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Street Politics

Libia: dimissioni o epurazione?

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Lo scontro tra stato e milizie si complica. Il ministro della Difesa Mohammed Al-Bargathi ha annunciato le sue dimissioni, per poi ritirarle in serata. La crisi è legata ai gruppi di miliziani che continuano ad assediare le sedi dei ministeri di Giustizia e Esteri a Tripoli da oltre una settimana. Alla smentita è seguito l’annuncio di nuove importanti dichiarazioni nelle prossime ore. Le minacce di abbandonare l’incarico da parte del ministro sarebbero motivate dalla legge adottata domenica dall’Assemblea nazionale che esclude dagli incarichi pubblici ex collaboratori o dirigenti del regime di Gheddafi e che dovrebbe entrare in vigore fra un mese. Proprio al-Bargathi potrebbe essere uno dei potenziali epurati.

La norma ha suscitato non poche polemiche poiché di dubbia interpretazione in riferimento alla sorte del primo ministro Zeidan, che rischia di essere deposto insieme a altri quattro ministri. «La legge in questione va analizzata alla luce del contesto libico attuale. Il regime di Gheddafi era imprevedibile in politica interna, anche per quanto concerneva la scelta del personale addetto a cariche governative importanti», ci spiega l’analista e ricercatore, Igor Cherstich. In qualche modo, la linea di confine tra chi ha sostenuto il vecchio regime e chi ha manifestato il suo dissenso è confusa.

«Spesso i funzionari governativi erano costretti a cambiare continuamente il loro modo di agire per tenersi al passo con le decisioni improvvise e gli inaspettati cambi di linea delle alte sfere del regime. Negli anni della Jamihiriya, i funzionari hanno pertanto imparato a re-inventarsi continuamente per non essere rimossi dalle alte sfere», prosegue Cherstich. A questo punto i sostenitori di Gheddafi potrebbero riciclarsi nel nuovo corso. «Il nuovo governo libico sa bene che si corre questo rischio e vuole evitare che i gheddafiani si re-inventino anti-gheddafiani. Detto ciò, è importante precisare che la nuova legge menziona anche cariche quali i rettori universitari e i leader dei movimenti studenteschi. Alcune di queste persone erano senz’altro vicine al regime, ma altre, forse molte altre, erano gheddafiani di circostanza o di convenienza, spesso “forzati” ad esserlo.

La decisione del nuovo governo è certamente comprensibile ma è auspicabile che il provvedimento non si trasformi in una caccia alle streghe. I moderati al governo hanno sollevato la questione, dimostrando lungimiranza politica», conclude Cherstich. Infine, è attesa per domani, la dichiarazione del diplomatico dell’ambasciata statunitense, Gregory Hicks, che testimonierà di fronte a una commissione parlamentare, incaricata di indagare sull’attentato di Bengasi. Secondo alcune dichiarazioni, rese note dagli investigatori, le forze speciali statunitensi avrebbero potuto portare in salvo gli americani uccisi nell’attacco dello scorso 11 settembre al consolato di Bengasi, costato la vita all’ambasciatore Christopher Stevens,ma avrebbero ricevuto l’ordine di non muoversi. Anche le autorità libiche avrebbero dato il loro assenso all’operazione.