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L'urto del pensiero

L’epoca delle folle analfabete

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di PAOLO ERCOLANI

 

 Più di sette persone su dieci leggeranno questo articolo senza intenderlo.

Distingueranno le lettere e le parole, certo, approssimativamente coglieranno la sintassi e fors’anche l’analisi logica, ma senza intenderne il senso portante, senza saperne memorizzare il succo e senza essere in grado di riportare i passaggi fondamentali.

Se a questo aggiungiamo la patologia per antonomasia dei «nativi digitali», ossia l’incapacità a mantenere desta l’attenzione (e quindi accesi i filtri cognitivi) su testi che superino le dieci righe, quantomeno senza l’interruzione di un video, una foto, o magari una notifica da qualche chat o social network, direi che abbiamo chiara davanti agli occhi la patologia che affligge l’uomo della nostra epoca.

Senza contare il numero elevatissimo di coloro che neppure si sognano di voler leggere un libro o un articolo.

Mutazione antropologica

E’ l’Istat, per quanto concerne l’Italia, a fornirci il dato secondo cui il 70% degli italiani soffre di «analfabetismo funzionale», ma sarebbe fallace pensare che per gli altri paesi industrializzati le cose stiano tanto diversamente.

Rimuovere questa vera e propria «mutazione antropologica», per prendere a presto la nota espressione di Pasolini, ignorando quello che di fatto si presenta come passaggio dall’«homo sapiens» all’«homo videns» (dall’uomo che intende la realtà a uno che si limita a guardarla attraverso il filtro di uno schermo piatto), significa precludersi la possibilità di comprendere appieno la dinamica del tempo presente.

A tutto questo aggiungiamo pure che da una cittadinanza esposta all’analfabetismo funzionale, nonché alla mutazione cognitiva, comportamentale ed emotiva prodotta dalle nuove tecnologie digitali, nessuno di noi è in grado di chiamarsi fuori del tutto. Neanche quei tre che non rientrano fra gli analfabeti funzionali.

Nessuno o quasi di noi, soprattutto, alle condizioni suddette è in grado di attingere a strumenti (leggi: informazioni, vere e proprie armi di distrazione della massa) utili alla formazione di una vera conoscenza, con cui difendersi dalle due grandi mistificazioni della nostra epoca: da una parte il capitalismo finanziario, che si serve perlopiù delle notizie pilotate dal mainstream mediatico per far digerire i propri dogmi a un pubblico indifferente e passivo; dall’altra parte il cosiddetto populismo, che utilizza la Rete per diffondere quelle che spesso si rivelano pseudo-notizie, iperboliche ed emotivamente orientate, presso un pubblico mediamente afflitto da un attivismo direttamente proporzionale alla sua ignoranza.

Lo specchio fedele del nostro tempo

Del resto, nell’epoca dell’informazione proprio quest’ultima si rivela lo specchio più fedele per comprendere il tempo presente.

Tempo (e informazione) che oscilla fra due macrodimensioni: la prima è quella delle «bufale» e della nevrosi emotiva della Rete, terreno su cui ogni politico improvvisato e dai toni violenti, e in genere ogni intellettuale e opinionista (o pseudo-tale) in cerca di una visibilità tanto «popolare» quanto sterile, è in grado di ottenere consensi facili a fronte del nulla ideale e programmatico.

La seconda è quella delle notizie pilotate e patinate proprie delle grandi televisioni e giornali, all’interno della quale tutto rientra e deve tenersi per un pubblico mediamente lobotomizzato e inerte, passivamente appiattito su un ordine esistente (quello del capitalismo finanziario) ritenuto insostituibile, immodificabile e perfino intoccabile.

Tale situazione, insieme all’analfabetismo funzionale nonché al tracollo programmato delle istituzioni deputate all’educazione e alla conoscenza (Scuola e Università in primis), ci fornisce la misura del quadro lugubre da cui difficilmente potremo uscire.

L’attacco sferrato dal sistema tecno-finanziario all’ultimo e più radicale bastione in difesa dell’umano (il pensiero e la conoscenza), attacco peraltro riuscito visti i dati summenzionati, rende impossibile qualunque visione e progetto alternativi fin dall’origine.

L’ultimo bastione dell’umano

Anche in presenza di grandi idee, grandi visioni e progetti rivoluzionari concreti (che peraltro non si scorgono all’orizzonte), infatti, finalizzati a modificare un mondo il cui la tecno-finanza sfrutta l’essere umano a suon di disuguaglianza e tutela dei pochi poteri forti e privilegiati, la stragrande maggioranza delle persone non avrebbe la capacità, la voglia e gli strumenti per intenderli ed eventualmente farli propri.

