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losangelista

Obama e l’impero Anglofono

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Giornataccia alla casa bianca per Barack Obama, al centro ieri di una tempesta perfetta di scandali con comune denominatore tecnologico. Al congresso c’e’ stato una specie  di ingorgo di commissioni  di inchiesta, a cominciare dalla testimonianza di Marylin Tavenner incaricata del  portale web del “mercato delle polizze sanitarie” , che doveva essere la scintillante vetrina telematica della riforma Obamacare e che e’ invece catastroficamente paralizzato sin dal suo lancio un paio di settimane fa. Una solenne figuraccia per l’amministrazione dalla reputzione piu’ high-tech e particolarmente per Obama che sta vedendo rovinata quella che doveva essere la sua maggiore vittoria sull’opposizione repubblicana (ovviamente gongolante). Prima della testimonianza la Tavenner si e’ pubblicamente scusata con gli Americani per il fallimentare debutto destinato ad entrare negli annali dei flop tecnologici di tutti i tempi. Il miraggio della salute pubblica distribuita via web si sta rapidamente trasformando in un volgare incubo, simile a quelli  cui i cittadini/consumatori sono esposti nella navigazione di un qualsiasi anonimo servizio clienti. Contemporaneamente venivano ascoltate dal congresso le prime testimonianze di parenti di alcune vittime civili dei bombardamenti “mirati” a mezzo drone Usa. Zubair e Nabeela Rehman, di anni 13 e 9 rispettivamente, hanno raccontato ai parlamentari americani  del missile hellfire che sotto i loro occhi ha dilaniato la nonna mentre zappava il campo di casa in Waziristan. Ma le cattive notizie per la guerra segreta istituzionalizzata da Obama non sono finite qui. Ieri e’ arrivata a Washington la delegazione Ue che col presidente discutera’ dello scandalo datagate e in particolare delle intercettazioni degli alleati venute alla luce la scorsa settimana (molto prima nei casi dei presidenti di Brasile e Messico). Fin’ora Obama non e’ riuscito a pronunciare che un debole “non sapevo” e ipotizzare, per la prima volta ieri, una vaga retromarcia della NSA (“solo perche’ sono  in grado di farlo non vuol dire che sia necessariamente giusto” ha dichiarato magnanimamente). “Siamo belli e spacciati” e’ invece stata l’analisi piu’ smaliziata offerta a Foreign Policy da un anonimo portavoce  della stessa agenzia di intelligence, dopo che la sentarice Diane Feinstein, storica supporter della sorveglianza totale, si era unita al coro di critiche sull’affaire Merkel. E anche i generali direttori della NSA Keith Alexander, Chris Inglis, James Clapper  e il sottosegretario alla gustiza James Cole, hanno a loro volta alzato la mano destra  davanti ad una commissione di senatori per niente ben disposti sugli ultimi sviluppi del complesso spionistico-industriale. Spacciati o no, di certo al super agenzia e’ ormai ben poco segreta. La radio pubblica NPR ha trasmesso ad esempio un servizio sul programma 5 Eyes, il programma di alleanza e reciproca “non-aggressione” spionistica fra le potenze anglofone. Un asse di sorveglianza composta da Usa, Inghilterra, Canada, Nuova Zelanda e Australia nato  durante la guerra fredda e poi mantenuto segretamente in servizio, tanto per dar ragione ai complottisti della “cospirazione anglosassone”.