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Islamismo

L’illusione iraniana

È velleitario pensare che una svolta progressista possa avvenire  attraverso la via elettorale in un paese teocratico come l’Iran. La mobilitazione per il candidato più moderato Moussavi contro l’ultraconservatore Ahmadinejad aveva fatto sperare i giovani e le donne iraniani – i più penalizzati dal regime dei mullah – in un cambiamento. Il grande afflusso alle urne invece ha favorito il presidente uscente, del resto nelle sue mani e più ancora in quelle della guida spirituale Ali Khamenei, suo sostenitore, stanno le leve del potere. E in un regime come quello iraniano controllare le organizzazioni di massa è un potere insostituibile. Ci saranno stati brogli, come ha denunciato lo sfidante di Ahmadinejad? Possibile, anzi probabile, ma difficilmente potrà dimostrarlo, e comunque non serve, come fa Moussavi, invocare uno stato di diritto, in un paese dove non esiste. Se il regime avesse temuto Moussavi non avrebbe permesso la sua candidatura, è infatti il consiglio dei mullah che avalla le candidature. E poi l’esperienza di Khatami, che pure aveva vinto le elezioni senza poter cambiare nulla nel sistema di potere, è un esempio lampante della irriformabilità della teocrazia. In Iran sono ammesse solo le organizzazioni islamiche, tutte le altre sono fuori legge, con la solo eccezione, ma si tratto solo di tolleranza, di una organizzazione che fa riferimento allo scià.
Non si può dunque parlare dell’Iran come se fosse un paese democratico, non esiste una democrazia islamica (un regime religioso dipende dal volere di dio e non da quello degli uomini, base di un sistema democratico), dunque un sovvertimento del potere dall’interno è impossibile.
L’unica speranza può venire da una forte mobilitazione di uomini e donne che abbia un effetto dirompente (anche non violente ma che sarà represso nel sangue) tale da travolgere il sistema di potere. Una rivoluzione insomma. Portata avanti da quei settori che lottano per un paese democratico libero dal giogo religioso. Che limita pesantemente i diritti delle donne e delle minoranze, che vieta le libertà fondamentali e che fa della sharia (legge coranica) la legge dello stato. Una legge che non rispetta i diritti dell’uomo: le impiccagioni, le lapidazioni sono all’ordine del giorno.
Queste sono le minacce che arrivano da Tehran con la rielezione di Ahmadinejad, prima ancora delle sue dichiarazioni provocatorie contro l’occidente e la prosecuzione del programma nucleare che sono funzionali a mantenere una unità interna, come si è visto. Del resto nessun candidato si è mai schierato contro il programma nucleare. Questo occorrerebbe tenere presente quando si vuole aiutare i democratici iraniani, che dovrebbero essere i nostri interlocutori, a partire dalle donne che raccolgono un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie in confronto delle donne.