), verde Gil Garcetti (di madre ispanica) e giallo Jan Perry (afroamericana). Una cromografia che rispecchia fedelmente le corrispondenti popolazioni nei relativi quartieri. La classica  dinamica di equilbri etnico-politici insomma che si conferma il piu’ affidabile “default setting” della politica americana; piu’ ancora che post-ideologica verrebbe da dire politica tribale e in certo senso e’ cosi’,  il che non impedisce che il sistema possa funzionare e all’occasione produrre coalizioni e “strategiche” alleanze maggioritarie. La politica demografica e’ l’attuale cruccio dei repubblicani per cui i conti delle minoranze semplicemente non tornano piu’ in un paese che si appresta ad essere majority minority, in cui nessun gruppo ha cioe’ una maggioranza assoluta. In realta’ Los Angeles ha una popolazione al 50% ispanica, 30% bianca, 10% nera e 10% asiatica; in California la ripartizione e’ circa 40% –  40% – 10% – 10%, ma gli ispanici sono ancora molto indietro sugli aventi diritto. Intanto per il momento a LA,  dopo il primo turno, sono passati al ballottaggio Garcetti e Gruel.