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Islamismo

Libia, no alle “bombe umanitarie”

Siamo a tutti gli effetti in guerra, non ci sono più dubbi: anche l’Italia bombarderà la Libia. E non si ritiene nemmeno necessario un voto in parlamento. Non che potremmo aspettarci una grande opposizione alle “bombe umanitarie” in parlamento nemmeno dalla Lega mentre Finocchiaro ha già garantito l’appoggio del Pd se la guerra si fa nel rispetto della risoluzione dell’Onu. Basta una ambigua risoluzione dell’Onu  – che con “tutte le misure necessarie” permette qualsiasi interpretazione – per far violare la nostra costituzione. L’entrata in guerra dell’Italia è una ulteriore escalation del conflitto. A oltre un mese dall’inizio dell’attacco contro Gheddafi è purtroppo fin troppo facile dimostrare che la guerra non rappresenta una soluzione, nemmeno per far fuori il leader libico, che vorremmo escluso dal potere ma senza distruggere il paese e senza un bagno di sangue alimentato anche dalle nostre armi.

Frattini tranquillizza: “nessun aumento di pericolo per l’Italia”. Come se il problema fosse la nostra sicurezza e non la salvezza di vite umane, sia qui che in Libia. La risoluzione Onu non doveva garantire i civili? E invece noi ne abbiamo lasciati morire in mare 250 mentre discutevamo su chi toccava intervenire.

Evidentemente il problema non sono i civili, ma i rapporti di potere  nei confronti dei futuri padroni della Libia. Si bombarda e si torna alla diplomazia per proporre una fuoriuscita di Gheddafi: governo di Tripoli e opposizione trattano separatamente ad Addis Abeba. Non era possibile farlo prima? Si sarebbe evitato tanto spargimento di sangue, tanto imbarbarimento che non favorirà un processo di democratizzazione in Libia. Comunque speriamo che si possa porre fine allo scontro armato, perché sappiamo che nessun intervento militare può portare oggi alla soluzione di un conflitto.

  • Valter Di Nunzio

    Nonostante che l’intervento sia stato, comprensibilmente, caldeggiato dagli shabab di Bengasi, continuo ad essere d’accordo con Giuliana e con tutti (pochi) i contrari all’intervento militare della Nato. Sopratutto non credo che gli interventi esterni siano un buon viatico per una Rivoluzione in generale, sopratutto se coinvolgono potenze con interessi neo-coloniali nemmeno tanto scoperti. Continuo a pensare anche che questa crisi faccia emergere la realtà di un Mondo multipolare in cui gli Usa e l’UE non sono più le uniche potenze e la divaricazione con i BRICS appare evidente. In questo quadro la posizione più corretta fra i Paesi del Mediterraneo mi sembra quella della Turchia (pure molto criticata dal Governo di Bengasi e da tantissimi musulmani): pieno appoggio civile e anche militare al Governo di Bengasi ma nessuna partecipazione a bombardamenti e occupazioni militari. E’ il tentativo di porre fine all’era Bush e alle varie coalition of willings che tanti lutti e sofferenze hanno provocato all’umanità. Avrà sempre più successo, ishallah.

  • Galaverna

    Ricordate i primi giorni della rivolta?
    Gheddafi parlava di Al Qaeda, di bande di drogati, ecc. Non aveva (e secondo me non ha tuttora) alcuna intenzione di andarsene in esilio.
    I ribelli, d’altro canto, giuravano che mai e poi mai avrebbero trattato con un regime che, per loro, semplicemente se ne doveva andare.
    In quelle condizioni non c’era spazio per trattative fra le parti.
    Per il semplice motivo che ciascuna parte sperava di sopraffare l’altra.

    Speranze che il corso della guerra ha dimostrato essere infondate.

    Oggi la posizione fra “ribelli” e “lealisti” può essere definita di stallo: nè la “marcia su Tripoli” nè la risposta di Gheddafi (il tentativo di entrare a Bengasi e a Tobruk) hanno avuto successo.
    E l’elemento che ha equilibrato le forze e che ha portato a questo stallo è stato proprio l’ intervento militare NATO (e francese, in particolare).

    L’ intervento NATO, dunque, ha prodotto un equilibrio militare fra le parti.
    Equilibrio che, in termini politici, si traduce in una possibilità che -prima di quell’ intervento- semplicemente non c’era: quella di una trattativa.
    Un esempio classico di come la guerra è in grado di determinare la politica, no?

