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La rete nel cappio

Lettera aperta a Mario Monti

Nei giorni scorsi si è tenuta a Trento la sessione italiana dell’Internet Governance Forum (www.igfitalia2011.it/), un

organismo non governativo che si propone come uno spazio di discussione relativo ai temi della gestione e dello sviluppo del World Wide Web. Il 2011 è un anno di anniversari per Internet – vent’anni fa Tim-Berners Lee mise on line un programma di gestione per la navigazione in Rete che ha cambiato per sempre il modo per connettersi al web -, che è diventato un media «universale» per alcuni miliardi di uomini e donne. Allo stesso tempo alcuni problemi rispetto alla sua gestione sono ancora sul tappeto. In primo luogo, il diritto di accesso alla Rete, ritenuto da alcuni un diritto universale – A Trento Stefano Rodotà ha proposto che il diritto di accesso alla Rete venga inscritto nella Costituzione italiana -, nonostante il fatto che in gran parte del globo sia regolato da meccanismi di mercato, attraverso contratti di connessione con questo o quel provider. C’è poi da sciogliere il nodo della «neutralità» della Rete, cioè che non ci siano discriminazioni secondo il censo o se ha stare in rete sia un singolo o un’impresa. Finora il web è stato «neutrale», ma sono molte le imprese che chiedono con insistenza di differenziare l’accesso a Internet in base a quanto si paga per la connessione. Recentemente il presidente statunitense ha fatto approvare un ordine del giorno dal senato statunitense in cui su ribadisce la neutralità della Rete. Una buona notizia, non c’è che dire, sebbene il rischio che nei prossimi anni ci siano due Internet – una superveloce per le imprese e per chi paga canoni molto alti; l’altra lenta e povera di contenuti per le «masse» – continui a rimanere molto alto. C’è, infine, il tema della proprietà intellettuale, che vede alternarsi proposte governative e sovranazionali a favore di legislazioni e norme estremamente repressive per chi viola la proprietà intellettuale e un diffondersi di esperienze che regolano il copyright e i brevetti all’insegna della condivisione e della reciprocità.

A Trento, tuttavia, questi problemi si sono intrecciati con la realtà italiana, caratterizzata da una vera e propria dismissione da parte dello Stato per quanto riguarda investimenti e potenziamento delle infrastrutture. E silente lo Stato italiano lo è stato anche per quanto riguarda lo sviluppo della modalità di trasmissione via etere, cioè il cosiddetto Wi-fi, che in Italia ha visto la solita pantomima dell’asta per la cessione delle frequenze. Ad avvantaggiarsene, per il momento, le solite quattro, cinque imprese, anche se ci sono state diverse regioni e provincie che hanno annunciato progetti di sviluppo del cosiddetto Wimax, che garantiva l’accesso gratuito alla Rete. Obiettivo repentinamente abbandonato, visto che si stanno affermando la solita logica che lo stato, in questo caso: comuni, province e regioni, sta dando in appalto a privati la gestione del wimax.

Ed è in questo contesto che l’Internet Governance Forum ha inviato a Mario Monti, designato come possibile premier dal presidente della Repubblica, una lettera aperta affinché il futuro governo inverta la rotta dei precedenti presidenti del consiglio, che hanno sempre avallato la riduzione dei finanziamenti al potenziamento della Rete. Anche in questo caso, una lodevole iniziativa, nonostante sia abbastanza probabile che un liberista convinto come il bocconiano e consulente di Goldman Sachs possa rispondere positivamente alle sollecitazioni in nome del libero mercato, che come diceva Marx garantisce ogni diritto a patto che te lo puoi permettere.

Al di là del fatto che il destinatario della lettera risponda o meno, rimangono aperti tutti i problemi sopraelencati. Per chi scrive, ad esempio il diritto d’accesso dovrebbe avere caratteristiche universali e di gratuità, per la conoscenza e la Rete sono beni comuni. Inoltre, le norme e le leggi sulla proprietà intellettuale hanno favorito la formazione di oligopoli per quanto riguarda il software. Ma oligopoli si sono formati anche a partire dalla gratuità. Il caso più eclatante è Google (www.google.it), che ha acquisito una posizione dominante grazie alla gratuità del suo motore di ricerca, trasformando l’uso che se fa in un potente motore di profitti. E lo stesso si può dire anche per i social network Facebook (www.facebook.com) e, in misura minore, Twitter (http://twitter.com/). Sono solo alcuni esempio per segnalare che l’intreccio tra proprietà intellettuale e diritto d’accesso è molto più articolato. La posta in gioco è, infatti, come la comunicazione sia diventata un business che poco ha a che fare con la retorica della libertà di espressione e d’informazione se poi il cloud computing è nelle mani delle imprese.

Poco è emerso, stando alla lettura dei materiali, uno dei problemi da sempre rimossi dai lavori dell’Internet Governance Forum, cioè che la crisi stia falcidiando il mercato del lavoro relativo alla Rete. Salari ridotti al minimo, precarietà dilagante, ridimensionamento della produzione del software. E disoccupazione dilagante, che provoca anche in questo settore una strisciante «fuga di cervelli» dall’Italia. Ma questa è un’altra storia, che se messa in rilevo riuscirebbe comunque a spiegare meglio le dinamiche attinenti lo sviluppo della Rete.