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Street Politics

Libia: quando le qataib controllano il traffico

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di Igor Cherstich

Gli scontri di Bengasi dello scorso sabato, costati la vita a 31 persone, hanno avuto un severo impatto sull’assetto politico-militare del paese. L’incidente getta luce sulla spinosa questione delle qataib, o milizie armate. Le milizie hanno giocato un ruolo fondamentale nella lotta contro Muammar Gheddafi. Queste brigate sono state protagoniste della presa di Tripoli nel 2011 e mantengono ancora un vasto controllo territoriale. Ufficialmente la Libia ha un corpo di polizia nazionale e un esercito. Ciò nonostante, a seguito della disintegrazione dell’apparato di sicurezza messo in piedi dal colonnello, le brigate armate sono emerse come unico sistema di polizia e di esercito funzionante all’interno del paese. In alcune zone del paese le qataib pattugliano le strade, arrestano (e a volte detengono) presunti criminali, organizzano posti di blocco per il controllo dei documenti, e spesso dirigono persino il traffico. Un ufficiale di polizia da noi intervistato nel corso della nostra ultima visita in Libia ci rivelò di non lavorare da mesi, di avere un’uniforme piegata nel cassetto: le milizie erano ormai la nuova polizia.

Le brigate costituiscono un panorama differenziato e complesso. Alcune qataib professano un’agenda religiosa e auspicano una stretta applicazione della legge islamica nella Libia del futuro, mentre altre si presentano solo come corpi di protezione nazionale senza connotazioni politiche o religiose. Alcune milizie hanno giurato fedeltà al governo libico e si descrivono come una “polizia provvisoria”, in attesa che il paese possa tornare ad avere delle forze dell’ordine regolari e operative. Le milizie hanno una gerarchia interna che spesso rispecchia quella dell’esercito regolare, ma nella maggior parte dei casi le brigate non hanno centri di addestramento o dinamiche di appartenenza ben precise. Molte qataib appaiono come organizzazioni informali. Le loro sedi sembrano spesso dei “centri sociali” armati: baracche o case dove i ragazzi vanno a passare il tempo. Ciò nonostante le recenti vicende di Bengasi testimoniano la pericolosità di alcune di queste organizzazioni. Il governo libico sta valutando diverse soluzioni al problema delle milizie. Tra le proposte un tentativo di regolarizzare alcune delle brigate offrendo addestramento per coloro che vogliono unirsi alla polizia o all’esercito.

Gli scontri tra milizie e manifestanti avvenuti a Bengasi testimoniano il paradosso delle milizie. Questi gruppi nati come espressione popolare di rivolta contro il regime iniziano ad essere mal tollerati dal popolo libico. La vicenda testimonia anche il senso di identità nazionale nella Libia del post-Gheddafi. Il fatto che l’incidente sia avvenuto in Cirenaica, la regione orientale del paese, è particolarmente rilevante. La Libia orientale ha dato i natali a molti di questi gruppi armati irregolari, ma ora sono proprio i cirenaici a esprimere il loro dissenso verso le brigate. Incidenti come questi sembrano suggerire una certa disgregazione sociale, ma in realtà, a ben guardare, testimoniano le aspirazioni nazionali del popolo libico. Molti libici vogliono uno stato funzionante che possa garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Per questo, pur riconoscendo il ruolo importante giocato dalle milizie nella rivoluzione, molti libici chiedono una regolarizzazione delle forze di polizia.

Alla luce delle dinamiche della rivoluzione libica il fenomeno delle milizie non appare sorprendente e neppure inaspettato. Nei suoi quarant’anni al potere, Gheddafi aveva creato un monopolio assoluto delle forze armate. La resistenza contro il colonnello, pertanto, non poteva che assumere la forma di una lotta organizzata da bande armate indipendenti. I fatti di Bengasi evidenziano però come la questione delle milizie sia una delle aree più importanti nelle quali il governo libico può costruire la sua capacità di controllo nazionale. Ciò nonostante, solo dimostrando una ferma volontà nel risolvere il problema delle qataib il paese potrà provare ad essere un’entità nazionale integra. I fatti di Bengasi, sebbene sanguinosi, indicano che molti libici hanno questa aspirazione.

Articolo apparso sul Manifesto