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Libia, Berlusconi a Gheddafi: «Ripensaci»

Il premier a Parigi: «Spero che i nostri aerei non servano». Frattini: oggi salvacondotto per il rais. La Russa: «Siamo pronti. Non siamo affittacamere». Ma Bossi dice no e pensa alle elezioni: «Parlano a vanvera, serve cautela»

Iper-cauto, preoccupato, relegato ai margini della scena internazionale. La toccata e fuga di Silvio Berlusconi a Parigi lascia tutta la scena al Sarkozy guerrafondaio in cerca di rielezione all’Eliseo. Mai come oggi Silvio Berlusconi indossa i panni del guerriero riluttante. Ha chiesto alla Clinton che il centro delle operazioni sia spostato a Napoli ma dipende da come si evolveranno le cose in sede Nato.

Berlusconi a Parigi si concede un residuo di pallido ottimismo: «Noi abbiamo ancora la speranza, visto questo schieramento globale della comunità internazionale e non soltanto della comunità occidentale ma anche dei paesi arabi, che ci possa essere un ripensamento da parte del regime libico, che lo stesso regime possa ritenere di sua convenienza porre fine alle attività di contrasto con le popolazioni civili». Sull’opportunità che il colonnello lasci la Libia il premier ammette che dopo quello che è accaduto, «tutta la comunità internazionale pensa che sia difficile che un regime, durato 41 anni, possa continuare».

Più esplicito Frattini al Tg1: «Gheddafi deve lasciare il potere. Gli abbiamo già offerto vie d’uscita diplomatiche. Domani (oggi, ndr) vi sarà una missione di leader africani che andranno da lui a Tripoli a chiedergli di farsi da parte. Se ha a cuore il bene del popolo libico, dovrebbe farsi da parte subito». La sua sorte tuttavia sembra in un cul-de-sac diplomatico, perché la risoluzione 1970 dell’Onu (la penultima sulla Libia) lo destinerebbe già al tribunale internazionale dell’Aja.

Le alte sfere politiche e militari sperano – come sempre – in una guerra lampo. Ma ancora una volta l’Italia è di nuovo in prima linea. La Libia è lì, a pochi chilometri. Per ora gli aerei italiani non starebbero partecipando alle operazioni: «Credo che i mezzi della Francia, dell’Inghilterra e degli altri paesi siano sufficienti e già le nostre basi mi sembrano una disponibilità importante – minimizza nel pomeriggio Berlusconi – comunque, noi abbiamo detto di essere disponibili sulla base delle esigenze ma non credo ci saranno richieste particolari a riguardo».

Se non è un’inversione a U rispetto alle intenzioni svelate dal governo in parlamento venerdì poco ci manca. Nelle stesse ore in cui Berlusconi era a Parigi, a Roma il ministro della Difesa La Russa insisteva in tv che «l’Italia non farà l’affittacamere delle proprie basi. La scelta che abbiamo fatto è una scelta di amicizia vera e profonda verso il popolo libico, è un’operazione che sicuramente non avremmo voluto ci fosse mai, ma che è necessaria per la stabilità dell’area e la salvaguardia delle popolazioni libiche. Per questo il nostro ruolo – conclude il ministro della Difesa – deve essere propositivo, moderato ma determinante».

Se si danno le basi si vuole anche poter decidere. Anche per questo l’Italia insiste per un coinvolgimento della Nato, altrimenti non è chiaro chi guidi «i volenterosi» radunati da Sarkozy e Cameron.

Governo e forze armate provano a rassicurare i cittadini sulle possibili ritorsioni della Libia: «I missili di Gheddafi non arrivano nemmeno a Lampedusa». A ogni buon conto Gianni Letta ha ricevuto D’Alema per condividere preoccupazioni e valutazioni dei servizi. Secondo La Russa i caccia italiani sono pronti a intercettare chiunque «entro 15 minuti» e la Marina ha schierato nel Canale di Sicilia il cacciatorpediniere Andrea Doria è attualmente schierato nel canale di Sicilia con compiti soprattutto di difesa aerea e di protezione da eventuali missili contro il nostro territorio o le forze alleate.

Napolitano – costantemente informato da Berlusconi – mostra apprezzamento: «Siamo un membro attivo della comunità internazionale e faremo ciò che è necessario con Onu e G8».

Per il governo tuttavia la strada in Italia non sarà in discesa. Se Pd, Fli e Udc insistono per un ruolo di primo piano nell’azione militare e l’Idv annuncia che voterà la missione in parlamento, resta la forte contrarietà della Lega. Microfoni aperti su Radio padania, con Matteo Salvini che annuncia che la Lega continuerà «a dire no all’intervento militare in Libia nelle istituzioni e anche nelle piazze». Anche i «responsabili» chiedono di «avviare una trattativa che rispetti e consideri tutte le parti in causa».

Domani è previsto un consiglio dei ministri straordinario. Berlusconi minimizza i distinguo di Bossi ma il Carroccio si prepara a incassare eventuali dividendi elettorali. La Lega (con gli ex An che la inseguono) accusa l’Europa di disinteressarsi all’immigrazione. Bossi in serata è categorico: «Con le bombe stanno facendo venire qui milioni di immigrati, la sinistra sarà contenta perché solo così può vincere». E aggiunge: «La posizione tedesca era la più giusta: era meglio essere più cauti. Il consiglio dei ministri aveva rallentato l’appoggio con una posizione di non partecipazione diretta. Poi ci sono ministri che credono di essere più del premier e parlano a vanvera». A La Russa saranno fischiate le orecchie.

dal manifesto del 20 marzo 2011