closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Quinto Stato

L’inattesa vittoria dei docenti disobbedienti all’Anvur. Per ora

mappa protesta università

Una mappa della protesta contro la meritocrazia all’italiana

L’agenzia nazionale della valutazione universitaria della ricerca (Anvur) costretta a riaprire i termini della valutazione degli atenei a causa della clamorosa protesta dei docenti. Un granello di sabbia sembra avere interrotto la macchina schiacciasassi della meritocrazia all’italiana. Ora la palla passa ai “disobbedienti”: continueranno la protesta o aderiranno al 100 per cento alle richieste della burocrazia e dei rettori?

***

La resistenza del 27% dei docenti dell’università di Pisa e del 30 per cento di quelli di Lecce ha costretto l’Agenzia Nazionale per la valutazione della ricerca universitaria (Anvur) a riaprire inaspettatamente le contestate procedure della “valutazione della qualità della ricerca” (Vqr) chiuse il 15 marzo scorso.

Dal 4 al 15 aprile sarà nuovamente possibile “caricare” i materiali mancanti nel sistema informatico. La protesta dei docenti è arrivata alla seconda vittoria, dopo la miniproroga concessa ai rettori della Crui preoccupati per la clamorosa protesta dei docenti e dei ricercatori contro i tagli e un sistema di valutazione che ne aggrava le conseguenze sociali e territoriali. Una prova lampante che un granello di sabbia ha ingolfato la macchina schiacciasassi che sta sconvolgendo l’università italiana. Per il momento.

I manager della moderna burocrazia della valutazione universitaria si erano mostrati sicuri alla chiusura delle procedure e non preoccupati delle conseguenze di una protesta che non ha ricevuto gli onori della cronaca se non su alcuni quotidiani, tra cui Il manifesto, su testate locali e in trasmissioni televisive andate in onda dopo la fine della protesta.

“Il sistema universitario è sano e ha dimostrato di accettare la valutazione, concetto universalmente riconosciuto” aveva detto il presidente dell’Anvur Sergio Fantoni. “Sono contento che gli atenei abbiano scelto di non farsi del male – ha aggiunto il vicepresidente Andrea Graziosi. Sono favorevole alla battaglia sugli scatti d’anzianità [una delle richieste della piattaforma della protesta, ndr.], una semplice ingiustizia subita dai docenti universitari italiani, ma congelare la Vqr non è un’arma, è autolesionismo”.

I valutatori sottolineano il ruolo dei rettori di “alcune università”.Oltre a quelli di Pisa e Lecce ci sono quelli dell’università Napoli Parthenope dove la protesta ha bloccato il consenso Anvur al 73,7%. Reggio Calabria (82,7%), Catania (85,8%), L’Aquila (86,3%), Urbino, Roma Sapienza (86,4%), Brescia (87,1%), Basilicata (87,8%), Pavia (87,9%), Roma Tre (88%), Sannio (89,1%), Genova (89,1%), Siena (89,4%), Cagliari (89,9%), Salerno (90,3%), Messina (90,5%). Poco sotto Milano Bocconi (91%). Grazie al loro intervento, prosegue il comunicato “l’ANVUR consentirà agli atenei che vorranno farlo di conferire i prodotti ancora mancanti da lunedì 4 aprile a venerdì 15 aprile 2016”.

La specificazione successiva è tutta un programma. Ci si rivolge, quasi scongiurandoli, ai docenti “disobbedienti” di “caricare” nell’apposito software le pubblicazioni – nella neo-lingua orwelliana dell’Anvur “prodotti della ricerca”: “Tale possibilità potrà essere utilizzata esclusivamente per il conferimento di nuovi prodotti per soggetti già accreditati, e non per modificare quelli già conferiti”.

In pratica è l’identikit dei docenti che hanno resistito ad ogni forma di pressione, anche quelle improprie, dei rettori e dei responsabili dei dipartimenti, a procedere alla consegna, pena la punizione dell’Anvur con relativo taglio dei fondi. In tempi di definanziamento radicale è uno scenario da far tremare i polsi a tutti. Già gli atenei fanno fatica a tenere accese le luci, vogliamo anche rinunciare a qualche spicciolo per finanziare una borsa di dottorato?

Questo è il dilemma in cui si dibatte una parte – non piccola – dell’università italiana.

La chiusura del comunicato dell’Anvur è significativa. I manager rispondono, indirettamente, a coloro – e sono fior di filosofi, ingegneri, studiosi di ogni disciplina in Italia e non solo – che hanno definito le loro metodologie come “punitive”. “Si ribadisce che la valutazione VQR ha unicamente l’obiettivo di valutare la qualità della ricerca delle Istituzioni e delle loro articolazioni interne, e non si prefigge in alcun modo di valutare i singoli addetti alla ricerca”.

