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Islamismo

Libia, no alle “bombe umanitarie”

Siamo a tutti gli effetti in guerra, non ci sono più dubbi: anche l’Italia bombarderà la Libia. E non si ritiene nemmeno necessario un voto in parlamento. Non che potremmo aspettarci una grande opposizione alle “bombe umanitarie” in parlamento nemmeno dalla Lega mentre Finocchiaro ha già garantito l’appoggio del Pd se la guerra si fa nel rispetto della risoluzione dell’Onu. Basta una ambigua risoluzione dell’Onu  – che con “tutte le misure necessarie” permette qualsiasi interpretazione – per far violare la nostra costituzione. L’entrata in guerra dell’Italia è una ulteriore escalation del conflitto. A oltre un mese dall’inizio dell’attacco contro Gheddafi è purtroppo fin troppo facile dimostrare che la guerra non rappresenta una soluzione, nemmeno per far fuori il leader libico, che vorremmo escluso dal potere ma senza distruggere il paese e senza un bagno di sangue alimentato anche dalle nostre armi.

Frattini tranquillizza: “nessun aumento di pericolo per l’Italia”. Come se il problema fosse la nostra sicurezza e non la salvezza di vite umane, sia qui che in Libia. La risoluzione Onu non doveva garantire i civili? E invece noi ne abbiamo lasciati morire in mare 250 mentre discutevamo su chi toccava intervenire.

Evidentemente il problema non sono i civili, ma i rapporti di potere  nei confronti dei futuri padroni della Libia. Si bombarda e si torna alla diplomazia per proporre una fuoriuscita di Gheddafi: governo di Tripoli e opposizione trattano separatamente ad Addis Abeba. Non era possibile farlo prima? Si sarebbe evitato tanto spargimento di sangue, tanto imbarbarimento che non favorirà un processo di democratizzazione in Libia. Comunque speriamo che si possa porre fine allo scontro armato, perché sappiamo che nessun intervento militare può portare oggi alla soluzione di un conflitto.