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Libia, l’Italia in guerra. E il governo si spacca

 

Altro che Rossi e Turigliatto. L’Italia entra in un nuovo conflitto militare e la maggioranza evapora in poche ore. Lega e «responsabili» disertano le votazioni di camera e senato e il Pdl è costretto ad aggrapparsi a Pd e Udc (astenuta solo l’Idv) per ottenere il via libera del parlamento alla «no-fly zone» sulla Libia dichiarata giovedì notte dalle Nazioni unite con la risoluzione 1973. Il voto del consiglio di sicurezza, intorno alla mezzanotte ora italiana, aveva trovato Berlusconi e Napolitano al Teatro dell’Opera per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Capo dello stato e governo hanno fatto una prima riunione all’una di notte in una saletta del teatro. La rotta è subito condivisa: l’Italia farà la sua parte. Poche ore dopo, nell’arco di una mattinata, palazzo Chigi avvia i preparativi e decide il via libera alle operazioni.

Qualcosa però va storto. Bossi diserta il consiglio dei ministri e dichiara subito che «sulla Libia la Lega si sente vicina alla posizione della Germania». Berlino all’Onu è stato l’unico paese europeo ad astenersi e così farà Calderoli nel cdm, descritto come «visibilmente a disagio» e unico ministro leghista presente. Il governo corre ai ripari mandando di gran carriera La Russa e Frattini di fronte alle commissioni Esteri e Difesa di camera e senato a palazzo Madama.

Il Carroccio affonda la maggioranza
Le contraddizioni della maggioranza esplodono pubblicamente. Dopo le relazioni dei ministri al momento delle votazioni serpeggia il panico. Ben presto è palese che le mosse tra i due partiti di governo non sono concordate. I deputati escono in cortile e quelli del Pdl si attaccano al cellulare alla ricerca dei leghisti. All’inizio si pensa a un ritardo casuale poi la trattativa telefonica si fa quasi comica. «No guarda – mercanteggiano nel Pdl – noi adesso dovremmo votare la risoluzione del governo, se la Lega fa parte del governo mi pare che la condividete. E poi ti giuro è volutamente molto ampia per farla votare anche all’opposizione». Il discorso evidentemente non convince: «No? Vabbé allora ti chiedo almeno se ci consenti di riunire l’ufficio di presidenza così almeno la possiamo votare» Ok.

Sembra fatta. «Mancano i leghisti ma li stanno cercando», assicurano nel Pdl. Al senato però anche l’unico presente in cravatta verde si dilegua al momento del voto. Si decide di far tornare i deputati alla camera così si prende tempo. Ma va peggio. Lì mancano sia quelli del Carroccio che i «responsabili». Solo Pd e Udc sostengono la maggioranza e chiudono la partita sul piano formale se non su quello politico.

Il governo rincorre gli eventi…
Palazzo Chigi e Farnesina sembrano in balia degli eventi e di decisioni prese altrove. Lo stesso Frattini mercoledì scorso in senato aveva escluso un’opzione militare e assicurato che l’Italia non parteciperà mai a «una coalizione dei volenterosi» contro la Libia. «Effettivamente le cose sono cambiate», ammetteva ieri. Sarà per semplificare ma La Russa al suo fianco ha invece enfatizzato la parola «volenterosi» almeno dieci volte nella sua relazione. Il ministro ex An preferirebbe la Nato ma «l’Italia ci sarà anche senza».

E’ una questione assai spinosa, perché Francia e Turchia sono contrari al coinvolgimento dell’Alleanza. Non è ancora chiaro chi farà cosa, né in Italia né altrove. Berlusconi tentenna e ha deciso solo all’ultimo minuto di partecipare al vertice di oggi a Parigi indetto da Sarkozy. Insomma ormai ci siamo e proviamo a stare in prima fila: «Senza l’Italia la risoluzione dell’Onu non si può proprio attuare», capitola Frattini a cose fatte.

…ma vuole la «partecipazione attiva»
Che cosa succede adesso? L’Italia ha chiuso ieri l’ambasciata a Tripoli (resta aperta quella turca) e oggi arriverà a Bengasi la nave Libra con aiuti umanitari. La Russa spiega che non solo concederemo le basi militari ma useremo anche i nostri uomini: «Dall’Italia sono possibili i raid aerei ma in Libia non ci andrà nessuno, niente truppe terrestri. E poi non daremo le chiavi di casa ad altri. Saremo moderati e responsabili ma l’Italia deciderà attivamente cosa fare». La Difesa ha già chiesto che il centro militare operativo sia spostato da Stoccarda a Napoli Capodichino. Le basi aeree coinvolte per ora sono 7: Amendola, Aviano, Decimomannu, Gioia del Colle, Pantelleria, Sigonella e Trapani. Cinque le navi già dislocate tra cui la portaerei Garibaldi.

E D’Alema invoca l’ombrello Nato
Pd e Udc approvano l’operato del governo e inzigano sulle divisioni tra Pdl e Lega. D’Alema giudica «condivisibile ma tardiva» la risoluzione Onu e invita il governo a lavorare al «dopo Gheddafi». Avverte che l’apertura di credito del Pd non è illimitata. Su due punti in particolare. Il primo sono le possibili ritorsioni da parte della Libia: «E’ a rischio la sicurezza nazionale, i ‘volenterosi’ sono una cosa ma l’ombrello difensivo della Nato un’altra». E poi l’immigrazione. D’Alema propone di allestire da subito la base dismessa a Comiso e precisa: «Il blocco navale non può riguardare l’immigrazione. Le navi con le armi si fermano, quelle con i profughi no». La Russa battibecca un po’ ma Frattini apprezza le raccomandazioni del suo predecessore.

dal manifesto del 19 marzo 2011