closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Ceci n'est pas un blog

Legalize It!

di Valentina Greco e @zeropregi

Se oggi, 16 luglio 2015, cercate su Google News la parola “Legalizzazione” vedrete apparire Matteo Salvini e la sua uscita “il sesso non fa male, la cannabis sì”.
Cosa c’entra una proposta di legge sulla depenalizzazione del consumo e possesso di cannabis con la proposta di legge di Matteo Salvini sulle case chiuse?
Niente. E non solo apparentemente.
Eppure per i media tricolori, per i principali quotidiani, sia nella versione cartacea che quella online, le due cose vanno di pari passo.
Già da ieri sera sulle piattaforme online – tanto quanto sui quotidiani di oggi – la replica alla proposta di legge sulla cannabis era affidata a Salvini, che ancora adesso campeggia col suo viso sulle pagine dei principali quotidiani, e al suo referendum sulla prostituzione, nato sotto la solita spinta moralista, di cui il segretario leghista è ormai diventato leader indiscusso.
Il referendum proposto dalla lega non è per la “legalizzazione della prostituzione”, ma per l’abolizione della Legge Merlin e, dunque, la riapertura delle case chiuse.
La proposta di legge dell’intergruppo parlamentare non è per la “legalizzazione della marjuana”, ma per la regolamentazione di coltivazione, vendita, possesso e uso.
Prostituzione e tratta non sono sinonimi, renderli tali significa cancellare l’esistenza di molte persone (tutte quelle che rivendicano il diritto di esercitare un lavoro sessuale) e di  ridurre tratta e sfruttamento a una questione di decoro urbano e ordine pubblico (che è poi quello che fa Salvini).
Sono tre dati banali, ma non scontati, ignorati superficialmente dal discorso pubblico allo scopo di radicalizzarlo.
Di nuovo, cosa hanno in comune cannabis e prostituzione? Niente. Cos’hanno in comune spaccio e tratta? A parte il fatto che dietro ci sta un controllo da parte della criminalità, nient’altro. Ma molta informazione italiana funziona così, trita e impasta ad uso e consumo del “dibattito politico”, assumendo sempre più le sembianze dei sandwich dei Tg Rai. E da un po’ di mesi pare che l’unica voce dell’opposizione sia quella del democraticissimo ragazzetto padano – in gioventù leghista a favore della legalizzazione – ora folgorato dal tricolore per tornaconto elettorale.
In un mondo che non si rassegna alla sua multipolarità (anzi continua a negarla) la polarizzazione degli argomenti è una prassi.
Il discorso salviniano ottiene (purtroppo) l’effetto desiderato, commenti e commentatori si sperticano in un profluvio di “o di qua o di là” palesando i radicati pregiudizi e stereotipi sulla prostituzione.
Se proprio ne sentiamo il bisogno, possiamo unire il discorso sulla prostituzione e sulla cannabis solo se vogliamo parlare di controllo sociale e repressione.
O, qualora fossimo intelligenti, se volessimo fare un discorso articolato sullo stigma sociale che comportano certe scelte (prostituirsi) o certe abitudini (farsi le canne).
La decriminalizzazione della prostituzione non risolve il problema della tratta e dello sfruttamento e risolve parzialmente i problemi di chi vuole esercitare un lavoro sessuale.
C’è un dato comune a tutte le latitudini, a prescindere dalle leggi dei singoli stati in materia di prostituzione, le violazioni dei diritti di chi esercita un lavoro sessuale sono una costante abbondantemente testimoniata.
In Grecia – dove la prostituzione è legale per le persone maggiorenni previa registrazione e solo se esercitata in bordelli – nel 2012 si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe, facendo test di sieropositività coatti sulle prostitute e pubblicando risultati e foto sul web. In Cina, fino al 2010, anno in cui sono state messe al bando, le prostitute venivano umiliate pubblicamente dalla polizia con sfilate per le strade. Nella sola città di New York il 70% degli intervistati dal Sex Work Project testimonia scontri quotidiani con la polizia e il 30% dichiara di aver subito violenza. E la cosa cambia di poco quando si esercita al chiuso invece che per strada.
La superficialità nell’affrontare argomenti importanti e delicati è ormai una consuetudine. Sugli articoli dedicati alla proposta di legge su “legalizzazione” non c’è nessun approfondimento sull’aspetto giuridico e sul tema carcere, uno dei temi principali di chi da sempre ha portato avanti campagne anti-proibizioniste. Sul Corsera unico commento alla notizia è affidato a un imbarazzante articolo di Giuseppe Remuzzi dal titolo “È dannosa [la cannabis] soprattutto per i giovani”. Apperò. Su La Stampa, invece, in prima pagina si sostiene l’importanza di legalizzarla, partendo anche dalle posizione dell’Antimafia che afferma che “il proibizionismo ha fallito”, per poi finire a parlare nell’articolo di “riduzione del danno”.
Non sembra peregrino il sospetto che questa improvvisa accelerazione su una proposta di legge del genere derivi dal fatto che proprio pochi giorni fa si è parlato di un inasprimento delle pene per i reati minori tipo il furto in casa o rapine, il che inevitabilmente porterà a un nuovo incremento delle presenze nelle carceri, già al collasso e 2 anni fa sanzionate dalla UE proprio a causa del sovraffollamento. Depenalizzare i reati legati al possesso e al consumo, quando almeno 1/3 della popolazione carceraria è detenuta per reati legati alle droghe, probabilmente aiuterà a bilanciare il numero, sempre comunque oltre il limite consentito.

Nonostante l’evidenza di Google News nessuno ci vieta di ragionare, o di cliccare sulla seconda pagina di risultati.