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Lega, nuovo segretario vecchi problemi

Il delfino è diventato re. Umberto Bossi è ancora lì ma l’era Maroni è iniziata. Al congresso di Assago l’ex ministro dell’Interno prende le redini di un partito sfiancato dagli scandali e sconfitto a tutte le ultime elezioni locali. Suona strano ricordarlo ma la Lega è il partito più vecchio presente in parlamento e il nuovo segretario deve vedersela con tutti gli orpelli burocratici e le mine politiche tipici di ogni cambio della guardia.

L’opposizione al governo Monti non si discute ma via da Roma e «dalle sue poltrone» è poco più di uno slogan per chi fino all’altro ieri prendeva impegni in Europa via Tremonti e si immaginava come l’unico partito veramente «riformatore» della senescente architettura istituzionale italiana. Per chi in questa legislatura aveva puntato tutte le sue carte sul «federalismo fiscale» il bilancio è vicino allo zero assoluto.

Non a caso, i sondaggi dicono di un Carroccio che rischia di finire sotto la soglia di sbarramento. E il nodo delle alleanze è ancora lì, intatto: l’«asse del Nord» incardinato su Bossi e Berlusconi è alle spalle.

Così la ritirata sopra il Po immaginata da Maroni rischia di assomigliare a una Caporetto. Tutti i fili della matassa padana passano per il Pirellone, dove Formigoni resiste asserragliato e dove, visti i sondaggi e la batosta presa a Milano, non è il momento di staccare la spina.

Maroni è al lavoro e al primo punto dell’agenda è la riorganizzazione del partito. Il suo primo consiglio federale è stato spostato a lunedì. In quella sede l’ex ministro indicherà i suoi tre vice: uno sarà il suo vicario e almeno uno dei tre dovrà essere veneto.

Finora tutte le iniziative dei «lumbard» sono finite in burletta: fallito lo sciopero dell’Imu (il gettito è andato a gonfie vele), si pensa a una «disobbedienza fiscale» dei sindaci del Nord contro il patto di stabilità interno.

Per Maroni gli amministratori leghisti dovranno essere i «guerrieri» del partito. Sembra più un vecchio film degli anni ’90 che l’inizio di una nuova saga «barbara» e «sognante».

dal manifesto del 3 luglio 2012