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Antiviolenza

Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

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Per essere chiara sulla mia richiesta di presa in carico pubblica dei tre leader della sinistra italiana a meno di un mese dalle elezioni, di seguito pubblico la lettera aperta spedita giorni fa direttamente ai tre politici e su cui non v’è stata alcuna risposta. Una lettera mia personale (che non coinvolge né i giornali su cui scrivo né le organizzazioni a cui appartengo), a cui chiedo di aderire. Magari se siamo tanti e tante ci rispondono, o almeno ci ascoltano se si ricordano ancora che la politica è al servizio dei bisogni delle persone.

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Lettera aperta (a sinistra) su Femminicidio e Pas

Gentili Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Antonio Ingroia,

indirizzo questa lettera a Voi in veste di rappresentanti di quel mondo della sinistra italiana che è storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne e dei minori, per sottoporVi alcuni gravi fenomeni che colpiscono molti tra gli italiani e le italiane in cui bisogni andrete a rappresentare in Parlamento.

In qualità di giornalista esperta di diritti umani, e in particolare di violenza sulle donne e diritti violati dei minori, faccio appello a Voi affinché prendiate pubblicamente posizione, in questa campagna elettorale, su femminicidio, violenza sulle donne, uso della sindrome di alienazione parentale nei tribunali come lesione dei diritti fondamentali del fanciullo, fenomeni che stanno causando in Italia rispettivamente 1 donna uccisa ogni tre giorni, di cui il 70% all’interno di violenze domestiche che in Italia rappresentano l’85% della violenza sulle donne (dati ONU), mentre sempre più numerosi sono i bambini prelevati dal contesto in cui vivono per essere rinchiusi in case famiglia a causa dei ricorsi giudiziari sull’affidamento che spesso nascondono casi di violenza subita e/o assistita del minore o maltrattamenti o abusi (ci sono attualmente 30.000 bambini che transitano nelle case famiglia in Italia e in parte per contrasti sull’affido).
A questo proposito Vi invito a riflettere sul fatto che una delle chiavi per il miglioramento della società, come anche la ripresa economica in una crisi che è mondiale, oggi dipende dalle donne. E a dirlo non sono io, ma le Nazioni Unite che hanno constatato, attraverso programmi specifici di sviluppo nel mondo, come le donne in grado di decidere in una casa, in un’azienda, in un campo da coltivare, in una famiglia povera in cui ci sono bambini da crescere, sia una seria opportunità di vita e di sviluppo per l’intera comunità. La gestione delle risorse per il bene comune è fondamentale in questo momento, e le donne in tutto ciò hanno una marcia in più: hanno la capacità umana di pensare all’altro.
Cominciamo allora con il tutelare le italiane dall’essere uccise dall’ex marito.
Cominciamo cercando di prevenire la violenza sulle donne, soprattutto tra le mura domestiche che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica in questo Paese.
Cominciamo vietando di far strappare “legalmente” bambini e bambine alle loro madri che invece di essere tutelati sono esposti a ulteriori traumi.
Vi chiedo di farlo non solo inserendo questi punti nell’agenda politica o coinvolgendo i vostri candidati e le vostre candidate, ma parlandone nei vostri interventi pubblici in prima persona in questa campagna elettorale. 
Questa è la sinistra che molte donne vogliono, una sinistra con un cuore di cui si senta distintamente il battito.
Grazie per quello che farete e per la Vostra cortese attenzione
Cordiali saluti
Luisa Betti
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Ieri sulle pagine di cronaca di molti giornali si leggeva di una donna di 35 anni stuprata nella notte di sabato in Veneto. La donna era stata avvicinata alla stazione di Mestre da un uomo dai modi gentili: una chiacchiera, un percorso in bus fino a Venezia e a piazzale Roma, alla rimessa delle bici, lui tira fuori un taglierino che le punta alla gola e la stupra: “A quel punto si scatena la sua furia”, racconta la donna (leggo.it) che è riuscita a far rintracciare l’uomo dalla polizia copiando di nascosto il numero di cellulare dell’autore della violenza. Poi, quando il sequestro finisce, la donna chiama il centro antiviolenza del luogo e corre al pronto soccorso dove il medico, che le dà 35 giorni di prognosi, le dice “vedrà, signora, che poi tutto passerà”. Infatti, cos’è in fondo uno stupro? una cosa che passa, una cosa che succede, un incidente di percorso, un evento che non è degno di particolare nota.