Ora la palla ripassa nel campo dei “resistenti”.

Continueranno ad opporre il loro rifiuto contro un sistema che amplifica le conseguenze dei tagli voluti da Gelmini-Berlusconi e aggravate dalla decisione del governo Renzi di aumentare a dismisura il peso della quota premiale rispetto al fondo di finanziamento ordinario degli atenei? Oppure cederanno all’offerta dell’Anvur, senza peraltro avere ottenuto nulla rispetto alle critiche al suo sistema o alla questione degli scatti di anzianità?

Sono queste le alternative prima del disastro. Nei fatti, l’Anvur ha ceduto alla protesta dei pochi, e coraggiosi, docenti. La #stopvqr ha individuato il punto debole del sistema e ha dimostrato che non è attendibile: un ateneo rinomato nel mondo come Pisa è all’ultimo posto delle classifiche Anvur non per un disastro scientifico, ma per l’inattendibilità della meritocrazia all’italiana.

Tocca ora al movimento dei docenti, alle loro comunità accademiche, agli studenti e ai precari della ricerca in mobilitazione, decidere cosa fare.

  • Angelo Farina

    Articolo interessante ed utile, ma manca una informazione fondamentale. Non è vero infatti che i resistenti alla VQR sono stati pochi, circa 4000; in realtà sono stati molti di più, attorno al 20% del totale, quindi ben oltre i 10000. Tuttavia, in buona parte degli atenei, è stato operato il cosiddetto “prelievo forzoso”. Ad esempio qui a Parma, ben il 33% dei docenti ha aderito alla protesta e non ha operato l’invio dei “prodotti” (dati ufficiali forniti dal rettore stesso). Di essi, ben 208 docenti su 800 hanno inviato formale lettera di diffida alla nostra amministrazione, esplicitando la volontà di non conferire le pubblicazioni. Nonostante ciò, la nostra amministrazione ha scelto lei le due pubblicazioni per ciascun “protestante” e le ha inviate al MIUR, per cui ora l’Università di Parma risulta aver conferito il 94% dei “prodotti” attesi…
    Ora che i termini per il conferimento vengono riaperti, nessuno si aspetta che i docenti in protesta cambino idea all’ultimo momento. Abbiamo tenuto duro tutti e 10.000 sino ad adesso, e nessuno di noi vorrà mollare proprio ora… Quel che accadrà è che anche i rettori delle sedi che non avevano operato il “caricamento forzoso”; come Pisa, ora lo potranno fare, riallineando cosi’ la percentuale dei “prodotti” conferiti a quella delle sedi che, come Parma, pur avendo una percentuale di docenti in protesta ancora più alta, hanno invece avuto una elevatissima percentuale di conferimento, grazie appunto al “prelievo forzoso” (che peraltro è probabilmente illegale, ma evidentemente questo non preoccupa nè l’ANVUR nè il ministro, tanto le regole le fanno loro, e le possono sempre cambiare “ex post”…).
    Quindi ora la palla non passa nelle mani dei resistenti, ma nelle mani dei Rettori, che potranno fare il caricamento forzoso delle pubblicazioni dei resistenti, anche nelle sedi dove sinora non era stato fatto. E cosi’ MIUR ed ANVUR sperano di aver sedato la rivolta ed azzerato “formalmente” la percentuale dei docenti in protesta!

  • Armando Vannucci

    Se ANVUR ha scelto di perdere la faccia con questa ‘riapertura dei termini’ fuori tempo e fuori regole è per una ragione: ha concordato con i Rettori di Pisa e Salento che questi procederanno, nelle prossime due settimane, al “caricamento forzoso dei prodotti”. Una pratica già adottata da molti Rettori che, in violazione di quanto disposto dalla normativa in materia (D.M. n. 458, del 27 giugno 2015, Art.4, cc.3,7 e 9), ha consentito di bypassare la volontà di più di 5.000 Docenti Italiani di non ottemperare al proprio esclusivo compito di “addetti” (così i Docenti Universitari, nella neo-lingua ANVUR), mettendo in atto una forma di protesta lavorativa (la cosiddetta “non-cooperazione”) costituzionalmente garantita.

    Non vi sono margini di decisione, per i Docenti Disobbedienti: al di là che tengano duro o meno, l’esito è (illegittimamente) sancito dal comportamento dei Rettori.

    Certo è, però, che questi 10.000 Docenti potranno, da oggi in poi, cominciare a Disobbedire a compiti più sostanziosi e lavorativamente pregnanti che non i giochini dell’ANVUR; questioni che riguardano la didattica, gli esami, le lauree, la ricerca, i compiti istituzionali, la copertura degli insegnamenti, il ruolo di garanti dei corsi di studio,…..
    Eeeeh, ce n’è, ce n’è. A voler Disobbedire, c’è solo l’imbarazzo della scelta.