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Liberalizzazioni, giornali nei supermercati e giornalai più liberi di scegliere

Edicole, editori e autori. Tutti sulla stessa barca, ovvero nello stesso articolo. Il decreto Monti liberalizza la rivendita dei giornali e interviene sul monopolio della Siae in materia di diritto d’autore che vige dal 1941.

Stando ai testi circolati durante il lunghissimo consiglio dei ministri (il testo definitivo al momento è ancora sconosciuto), il decreto «cresci Italia» abolisce l’uguaglianza tra rivendite «non esclusive» (supermercati, benzinai, librerie, etc.) e le edicole vere e proprie fissata con la liberalizzazione del 2001.

In sostanza, i governo liberalizzerebbe la possibilità di fare gli sconti. Ma lo fa in due momenti diversi della catena di vendita: gli edicolanti, da un lato, possono concederli ai clienti finali (ma è poca cosa perché l’aggio del 19% non concede loro molto margine), dall’altro, soprattutto, possono essere i distributori a scontare giornali e riviste alle varie rivendite in base ai «risultati dell’esercizio» e ai «volumi di giornali acquistati».

Le due previsioni insieme, in sintesi, concedono mano libera alle grandi rivendite. Fin dal 2001, infatti, le rivendite «non esclusive» non hanno l’obbligo di vendere tutti i giornali (la cosiddetta «parità di trattamento») e sono le uniche a poter scegliere cosa mettere sugli scaffali. Da oggi, in più, potranno acquistare i prodotti più diffusi con uno sconto dei distributori. «Per esempio i supermercati potrebbero comprare grandi quantità di giornali o di riviste di cucina e di gossip regalandoli a chi fa la spesa, oppure – visto che possono non restituire le rese – potranno vendere quelle più richieste con uno sconto significativo», spiega un edicolante attivo nel sindacato.

«Se gli sconti se li può permettere solo la grande distribuzione per noi è inaccettabile», mette in chiaro Giuseppe Marchìca, segretario del Sinagi-Cgil.

Forse come compensazione, però, il decreto migliora le garanzie degli edicolanti rispetto a comportamenti scorretti dei distributori, consente alle edicole di vendere «qualunque prodotto secondo la vigente normativa» e per la prima volta permette ai giornalai di rifiutare «prodotti complementari» a quello editoriale (finora dovevano prendere tutto e pagare anticipatamente i distributori senza fiatare).

dal manifesto del 21.01.2012

Aggiornamento: nel testo definitivo (vedi qui) la parte relativa ai supermercati è saltata.