closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Street Politics

L’Iran sceglie Rohani

rouhani_l

Giuseppe Acconcia

È alta l’affluenza alle urne nelle grandi città per lo scontro tra conservatori e moderati in Iran. I sostenitori del presidente uscente Hassan Rohani si sono mobilitati sin dalle prime luci dell’alba a sostegno del loro candidato. Ma la campagna che ha accompagnato lo sfidante conservatore Ibrahim Raisi non è stata da meno. I suoi sostenitori hanno fatto il porta a porta nei giorni precedenti al voto per convincere le classi disagiate e i tradizionali sostenitori degli ultra-conservatori a recarsi alle urne in massa nel venerdì elettorale. Raisi, nonostante un passato poco lusinghiero, accusato di essere tra i più fervidi fautori della repressione contro i giovani oppositori alla fine degli anni Novanta e nei primi anni Duemila, ha condotto una compagna elettorale di moderazione. Ha ottenuto il sostegno dei pasdaran e degli uomini di Mahmud Ahmadinejad, l’ex presidente radicale, escluso dalla competizione elettorale. Ma anche molti conservatori, vicini alla Fondazione Reza di Mashhad, guidata proprio da Raisi, hanno dato il loro sostegno al candidato dell’establishment. La guida suprema Ali Khamenei, deus ex machina della politica interna ed estera iraniana, ha scelto di non schierarsi per nessuno dei due candidati in gara. Eppure nel suo elettorato molti sono i simpatizzanti per Raisi. Un uomo quest’ultimo che potrebbe fare davvero comodo a Khamenei in vista della sua successione. La guida suprema, in là con gli anni, soffre di seri problemi di salute. Per questo potrebbe trattarsi delle ultime elezioni nelle quali è lui ad avere le redini del paese. A sostenere il candidato conservatore si è schierato l’altro protagonista di questa campagna elettorale, il sindaco di Teheran Qalibaf. Alla vigilia del voto ha deciso di ritirarsi e dichiarare il suo sostegno per Raisi. Qalibaf è impegnato in un’altra complessa competizione elettorale: le elezioni municipali di Teheran che si svolgono in concomitanza con il voto per le presidenziali.

«I giovani si stanno esprimendo compatti per Rohani», è il commento di Sorush, attivista politico di Teheran. L’ex presidente potrebbe avere la strada spianata per la rielezione. Mai un presidente iraniano è stato fermato al suo primo mandato. Inoltre Rohani può vantare molti successi a suo favore. Il primo tra tutti è il riavvicinamento alla comunità internazionale con l’accordo sul nucleare del luglio 2015 che ha dato nuova linfa all’economia locale. Ora gli investimenti esteri sono alle stelle, l’inflazione è calata drasticamente e il tasso di crescita dell’economia locale supera il 7%. Eppure restano molte incognite: a partire dai tassi di disoccupazione giovanile che restano molto alti. Rohani ha assunto toni molto accesi nei confronti dei suoi avversari politici durante la campagna elettorale. Non solo ha puntato molto a coinvolgere i giovani e gli indecisi per spingerli a recarsi alle urne. Di sicuro hanno contato molto sulla forza della sua candidatura il sostegno assicurato dal leader riformista Mohammed Khatami e il ritiro dell’ultima ora dell’ex vice-presidente Jahanghiri che ha assicurato il suo voto per Rohani. La rielezione di Rohani rafforzerebbe l’intesa sul nucleare e darebbe meno carte in mano ai repubblicani Usa per frenare l’attuazione dell’intesa di Vienna sul nucleare. Già alla vigilia del voto e della sua visita in Medio Oriente, il presidente Donald Trump ha dato il via libera ad un primo rilassamento nelle sanzioni internazionali contro Teheran pur inasprendo le misure contro singoli uomini d’affari iraniani impegnati nell’industria missilistica.