Giorni fa una donna stava per essere buttata dal balcone dal marito che la minacciava con un coltello davanti ai tre figli minorenni di 8, 4 anni e uno di 4 mesi, mentre un’altra è stata uccisa con arma da fuoco in mezzo alla strada. Tra 15 giorni, il 14 febbraio, il mondo delle donne danzerà e si alzerà contro la violenza in 190 paesi aderendo alla campagna “One Billion Rising” che sta spopolando nel mondo, eppure in Italia la campagna elettorale ancora stenta a prendere parola sul femminicidio per farsi sentire in maniera adeguata nei suoi programmi e nelle dichiarazioni d’intenti: ovvero in maniera proporzionale alla gravità non solo del fenomeno, ma anche del contesto culturale su cui prolifera e degli stereotipi di cui si nutre (anzi, alcuni fanno anche sorrisini e battutine sulle candidate).

La campagna “One Billion Rising” – a cui in Italia hanno aderito già molte associazioni tra cui Dire, l’Udi, la Casa internazionale delle donne, la Convenzione No More! – è promossa da Eve Ensler, l’autrice dei “Monologhi della vagina”, che ha organizzato il 15° V-Day come un evento planetario e che ha tra i suoi testimonial Robert Redford, Jane Fonda, Rosario Dawson, Ruby Wax, Nicola Adams e il nuovo capo del Tribunale Penale Internazionale Fatou Bensouda: gente che ha capito che combattere la violenza sulle donne non solo è un atto di civiltà ma un cambiamento per il mondo e la sua cultura, ovviamente in meglio. E’ possibile invece che i nostri leader – e mi riferisco a quelli della sinistra perché gli altri non li conto neppure – questo non l’abbiano capito e non abbiamo il coraggio di metterci la faccia fino in fondo, parlandone pubblicamente dalle loro tribune. Allora ha ragione il medico della signora di Mestre: in fondo cos’è una violenza? un qualcosa di poco conto, un qualcosa che poi passa, un fatto non così degno di nota rispetto a altri fatti.

Giorni fa ho scritto un articolo in cui parlavo della poca attenzione delle liste della sinistra su femminicidio e Pas (sindrome alienazione parentale), una sinistra che dovrebbe essere storicamente e culturalmente portavoce dei diritti delle donne, e riflettevo soprattutto sui leader di questa sinistra e sulla loro titubanza a prendere posizione pubblica su questi argomenti in campagna elettorale parlandone apertamente: un contesto in cui ho anche citato il punto su “femminicidio e violenza sulle donne” del decalogo presentato da Amnesty International ai politici in gara. In questi giorni questo decalogo è stato firmato da Vendola (Sel) e Ingroia (Rivoluzione Civile), ma nessuno ancora si è pronunciato distintamente e in maniera forte su questi due punti che riguardano in maniera specifica i diritti delle donne e dei minori.

Sul femminicidio ho avuto risposta da Laura Boldrini (candidata Sel) su Twitter che ha sottolineato la necessità di “lavorare sul fronte legislativo e culturale”, prendendosi anche carico di questi temi, mentre Celeste Costantino (anche lei candidata Sel) mi ha inoltrato una nota in cui delinea un quadro lucido della situazione e in cui si sottolinea sia l’importanza della presenza delle donne in politica, sia l’accesso delle donne al lavoro (che spesso è determinante anche per l’uscita delle donne dalla violenza domestica), in un contesto in cui la riforma varata dalla ministra Fornero è stata una mannaia. Mentre Tommaso Montebello (candidato per Rivoluzione civile), malgrado alcune titubanze “tecniche” riguardo la violenza sulle donne, è stato l’unico a rispondermi prendendo in seria considerazione il grave pericolo che la lobby-pro Pas (Sindrome di alienazione parentale) rappresenta per i bambini e le bambine italiane.

Giorni fa un’altra bambina italiana è stata sottratta alla sua casa e all’ambiente in cui viveva, prelevata a scuola e da vigili urbani accompagnati da una psicologa, e portata via. La bambina non ha opposto resistenza, come il caso di Padova, ed è stata portata in casa famiglia, ma l’episodio, come riporta  Primonumero, “ha creato turbamento fra gli insegnanti e gli alunni”, nell’applicazione di un provvedimento del Tribunale dei Minori. Una vicenda in cui è entrata anche la Corte di Strasburgo, a cui il padre si era rivolto per le visite non rispettate dalla madre della piccola, dichiarando che l’Italia non garantisce adeguatamente i padri separati. Una garanzia che non può e non deve passare comunque sulla pelle dei bambini e su cui va impedito che avvocati, psicologi e lobby strumentalizzino un problema che esiste ma che non può essere risolto né dichiarando i bambini “malati” di una sindrome inventata (la Pas appunto) né rinchiudendo questi bambini in casa famiglia per essere “resettati” (ci sono altri metodi di garanzia, altrimenti quanti minori ancora verranno rinchiusi in ambienti “neutri” e strappati al proprio ambiente di crescita con danni ancora più gravi per la loro psiche?).