closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Antiviolenza

Liste Pd: riguardatele, manca Silvia Della Monica

silviadellamonica

Il Listone del PD, è appena nato e già, come era ovvio, sta sollevando bufere per nomi e cognomi che hanno “scavallato” le pole position date dalle parlamentarie. Bufere in Sardegna, Puglia e Toscana, che forse potrebbero riaprire i giochi del listone per “aggiustamenti”, su cui non sarebbe male chiedere (o pretendere) anche alcuni ritocchi per quanto riguarda le donne che sono state presentate in queste liste. Come può il partito più importante del centro sinistra vantarsi di avere il “quasi 40 per cento” di candidate che Bersani sta portando in giro come il suo fiore all’occhiello (ancora siamo il fiore all’occhiello?), dopo che per mesi si è parlato di battaglia per la rappresentanza delle donne al 50 e 50? un contesto in cui questo “quasi 40” sembra un contentino. A questo si aggiunga che i nomi femminili nelle liste viaggiano “a gruppetti” e non essendo distribuiti con un ordine di alternanza (un uomo, una donna e così via), non è tutelata l’eleggibilità delle donne presenti nelle liste. Poi, oltre a un criterio di quantità, riflettiamo anche su un criterio di qualità: perché se le donne di valore in Italia non mancano – dopo 20 anni di Berlusconi – noi sulle liste dei partiti vorremmo contare, finalmente, donne vere che superano e anche oltrepassano anche la metà. Certo in  queste liste donne che si sono impegnate su diversi fronti, e che hanno mostrato impegno verso temi di genere, non mancano: Valeria Fedeli, capolista in Toscana, donna eccezionale, forte, autorevole, è senza dubbio “il meglio di Snoq”; Rosa Calipari, che si è spesa come poche altre parlamentari contro la violenza sulle donne e che ha fatto pressione per la ratifica della Convenzione di Istanbul, è una donna di grande capacità politica e umana (peccato però che sia solo al sesto posto in Lombardia); Laura Puppato, che ha avuto il coraggio di presentarsi come unica donna alle primarie del Pd, ha dimostrato di fronteggiare con capacità anche i più aspri “accerchiamenti maschili”; Paola Concia, che ha rischiato di rimanere fuori ma che fortunatamente alla fine è rientrata, è l’unica che si è sempre battuta con determinazione per i diritti Lgbt. E poi, tra le altre, ci sono anche: Sesa Amici, Susanna Cenni, Monica Cirinnà, Luisa Laurelli, Roberta Agostini e Anna Maria Parente; mentre tra le veterane compaiono Anna Finocchiaro – che in Senato si è battuta come un leone tra iene per la legge in materia di rappresentanza di genere negli organi regionali e locali – e la ex ministra alle Pari opportunità Barbara Pollastrini, che ha corso alle parlamentarie prendendo quasi 5.000 voti in Lombardia.

Ma siamo sicure che in un Paese in cui le donne sono più della metà, questo 40% di nomi per il partito del centro sinistra italiano, siano abbastanza? Per me no, ed è per questo che mi sento delusa e fortemente indignata nel non vedere,  tra i nomi delle candidate Pd, quello di Silvia Della Monica, che nella passata legislatura è stata a capo della Commissione giustizia al Senato, e che oltre a essere una donna coerente e solida come il granito rosa, è una magistrata che ha fronteggiato il mostro di Firenze e le minacce della mafia senza batter ciglio, e ha avuto il coraggio di imbarcarsi nella battaglia che questa estate ha investito la commissione del Senato nell’aspra discussione sul ddl 957 sull’affido condiviso, invitando senatori e senatrici a schiarirsi le idee su quello che stavano per approvare in sordina e presentando lei stessa degli emendamenti. È stato grazie a Silvia Della Monica, insieme a collegh* del Pd e dell’Idv, che quel disegno è stato fermato ed è sempre lei che pur essendo stata presa di mira, insieme a altri (me compresa) dalla lobby pro-Pas, ha continuato a portare avanti questa battaglia. Silvia Della Monica è un esempio di donna che io voglio vedere su una lista di un partito che porta avanti la legalità e che si vanta di farsi portavoce di questioni di genere, perché nessuna quanto lei, là dentro, ha una tale cultura giuridica su tutto quello che negli ultimi 50 anni è stato fatto per combattere la violenza contro le donne in Italia, e nessuna come lei, là dentro, parla con competenza, professionalità e chiarezza su tutto quello che la legislazione italiana ha modificato in materia penale e civile riguardo il femminicidio. Per lei Emiliano Poli, responsabile del Forum sicurezza e legalità del Pd metropolitano di Firenze, ha raccolto circa 900 firme in soli tre giorni, mentre il segretario del Pd toscano, Andrea Manciulli, ha detto che per lui “è motivo di grande rammarico non essere riuscito a confermare la presenza in lista della responsabile giustizia del partito toscano”. Perché non è stato possibile? Altrimenti troppe donne? La Toscana è l’unica regione ad avere due donne in cima alla lista dei candidati PD – Valeria Fedeli e Maria Chiara Carrozza (rettrice della Scuola Sant’Anna di Pisa) – ma cosa impedisce a questo grande partito che si vuole presentare come il futuro dell’Italia “Giusta”, di fare per una volta la differenza vera e candidare una donna “in più” dimostrando il coraggio di Obama nelle ultime elezioni Usa? (è forse troppo? mi sa di sì).

Come donna e come semplice cittadina chiedo che un uomo si “sacrifichi” e faccia entrare al suo posto Silvia Della Monica. Lo chiedo apertamente e faccio questo appello affinché aderiscano in massa tutte le donne e gli uomini che lottano per la giustizia e la trasparenza, e contro la discriminazione di genere. Lo chiedo perché con lei là dentro, mi sento più sicura anch’io qua fuori.