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Libia, più che Gheddafi la Lega punta La Russa

Le «limature lessicali» invocate da Ignazio La Russa sulla mozione della Lega non nascondono la sostanza politica. Tra Carroccio e Pdl la distanza è massima. E il primo obiettivo dell’offensiva leghista è proprio lui, il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl che, guarda caso, è anche uno degli uomini forti del partito in Lombardia. Primo sponsor del vice di Letizia Moratti a Milano Riccardo De Corato.

Non sono bastate ieri due riunioni separate ai massimi livelli per raggiungere la sospirata «quadra» sulla Libia. In mattinata a Palazzo Chigi Gianni Letta e Paolo Bonaiuti hanno discusso per oltre due ore con il gotha del Pdl: i ministri degli Esteri e della Difesa Frattini e La Russa più tutti i capigruppo e i vice in parlamento. Quasi nelle stesse ore Bossi riuniva a Milano nella sede di via Bellerio i suoi capigruppo, Rosi Mauro, Calderoli e il piemontese Cota (unico big assente Maroni).

Oggi pomeriggio si saprà se e come sarà la sospirata sintesi. Messo con le spalle al muro, Berlusconi si è dimostrato iper-conciliante: «Trovo la mozione della Lega una presa di posizione ragionevole, potremmo approvarla integralmente oppure modificarla in parte, ma il senso della mozione è senz’altro da condividere». Una linea subito avallata dal ministro degli Esteri Frattini che si limita a chiedere «integrazioni formali».
Aperture accolte da Bossi a modo suo: «Berlusconi non è scemo, non vota per far cadere il governo».

Le posizioni insomma restano distanti anche se qualche foglia di fico andrà scritta e votata. Oggi pomeriggio la questione approderà in parlamento e il Carroccio vorrebbe il via libera integrale al proprio testo. Soltanto stamattina le tre litigiosissime gambe della maggioranza (Pdl, Lega e «responsabili») faranno un vertice finale per stendere il documento da portare in aula.

I nodi da sciogliere non sono affatto secondari. Tra i sei punti avanzati dalla Lega due sono quelli decisivi. Il primo, si legge nella mozione, è «un termine temporale certo, da comunicare al parlamento, entro cui concludere le azioni mirate contro specifici obiettivi militari selezionati sul territorio libico». Una data per la fine dei bombardamenti accompagnata da precisi «caveat» sui possibili obiettivi. Il secondo è altrettanto spinoso e chiede al governo di «non determinare aumenti della pressione tributaria» per finanziare la missione, che va gestita «nell’ambito degli stanziamenti ordinari per la difesa».

E qui casca l’asino. Perché La Russa è da tempo nel mirino dei generali per i tagli subiti. Voli e navi in Libia costano cari: finora hanno bruciato 200 milioni. E il capitolo ordinario (con cui si finanzia tutta la macchina militare italiana) ammonta in tutto a 1,4 miliardi. Dalla Difesa fanno sapere che la cosa può andare avanti così al massimo per altri 30 giorni. Poi le scorte di carburante, ricambi, etc. andranno reintegrate. Per farvi fronte, nel governo si vocifera dell’aumento di almeno un centesimo della benzina.

Il premier si tiene distante dall’alleato scalpitante. La regia dei rapporti con il Carroccio è ormai affidata a Letta da un lato e a Tremonti (obtorto collo) dall’altro. L’incontro con Bossi, ancora ipotizzato fino a ieri mattina, è poi stato smentito da tutti. Non è escluso però che il Cavaliere possa dare un passaggio nel suo volo da Milano a Roma di stamattina.

Osservata con le lenti deformanti della politica italiana, la posizione leghista sicuramente piace a un Cavaliere mai convinto sui bombardamenti e fino all’ultimo timoroso di «rompere» con Gheddafi. Una exit strategy che potrebbe tornare utile in futuro. Un premier eterodiretto sulla politica estera, tuttavia, sarebbe una novità assoluta perfino per l’autunno berlusconiano.

Sullo sfondo ma non troppo, lo scontro tra le destre (come in Francia) va letto tutto in chiave interna nella conta dei voti al Nord e a Milano in particolare.

E’ impossibile che il governo ne esca più forte. Anche perché la mossa leghista dimostrerà a tutti, «responsabili» in primis, che con le maniere forti da Berlusconi si ottiene tutto o quasi.

una versione di questo articolo è uscita sul manifesto del 3 maggio 2011