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Napoli centrale

Liberata la Savina Caylyn

Tornano a casa per Natale i marinai della Savina Caylyn, dopo quasi un anno di prigionia. Sono tutti liberi, 5 marinai italiani e 17 indiani finiti lo scorso 8 febbraio nelle mani di pirati somali. Ora Giuseppe Lubrano Lavadera, Crescenzo Guardascione, possono tornare nella loro Procida, l’isola che tanto si è mobilitata per la loro liberazione. Lo stesso faranno a Gaeta Gianmaria Cesaro , a Sorrento Antonio Verrecchia e a Trieste Eugenio Bon.

Ci sono voluti 11 mesi di trattative per sciogliere lo stallo di un rapimento che pareva dovesse risolversi nel peggiore dei modi. Un’ipotesi che era stata lasciata intendere anche dall’ultimo collegamento del comandate Lavadera. L’uomo lo scorso 15 settembre parlando con la moglie Nunzia aveva detto: “Qualcuno se pure ci libereranno non tornerà”. Lavadera aveva raccontato delle condizioni disumane in cui vivevano. In un contesto igienico improponibile per degli esseri umani i marinai infatti restavano incatenati tutto il giorno in 20 metri quadri, mangiando un pugno di riso al dì, mentre gran parte dell’equipaggio pur avendo contratto gravi malattie era senza medicine. Ormai finalmente l’incubo è finito. Anche se pare che a dare una svolta al rapimento sia stato il pagamento del riscatto chiesto dai bucanieri,11,5 milioni di dollari. Una notizia arrivati dal Somalia reporta, ma al momento non ci sono conferme dalla Farnesina. Motivo per cui non è chiaro se a pagare siano stati gli armatori napoletani i fratelli D’Amato e se ci sia stato un compartecipazione dello stato.

La mobilitazione per ottenere il rilascio dei marinai è stata comunque una lunga lotta partita proprio a marzo dall’isola di Procida. Manifestazioni, sit in a Roma, Napoli e e anche davanti la sede degli stessi armatori restii in un primo momento alle trattativa. Molto ha pesato poi il pressing dei familiari sulle istituzioni e sul ministero degli esteri all’epoca guidato da Frattini. Inoltre dalla fine dell’estate anche il sindaco De Magistris aveva fatto issare uno striscione su Palazzo San Giacomo, sede del comune, per non lasciar cadere il sequestro nel dimenticatoio. Ad agosto perfino papa Ratzinger aveva lanciato un appello per la liberazione dell’intero equipaggio e lo stesso aveva fatto il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe durante le celebrazioni per San Gennaro. I familiari e i concittadini avevano sperato in una risoluzione positiva quando qualche settimana fa era stata dissequestrata, dopo 9 mesi, la cisterna Rosalia D’Amato, di proprietà di Angelo D’Amato, e il suo equipaggio di 6 italiani e 15 filippini. Oggi il lieto fine atteso e sperato è finalmente arrivato e merita i migliori auguri di tutti.