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Antiviolenza

L’ennesima vergogna sull’aborto

Una dopo l’altra, ogni barriera, ogni pudore, ogni ostacolo all’umiliazione della donna, sta per essere superato, e a incoraggiare non sono la feccia di questo paese ma le istituzioni, con il risultato di un progressivo arretramento verso una società radicalmente e profondamente patriarcale e violentemente maschilista. Dopo la legge Tarzia nel Lazio, per cancellare i consultori, arriva il bonus piemontese per le donne che ci ripensano, quelle che rinunciano a interrompere la gravidanza. Chi rinuncia ad abortire in Piemonte potrebbe infatti ricevere la fantastica cifra di 250 euro al mese per 18 mesi. A proporla in Commissione Bilancio del Consiglio Regionale è stato il leader della componente “Progett’Azione” (un nome, un programma) del Pdl, Gian Luca Vignale, che ha presentato un emendamento alla Legge Finanziaria regionale che prevede, appunto, un sostegno economico alle donne che decideranno di portare avanti la gravidanza. Una vergogna doppia e un attacco frontale alla legge 194 (da tempo bersagliata in tutti i modi in Italia), perché la stessa Commissione ha bocciato con i voti della Lega e del Pdl un altro emendamento, presentato dalla consigliera regionale del Pd, Gianna Pentenero, per l’istituzione di un fondo per le future mamme in difficoltà economica, a partire dal quarto mese, rendendo così il contributo economico indipendente dalla rinuncia o meno all’aborto. E no! Ma che scherziamo? E che c’entrano ora tutte le mamme, questo si fa apposta per sostenere la vita di chi rischia di non nascere! E non solo, bisogna anche stare attenti perché le donne, si sa, con questa scusa del bambino potrebbero anche tentare di fregarti! “Siamo senza ombra di dubbio per il totale sostegno alla vita – ha spiegato Mario Carossa, capogruppo del Carroccio in Consiglio Regionale – ma è necessario specificare bene il concetto di residenzialità delle donne che avranno diritto al contributo, per non creare una sorta di mobilità passiva della gravidanza verso il Piemonte. Inoltre bisognerà evitare furbizie o utilizzazioni anomale della misura di sostegno. Insomma – conclude – vogliamo evitare che qualcuno ci marci“. Avete capito? Le furbette che vorranno farsi mettere incinta per ricevere 250 euro al mese per 18 mesi, stiano in campana, perché non si può fare, perché il contributo serve solo a far desistere chi ha già scelto di interrompere la gravidanza. Il progetto di Vignale prevede infatti che la donna incinta che abbia deciso di abortire, decida invece di rinunciare all’aborto perché incoraggiata dall’aiuto economico, a quel punto sarà beneficiaria di una carta prepagata sulla quale ogni mese verrà caricato il contributo regionale di 250 euro (che è una cifrona) per ben 18 mesi. E dopo? Affari suoi, la cosa principale è che rinunci alla libertà di decidere se diventare madre o no. Come ha osservato Livia Turco su questa proposta: “Le donne subiscono più di tutti le conseguenze della crisi e non hanno certo bisogno di essere ulteriormente umiliate. Sono sicura che il Consiglio regionale respingerà questa proposta”. Lo spero anch’io, e vivamente.

  • http://illustrautrice.blogspot.com/ Stefania Spanò

    è raccapricciante…
    ma cosa è successo a questo Paese?

    e dove siamo noi donne?
    quando abbiamo desistito, rinunciato, abdicato?

    o ci siamo semplicemente distratte, abbassando la guardia in un mondo che non ci da tregua?

  • Giulia

    in Piemonte siamo preoccupatissime. Non solo per questo contributo, ma per la proposta di legge 160, che abroga quella istitutiva dei consultori familiari e all’art 1 stabilisce che il consultorio è rivolto alla famiglia, che la famiglia naturale è quella fondata dal matrimonio tra uomo e donna e che l’embrione è membro della famiglia..oltre a stanziare 3milioni di euro ai CAV (dei quali la Tarzia è presidente..), a prevedere l’istituzione di una commissione con figure oscure tipi il consulente etico, la verbalizzazione del percorso della donna, che deve pure firmare….e questa crociata è già iniziata tempo fa nel silenzio, attraverso circolari che già oggi hanno eliminato le visite di controllo in consultorio..in piena violazione della 194

  • Pasquale Musella

    Anche nella Spagna neoconservatrice, sull’interruzione di gravidanza – e più in generale sulle conquiste civili e sociali – stanno facendo passi indietro spaventosi. La Storia, purtroppo, sembra ripetersi sempre uguale a se stessa: c’è la crisi e per questo motivo si rende chi già è più fragile nel perfetto capro espiatorio.

  • http://www.aied.it/ AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica

    La proposta di offrire una carta prepagata alle donne che decidono di non abortire rende chiaro che ancora oggi non si valuta questa scelta e tutto ciò che gli gira intorno nel modo giusto. Non si considerano i contesti sociali, psicologici, culturali e le molteplici cause che possono condurre a una decisione del genere. Si riporta tutto sul piano economico, come se questa variabile possa essere l’unico motivo che porta ad abortire. Le donne hanno bisogno di molteplici forme di supporto, da quello psicologico a quello informativo. Certo anche l’aspetto economico ha un suo peso, ma non può diventare l’unica leva. Le donne necessitano di assistenza concreta e dovrebbero essere create le condizioni per esercitare i propri diritti, come la creazione di servizi che migliorino le condizioni delle mamme lavoratrici e una riforma del mercato del lavoro che le tuteli realmente. Invece di minare la legge 194, con estemporanee iniziative di propaganda che umiliano la donna e ne minacciano il diritto alla privacy, le regioni dovrebbero impegnarsi a rispettare questa legge garantendo il diritto delle donne ad un’assistenza tempestiva e rispettosa.

    AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica