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Nuvoletta rossa

Lo sguardo di Lorenzo

L’ultima occasione in cui ci eravamo sentiti, con Lorenzo Bartoli, era stata all’inizio dell’estate, in occasione della Nuvoletta su Voci nell’ombra di Tunué. Poche parole, condivise via Facebook per chiudere il circuito fra critico e autore con il minimo di cortesia dovuto a due persone che si incontrano sul pianerottolo dei fumetti. Un reciproco annusarsi, di cui però serbavo un grato ricordo. Vuoi per la simpatia istintiva nei confronti di un writer sempre capace di far coincidere sulle sue tavole qualità e quantità. Vuoi per il garbo e la disponibilità dimostrata nei nostri incontri fra gli stand di Lucca o Cartoomics. Era un autore molto sui generis, Lorenzo. Perfettamente a suo agio sulle tavole di strani oggetti cartacei come Arthur King, il curioso look-alike del bonelliano Nathan Never realizzato a inizio Anni 90 insieme con Andrea Domestici, come sulle tante “brevi” firmate per Lanciostory, o ancora su collane regolari nella periodicità ma non nello spirito come Detective Dante e John Doe, scritti a quattro mani con Roberto Recchioni. Pur nei confini della serialità, il suo apporto saltava agli occhi: se Recchioni, infatti, forniva al personaggio le iperboli superomistiche e volutamente ciniche poi compiute su produzioni post-pop come il recente Orfani, Bartoli di suo ci metteva le pippe mentali, i filosofemi, l’ossessione calligrafica per il dettaglio, il calembour, il “bello scrivere”. Tutte cose che ci piace immaginare anche dentro i romanzi scritti sotto pseudonimo per Fanucci, e nelle scappatelle cinematografiche che amava concedersi di quando in quando.

Goodbye, blue eyes

Goodbye, blue eyes

Ora Lorenzo Bartoli non c’è più. Ammazzato da uno di quei mali di cui si parla sottovoce per pudore, per un giusto senso di dignità o perché tanto non cambia niente, se n’è andato domenica 5 ottobre a quarantotto anni. Strazio tremendo per tutti quelli che lo conoscevano e lo amavano, con una coda velenosa degna delle circostanze improvvise in cui è arrivato il colpo di grazia e della condizione di scrittori automatici in cui si trovano tutti coloro che campano di storie e strisce disegnate. Scrive l’amico e sodale Roberto Recchioni sul suo profilo social: “I fumettisti non hanno la malattia, o le ferie pagate, o la pensione. I fumettisti, in poche parole, se la cavano fra alti e bassi. Per dare una mano alla famiglia di Lorenzo Bartoli, nei bassi, gli amici hanno pensato e deciso di dare una mano in un modo brutalmente concreto: soldi. Se vi va di partecipare, qui sotto trovate i dati postali di Tiziana Monardi (Bartoli), moglie di Lorenzo e madre di Greta. IT96D0760103200001016438713 Banco Posta Tiziana Monardi (Bartoli)”. È un invito che su queste colonne raccogliamo volentieri. Per Lorenzo Bartoli e per i suoi familiari, ma anche per ribadire a chiunque passi da queste parti che la vita di chi respira, mangia e caca fumetti non è poi troppo diversa migliore e più frivola di quella di chi vive nel mondo reale. E spesso somiglia piuttosto a quella di Jerome Ambrosin, protagonista della splendida bande dessinnée La corsa del topo di Lauzier. Un albo che, a naso, il dolce e sfortunato Bartoli avrebbe apprezzato parecchio.