Qualunque azione rivoluzionaria, insegnava il buon Marx, passa per il momento fondamentale della «consapevolizzazione» (della propria condizione, delle contraddizioni oggettive e degli strumenti organizzativi volti a costruire un superamento): ma nessuna consapevolizzazione da parte delle grandi masse è mai neppure pensabile se queste sono afflitte da analfabetismo cognitivo, funzionale e comportamentale, se sette persone su dieci (quindi anche molti politici, giornalisti, anche molti intellettuali e docenti, vista la scarsa selezione fondata su tutto tranne che sul merito e sulle capacità) vedono ma non intendono.

Nessuna consapevolizzazione è pensabile per una grande massa che oscilla fra una cultura politica genuflessa al capitalismo finanziario dominante (malgrado tutti i disastri che essa sta producendo da almeno un trentennio), e un comprensibile «populismo» legittimato dai disastri della casta, che per di più contempla dentro alle sue fila razzisti, xenofobi, demagoghi, dilettanti e incompetenti dell’ultima ora, tutti accomunati dalla rabbia popolare da cavalcare e da una Rete che ormai ha legittimato qualunque «sfogatoio», possibilmente sguaiato e violento.

Circondati

Da questo punto di vista, solo da questo (ma è essenziale) non c’è alcuna differenza tra Obama e Trump (malgrado la retorica del politicamente corretto), così come rischia di non esserci fra Grillo, Salvini e colui che spunterà dalle beghe del centrosinistra come del centrodestra per provare a contenere la marea «populista».

A quei relativamente pochi, ancora in possesso di occhi per vedere e cervello per intendere, insomma, non rimane che la sgradevole e sconsolante sensazione di essere circondati.

Da una casta ripiegata su se stessa e sui suoi privilegi da una parte, e da incompetenti iracondi e privi di progetti seri dall’altra.

Così circondati, anche quei pochi resistenti sono destinati a una repentina e inesorabile estinzione.

I risultati rischiano di essere sconvolgenti e imprevedibili.

Fin dal 20 gennaio prossimo, quando un signore inquietante siederà su quella che ancora è la poltrona più influente del governo mondiale.

  • aer

    noioso. è peraltro errata: non è certa “l’informazione” (che non informa ma comunica enunciati) che può’ farci comprendere il tempo presente. sfugge che l’analfabetismo qualunque esso sia cioè rappresentato e propagandato compresi i “liberati dall’analfabetismo” è un semplice fatto: non saper leggere e scrivere. questo mai ha significato non saper comprendere, anzi…

  • Massimo Salustri

    non ho capito

  • Roberto CGArtist

    come volevasi dimostrare…. a commentare un testo così significativo ed interessante siamo in 3. Uno non ha capito e l’altro non l ‘ha capito ma finge il contrario considerandolo noioso.. siamo veramente circondati

  • valentinoliberali

    L’analfabetismo funzionale va benissimo ad un certo tipo di potere. I commenti dei lettori, su questo e altri blog, stanno a dimostrare che questo tipo di potere ha successo.

  • Giada Santoro Vendramin

    Purtroppo non è affatto giusto. Saper leggere e scrivere, ed anche su questo basta leggere la montagna di commenti sui social network o guardare un tg per capire quanti analfabeti ci sono in giro, sono gli strumenti per comprendere argomenti più o meno complessi. Saper leggere e scrivere significa comprendere non solo le figure linguistiche ma comprendere il senso ed il tono di ciò che si legge. Altrimenti si potrebbe supporre che esistano asini volanti o altre figure mitologiche… Imparare la propria lingua con le sue sfumature è esattamente il senso dell’alfabetizzazione. Non lo dico io, ma il dizionario. (Sicuramente il Devoto, Oli è
    uno dei poteri forti)

  • gerardo Garzone

    Come al solito i post di Ercolani sono del tutto condivisibili nell’analisi, ma lasciano perplessi per la mancanza di proposte per uscire dalle situazioni che analizza. Per esempio per superare questo “analfabetismo funzionale” può servire la scuola, impegnarsi in associazioni culturali, politiche ecc. oppure bisogna arrangiarsi da soli? Cioè come si può raggiungere quella “consapevolizzazione” di cui parlava Marx senza cui non è possibile nessuna azione rivoluzionaria? Prof. Ercolani, ci dia qualche indicazione.