    Poi bisogna vedere… un compromesso non soddisfa proprio nessuna delle parti in causa e, a volte, si tratta al solo scopo di guadagnare tempo. Magari il tempo di cui Gheddafi ha bisogno per cronicizzare la guerra, fino a renderla insostenibile per un Occidente che ha già molte altre gatte da pelare altrove
    O, forse, il tempo che serve alla NATO per addestrare e armare i ribelli.

  • oscar

    La guerra non sara vinta dalla N.A.T.O perche il 90 per cento del popolo Libio é con Gheddafi…..i restante 10 per cento sono dei mercenari sostenuti , pagati , da un gruppo di paesi colonialiste ,i soliti paesi ……VERGOGNOSO é il Partido Democratico ,appoggiare la guerra, sicuramente perderanno tantissimi voti in future elezioni.

  • giuliana

    a oscar: essere contro la guerra non vuol dire ignorare la realtà
    giuliana

  • carlo

    Non potrebbe finire come a Cipro: con forze ONU di interposizione e un reticolato che separi i contendenti sulle attuali posizioni.
    Per Misurata però non saprei.

    L’uso delle bombe significa che si vuol forzare una situazione che qualcuno immaginava si potesse risolvere prima e a minor costo.
    Magari ritiene che le bombe faranno cambiare idea a qualche tribù, modificando i rapporti demografici tra le parti.

    Di sicuro è un conflitto che ,anche per nostro cinico interesse, non può e non deve incancrenirsi. I suoi sviluppi non sono tutti prevedibili. Una soluzione alla cipriota forse potrebbe essere utile.

  • carlo

    Non potrebbe finire come a Cipro: con forze ONU di interposizione e un reticolato che separi i contendenti sulle attuali posizioni ?
    Per Misurata però non saprei. Forse i suoi abitanti dovrebbero trasferirsi, coem fecero i greci.

    L’uso delle bombe significa che si vuol forzare una situazione che qualcuno immaginava si potesse risolvere prima e a minor costo.
    Magari ritiene che le bombe faranno cambiare idea a qualche tribù, modificando i rapporti demografici tra le parti.

    Di sicuro è un conflitto che , anche per nostro cinico interesse, non può e non deve incancrenirsi. I suoi sviluppi non sono tutti prevedibili. Una soluzione alla cipriota forse potrebbe essere utile.

    La divisione dello Stato crerebbe però un precedente grave all’interno dell’OUA (Organizz. degli Stati africani) che nel suo Statuto fissa il principio della intangibilità delle attuali frontiere. Anche se stabilite arbitrariamente dalle potenze coloniali a fine ottocento.

    Il caso libico potrebbe diventare l’apertura di un vaso di Pandora per tutto il continente.
    A meno che questo non sia proprio nelle intenzioni di USA e Francia-GB.

  • alexfaro

    già perchè la realtà sarebbe quella che ci hanno raccontato i nostri cd “liberissimi ed imparzialissimi”(ma quando mai?) media occidentali,come le BBC/Reuters/CNN/ABC/CBS/RAI/Mediaset/Sky/France1-2 e anche quelli Arabi come Al-Jazeera,Al-Arabya guarda caso l’una di proprietà dell’emiro del Qatar(unico stato Arabo che partecipa ai bombardamenti sulla Libia)l’altra invece posseduta dalla famiglia reale Saudita(strettissimo alleato degli USA)il quale ha mandato truppe nel Bahrein, x massacrare i dimostranti sciiti(questi sì veramente pacifici)mentre qui si parla ancora dei cd 10.000 morti che avrebbe causato la cd “repressione” di Gheddafi, fatto già smentito ufficialmente, dal governo Russo, con tanto di foto satellitari,e da tanti giornalisti e testimoni oculari(questi sì attendibili)ma nessuno dei cd “media” di cui sopra ha mai pubblicato una benchè minima smentita
    vedi i link qui:
    http://rt.com
    http://www.lastoriasiamonoi.rai.it
    http://www.libera.tv

