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Legge elettorale, dopo il porcellum ecco “l’italiesco”

Un sistema tedesco ma all’italiana. Un modello «italiesco», appunto. Pd e Pdl tornano a dialogare per cambiare la legge elettorale ed escludono riforme concordate soltanto dai due partiti maggiori.

Ieri primo round di incontri «informali» tra i partiti. E già oggi il Pd proverà a vedere se si fa sul serio incardinando il confronto in parlamento. La notizia, insomma, è che si parte. Che il «porcellum» dovrebbe passare definitivamente in soffitta (solo la Lega, adesso, lo difende). La strada però è tutta in salita. «Perché finché non c’è chiarezza sulle alleanze è difficile dire dove andranno a parare i vari partiti», confida uno dei tecnici che segue le trattative politiche. Sul tavolo non c’è, almeno per ora, il modello «spagnolesco», il sistema sostanzialmente bipartitico spagnolo-tedesco caro ai veltroniani (in senato è proposto dal costituzionalista pd Stefano Ceccanti).

Violante e Quagliariello, i due sherpa dei «partitoni», starebbero lavorando a un sistema tedesco modificato che non penalizzi troppo le forze intermedie al centro e a sinistra. I dettagli e le «tecnicalità» non sono ancora pienamente definiti ma il modello sostanzialmente prevede un turno unico in cui circa 450 seggi sono assegnati in collegi uninominali secondo il proporzionale tedesco (sbarramento al 4 o al 5% e riparto nazionale), una piccola quota di seggi è riservata come diritto di «tribuna» ai partiti che rimangono sotto lo sbarramento e, novità delle ultime settimane, una quota di oltre 150 deputati scelta proporzionalmente solo tra le forze (coalizioni) che superano il 10%.

Quest’ultimo aspetto sostituirebbe il premio di maggioranza previsto dal «porcellum» e consentirebbe a tutti i partiti principali di negoziare le proprie alleanze. Il «terzo polo», per esempio, potrebbe scommettere di superare il 10% e partecipare da solo a questo riparto oppure potrebbe allearsi preventivamente con il Pd o con il Pdl in modo da puntare da subito alla governabilità. Stessa scelta che dovrebbe fare la sinistra e l’Idv.

Com’è noto, il diavolo in materia elettorale si annida nei dettagli. Ma questa ipotesi, in sostanza, impone un governo di coalizione e penalizza la Lega, che se pensa di non superare il 10% dovrebbe per forza «mescolarsi» al Pdl. Non a caso il Carroccio in questa fase è l’unico partito a insistere su semplici «modifiche» al «porcellum» e non su una nuova legge elettorale, come invece da ieri specifica una nota congiunta inedita Pd-Pdl.

I due «partitoni», infatti, concordano su una riforma «tendenzialmente bipolarista», sul no alle preferenze e sull’abolizione del premio di maggioranza che impone le alleanze coatte. Lo spiraglio è esile ma c’è.

Non a caso per la prima volta da lustri i contorni della legge a cui si sta lavorando non vedono sbarramenti preventivi né da parte dell’Udc né da parte di Vendola. E neanche l’Idv in partenza appare contrario. Purché, avverte Di Pietro, la riforma si faccia alla luce del sole e non nei «sottoscala» di Palazzo.

Luciano Violante, plenipotenziario del Pd sulle riforme, respinge i sospetti «inciucisti» di tutti i potenziali alleati e promette incontri a 360 gradi: «Nessuno – giura – si dovrà sentire escluso».

Il Pd, soprattutto, vuole stanare Pdl e Lega e oggi chiederà alla capigruppo in senato di calendarizzare l’iter delle riforme come avevano richiesto ufficialmente a Fini e Schifani i capigruppo Finocchiaro e Franceschini una decina di giorni fa.

Nonostante i proclami, che la riforma vada in porto è tutto da vedere. Lo dimostrano i tanti preamboli lanciati sul tavolo prima ancora di entrare nel merito. Il leghista Calderoli, per esempio, chiede prima di tagliare i parlamentari e poi di discutere la riforma elettorale. Gli ex forzisti del Pdl invece premono per fare prima le riforme istituzionali (per esempio fine del bicameralismo e premierato). E così via. Tutte leggi costituzionali che necessitano di tempi molto lunghi per l’approvazione e dunque – visti i 14 mesi scarsi di legislatura che restano – allontanano nel tempo il doloroso addio (per i partiti) al «porcellum».

Il Pdl, soprattutto, gioca tutte le parti in commedia: ai leghisti assicura che il «porcellum» sarà solo modificato. Al Pd promette invece che sarà abolito. Grande è la confusione sotto il cielo. E la situazione non è affatto eccellente.

dal manifesto del 4 febbraio 2012