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Napoli centrale

Lo “strascino” per una zucchina nel mercato di Monti

 

Il latte fresco è regolamente nei frigo di gran parte delle salumerie. Non è mai mancato. Il prezzo degli ortaggi invece è salito alle stelle e le persone si accapigliano a piazza Mercato per l’iniziativa della Coldiretti che ha distribuito gratuitamente frutta e verdura, altrimenti destinati a marcire nei depositi. Ma è la benzina che manca completamente in città e al di là delle rassicurazioni della Federazione esercenti, oggi niente è tornato alla normalità. Le sette pompe che il prefetto ha precettato in vari punti di Napoli sono state accerchiate dagli automobilisti che hanno atteso anche 3 ore per far rifornimento, scortati dalle forze dell’ordine. Emblema di questi tre giorni a secco per lo sciopero dei tir è forse la denuncia del direttore delle poste di Caivano perché a venti ciclomotori posteggiati nel garage dell’ufficio è stata rubata benzina. Non è ancora accertato se il furto dovesse servire a fruttare poche decine di euro o a far camminare un automobile con il serbatoio vuoto, però in entrambi i casi è un gesto su cui riflettere.

Tutto quello che sta avvenendo, come capita di fronte a eventi inaspettati e improvvisi, ha infatti messo in luce non pochi paradossi del nostro paese, mostrando la faccia vera della nostra società dei consumi. Così ci accorgiamo solo oggi che il 90% del trasporto di merci nel nostro paese viaggia su gomma, mentre sarebbe sia ecologicamente che economicamente conveniente impiegare le linee ferroviarie. Ci accorgiamo che le lobby grandi e piccole controllano il neoliberismo spiattellato come l’unico sistema economico possibile per calzare come un guanto sulla mano della democrazia. Ma ci siamo resi conto, senza scandalizzarci poi troppo, che la popolazione è più terrorizzata dal restare a corto di benzina che non preoccupata di digiunare. Basti pensare che senza il panico di lunedì, quando una parte di cittadini ha riempito i serbatoi fino all’orlo, è molto probabile che a Napoli le scorte sarebbero bastate a soddisfare i bisogni dei cittadini per questi quattro giorni. C’è poi chi approfitta della situazione, come i gestori che hanno alzato i costi a due euro, e ora quando il carburante tornerà alle pompe sarà difficile fargli abbassare i prezzi. Si parla di rincari generali del 10%. E che gli vuoi dire in questo caos di liberalizzazioni? Di fare il bravo?

Ma i benzinai sono dilettanti in confronto al sistema del commercio alimentare. Nei negozi, nei supermercati, al di là di quanto si affanni a raccontare la stampa, ancora non sarseggiano le derrate alimentari, la speculazione di questa settimana è sotto gli occhi di tutti. I costi degli alimenti, soprattutto degli ortaggi, sono aumentati anche del 400%, e anche qui secondo le associazioni dei consumatori sarà difficile controllare il ritorno alla normalità. Chi ci ha guadagnato è facile da identificare, sono grossisti e commercianti, chi ha avuto (o avrà) la peggio sono sempre i redditi mediobassi. Proprio la sorsa settimana abbiamo avuto Serge Latouche a Napoli, professore e filosofo, autore di 11 testi pubblicati solo in Italia, teorico della decrescita e portavoce di un’altra economia possibile dove si identifica come unica via d’uscita in un sistema che affonda è quella della riduzione dei consumi. Durante la sua visita ci ha detto che l’euro è morto e che l’Ue è bollita. Le grandi economie fanno finta di niente, il sistema capitalistico si gira dall’altro lato. Chi lo ammetterebbe mai che la manovra del governo Monti, i sacrifici, l’impoverimento dei cittadini non servono a niente perché quel sistema che ce lo impone in realtà è in agonia. Eppure la frenesia di questo sciopero potrebbe essere un ottimo esperimento per i latouchiani e per comprendere che qualcosa deve cambiare nel nostro modo di pensare il consumo se vogliamo sopravvivere a questa crisi.