  • alex

    Guerra ad ogni costo; secondo un copione gia’ visto nel 2003 in Iraq ed in parte nel periodo 1991-2000 verso la Yugoslavia, ma qui con un aggravante di non avere nemmeno un sia pur fittizio paravento di autonomia di una regione (vedi Kossovo), o di conflitto etnico o religioso (Bosnia e Darfur, ad esempio), si procede ad oltranza, negando anche una qualunque soluzione diplomatica con un governo che l’80% dei paesi del mondo considera legittimo. Si e’ preso atto che i golpisti, pardon “ribelli” per alcuni, addirittura “rivoluzionari” (sic) per alcuni democratici delle nostre parti, non hanno il sostegno dei libici se non in minima parte e che nonostante l’appoggio economico politico e militare possibile della Nato e dei suoi principali paesi costituenti(senza il quale sarebbero miseramente scappati a gambe levate da Bengasi gia’ un mese fa) ancora non riescono a spuntarla. E visto che le tribu in buona parte non si sono schierati con loro (e ti credo, viste la “democratica” caccia al nero e le dichiarazioni da patibolo da parte dei “ribelli”), l’impressione mia e’ che si voglia farle cambiare idea a suon di bombe. Ma a Misurata l’esercito non aveva tolto “l’assedio” alla citta’, allora chi stanno bombardando, forse i civili per un incoraggiarli a continuare la guerra? Spero che la Libia resista a questa aggressione, e che le sue popolazioni mantnengano anche la loro dignita’ che viene spesso negata da visioni caricaturali di questo paese che i media gli hanno cucito addosso e che difendano i progressi civili e tecnologici realizzati negli ultimi 10 anni. Questa e’ forse la guerra piu’ vile e sporca negli ultimi anni, e l’Italia ci si e’ infilata dentro nel modo piu’ squallido ma anche piu’ stupido che si poteva.

  • Sergio Finardi

    Vorrei fare alcune domande:

    1) Come e quando e’ cominciata la lotta armata? Precede o segue le manifestazioni iniziali, da un punto di vista organizzativo?
    2) Su quali basi documentarie, da foto contestualizzabili a testimonianze verficabli, sono state basate le notizie e le analisi diffuse da tutti i media sul conflitto?
    3) C’e’ qualcuno che ha una idea precisa di cosa sia avvenuto in Libia, proprio in termini di eventi significativi, politici ed economici, nei diciamo 6 mesi che hanno preceduto il primo manifestarsi del conflitto?

    Sarei molto felice di ricevere qualche indicazione al proposito.
    Sergio Finardi

  • alvise

    E se una volta tanto invece di voler fare i censori di cosa fanno “gli altri” , stabilendo cosa è giusto e morale, provassimo a fare come fanno francesi, tedeschi, inglesi, russi, cinesi, americani….ovvero ragionassimo solo su quello che è il nostro interesse nazionale ?
    Se lo facessimo , forse sarebbe mono problematico convincere la gente che siamo una comunità.
    Chi interviene sui blog del Manifesto in merito a questioni di politica estera si accorge di ragionare come se la sua comunità non avesse confini ?
    E se davvero non sa che farsene della sua patria – definita da confini riconosciuti – che motivo ha allora per opporsi alla Lega, quando questa vuole dividere il Paese ?

    Non è possibile ogni volta che capitano situazioni come queste, dover discutere di chi ha torto e chi ragione.
    E se provassimo a ragionare invece su cosa conviene al Paese ?

  • giuliana

    a sergio: la lotta armata è iniziata dopo le prime manifestazioni contro il regime di gheddafi e che sembravano inserirsi in quelle lotte contro la dittatura e per la democrazia i corso in altri paesi arabi. A segnare il cambiamento è stato il passaggio con l’opposizione di personaggi (ministri di Gheddafi) e militari che hanno emarginato la rivolta popolare e hanno trasformato la lotta per la democrazia in scontro di potere. Sulla documentazione prevale per il momento la propaganda di guerra, da una parte e dall’altra, anche grossolana (es. fosse comuni). Per quello che è successo negli ultimi tempi non ti so dire, se qualcuno ha notizie….
    giuliana (in questi giorni sono a washington)

  • carlos hernandez

    italia no debe intervenir en los ataques de la otan contra de libia , un pais de apenas 5 millones de habitantes, muchos problemas economicos tiene en estos momentos italia, desempleo un problema grave los inmigrantes, pero lamentablemente la presion de obamas se impuso y obligo a italia a intervenir en el pais de su antiguo aliado , no hay solucion militar a ese conflicto la solucion debe ser politica,aqui en Venezuela rechazamos cualquier tipo de intervencion a un pais extranjero, respetamos su soberania y rechazamos la politica gringa de ser policia del mundo,

  • carlos hernandez

    NO VOLVERE A COMENTAR, ME TERGIVERZARON TOTALMENTE MI COMENTARIO CAMBIARON EL TEXTO CASI NO SE ENTIENDE NADA,,,MUCHAS GRACIAS

  • giuliana

    carlos no se de que estas hablano he publicado ahora tu intervencion sin cambiar nada, pero si no quieres comentar… cada uno hace lo que quiere
    giuliana