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Lodo Mondadori, ecco perché Berlusconi è colpevole

In dieci pagine della sentenza civile d’appello di Milano tutti i dettagli sulla corruzione prescritta. Altro che «teorema»: le attenuanti generiche (corruzione semplice) lo salvano dal carcere ma immortalano il reato

Non solo Fininvest. Nelle 281 pagine delle sentenza d’appello circa una decina ricordano che anche Silvio Berlusconi è personalmente colpevole di corruzione con sentenza definitiva passata in giudicato anche se il reato è prescritto. Da questa responsabilità personale, «civilisticamente», discende quella della sua impresa.

La tesi dei «berluscones» è questa: è vero, c’è stato un bonifico di 2.732.868 dollari che va dai conti Fininvest All Iberian e Ferrido a quelli di Cesare Previti. Secondo il «Biscione», Berlusconi (all’epoca capo-azienda) di quei soldi non sapeva nulla e in ogni caso quella modica quantità (3 miliardi di lire!) non era tale da meritare la sua preziosa attenzione.

La seconda corte d’appello di Milano rimette i puntini sulle i ricordando nel dettaglio che questa tesi è falsa, smentita nel processo penale. Tutti i giudici che si sono occupati del caso hanno accolto le tesi dell’accusa, riconoscendo che quei fondi erano la «provvista» corruttiva finita in mano, tra gli altri, al giudice Vittorio Metta per comprare la sentenza sul lodo Mondadori.

Come si ricorderà, nel processo penale tutti gli imputati (da Previti in giù) sono stati condannati definitivamente tranne Berlusconi. L’unico al quale i magistrati hanno riconosciuto le attenuanti generiche (corruzione semplice e non corruzione in atti giudiziari) facendo così prescrivere il reato.

Berlusconi, contro quella prescrizione, è ricorso in Cassazione, la quale per sua sfortuna non poteva entrare nel merito del processo e ha confermato la sentenza d’appello.

Ne consegue logicamente e giuridicamente, ricordano i giudici milanesi che se Silvio ha ricevuto le attenuanti generiche vuol dire che ha commesso un reato (perché sennò?). Berlusconi perciò è colpevole di corruzione, anche se prescritto.

Per cui (pag. 139-142) «il Berlusconi ha commesso il fatto ‘de quo’» anche se «ai soli fini civilistici e risarcitori di cui qui si discute». Una «corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria, la responsabilità della stessa Fininvest».

dal manifesto del 10 luglio 2011