  • Sempre Lostesso

    <> gli attacchi di blocco contro la rete, che negli ultimi tempi arrivano in prima linea da chi si dice comunista o sinistroido incallito diventa quasi una farsa o come di uso oggi dalle boldriniche italiche ” una Fake”.Ora chiedo chi mi dice che le notizie riportate sui cartacei o media radio-televisivi, non siano pure questi ” Fake”? la rete aiuta se cerchi a trovare la fonte, se vuoi, sennó passi il tempo, meglio della televisione di stato (rai) o quella berlusconica cui aggiungere la 7 e sky. È vero oggi senza un paio di disegnini foto o filmini, nessuno é capace di leggere Marx in 4 ore senza pausa, e forse usando nel ” Il Manifesto” due o tre fotografie di persone e luoghi qualcuno dei nuovi intellettuali di FB, Twitter e instagram ci farebbe un pensierino a leggerlo. Io lo farei leggere per primo a napolitano e alla sinistra di oggi che si dichiara PD, In tempi passati la tivvú <>aveva un solo Canale (programma) e tanta voglia di insegnare, e lo stesso si leggeva di perché piú era interessante un testo piú lo leggevi piú ti appassionava, alla fine avresti voluto che continuasse all´infinito. Oggi, i media cartacei appartengono a un padrone, che sostiene questo al´altro partito e lobby, non c´é piú anima e corpo, i libri sono “scritti” da tipi come Saviano, alla terza quarta pagina cerchi il nome del reporter, senza paura di perdere il filo seguito da Saviano. Un Nicolò Ammaniti, Antonio Pascale, Nicola Lagioia, Michele Mari, manco li trovi in libreria da feltrinelli , un Saviano accanto al nuovo Harry Potter 8. L’analfabetismo fun­zionale è a tutti gli effetti una piaga sociale che colpisce alla base la cul­tura e il fun­zion­a­mento di una soci­età. ma che é voluto dall Establishment massonico. e qui mi fermo.

  • Aldo Conte

    Quindi ????

  • Alfredo

    Diciamo che oggi il capitale anche se attraversa una crisi profonda….riesce ottimamente ad orientare e manipolare le masse a suo piacimento.
    Per quanto riguarda l’analfabetismo credo sia importante fino ad un certo punto…il sottoscritto è entrato 15 enne in fabbrica come apprendista nella Milano del ’69 molto operaizzata e politicizzata….dove la nostra scuola di vita erano le lotte gli scioperi e la solidarietà….

  • aer

    Giada, “i liberati dall’analfabetismo” è una citazione di Montale che si riferisce ai “pentalaureati”… Montale, riassume bene nello splendido volume “Auto da fe” (articoli saggi) , purtroppo introvabile, (con vent’anni d’anticipo su Pasolini e con profondità sostanziale) la questione che quest’articolo banale con il solito moralismo paternalistico dell’informazione cerca di comunicare, arrivando al punto della questione. Libro non più’ in stampa. Purtroppo. Il linguaggio, la verbalizzazione, i noiosi enunciati propagandati, i moralismi di chi pensa di sapere e non sa nulla,non hanno nulla a che fare con la comprensione della società, e della vita. E’ questa solo credenza del super-borghese, e della sua innocua visione autoreferenziale. Che vorrebbe e quindi crede in una sola società di “noialtri”..

  • Giada Santoro Vendramin

    Rispondevo che analfabeta è colui che non sa leggere e scrivere. Il senso di leggere e scrivere sta nel comprendere. Onestamente non ho letto correttamente la tua analisi. Io sono convinta che la percezione della verità di un’informazione sia legata all’esperienza generale di un individuo. Leggere e scrivere e comprendere le sfumature è una parte del problema. Ho l’idea che chi non legga libri, che non formi la sua cultura su diversi argomenti e che non sappia collegarli sia incapace di cogliere le sfumature che la lingua descrive. Perfino a livello fisico, una scarsa conoscenza del mondo si ripercuote sulla comprensione.

  • Giada Santoro Vendramin

    L’autoreferenzialità mi sembra il male della incapacità di cogliere la realtà oltre sé stessi vuoi per paura dell’altro, vuoi per egocentrismo e per esorcizzare l’insicurezza. Il discorso mi sembra piuttosto complesso

  • aer

    “Del resto, nell’epoca dell’informazione proprio quest’ultima si rivela lo specchio più fedele per comprendere il tempo presente.” questa frase dell’articolo rappresenta bene l’autoreferenzialità.. e su questo enunciato mi sono permesso di commentare nelle sopra mie parole. sono convinto che l’informazione non comunica un bel nulla. “Voce”, senso, significato, significante, estetica, non si apprendono con la lettura o con la “cultura libresca” ma è purtroppo prerogativa dell’intelligenza e di una certa disposizione empatica. è un mito che -tutti- con molta lettura riescono a comprendere, sentire, capire… purtroppo non è cosi’.. (Ora) Il mezzo (internet) è nuovo, ci vuole tempo, solo questo. Poi si formeranno gli anticorpi necessari. L’articolo è dialettico e le costruzioni dialettiche, sono prerogativa del pensiero negativo. Una dualità che mal si presta ad afferrare la realtà. (Ora) (Il discorso) “Mi sembra piuttosto complesso”.

  • Angela Santoro

    Sono d’accordissimo con te. La comprensione di un testo riguarda la metacognizione. La capacità di cogliere l’essenza del dire al di là della capacità di decodificare un testo. E’ la solita questione dell’interpretare ad litteram o cercare di andare oltre. Il 70% si ferma alla patina, faticoso riflettere sul senso del discorso.

  • Angela Santoro

    Esempio eclatante di questo “analfabetismo” sono le diverse religioni che sono scaturite dalla lettura del testo biblico.