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L’effetto Napolitano raffredda le toghe e gela l’opposizione

Ora che è tornato dagli Stati uniti l’effetto Napolitano si sente tutto. C’è la mano invisibile del presidente della Repubblica nel rituale quasi burocratico con cui le opposizioni hanno votato contro il conflitto di attribuzione tra la camera e i pm di Milano. Stavolta niente toni urlati né «vaffanculo» in aula. Le forme sono salve e la democrazia è intatta.

Berlusconi porta a casa col minimo danno un altro tassello della sua strategia difensiva e non «forza» sulle leggi che più gli stanno a cuore come la «prescrizione breve» e la responsabilità civile dei magistrati. «C’è tempo, niente fretta», sintetizza placido il capogruppo leghista Reguzzoni alla camera a metà pomeriggio. «Si va avanti nei tempi stabiliti, c’è anche Napolitano che lo ha fatto capire…», si lascia sfuggire un deputato centrista subito dopo il voto su Ruby.

Così la «grande grande grande riforma della magistratura» congegnata da Alfano-Ghedini pare rientrare nei binari istituzionali. Da un lato Napolitano riceve i vertici dell’Anm al Quirinale e li rassicura sulla «necessità di una riforma condivisa». Dall’altro autorizza il plenum del Csm a discutere, oggi, il parere sulla «prescrizione breve» in via di approvazione alla camera. A ciascuno il suo.

Di fronte a Luca Palamara e ai vertici del sindacato delle toghe Napolitano auspica «un più sereno clima istituzionale» e ribadisce che «l’autonomia e l’indipendenza della magistratura costituiscono principi inderogabili». Per questo ogni riforma della magistratura deve essere «rispettosa della distinzione tra i poteri e delle funzioni di garanzia». A governo e opposizioni Napolitano chiede di andare avanti con un confronto ampio, «senza pregiudiziali e con la massima disponibilità all’ascolto e alla considerazione delle diverse impostazioni e proposte» affinché le nuove regole «siano ispirate al principio della ricerca di un’ampia condivisione, che deve comprendere anche la definizione di puntuali orientamenti per le leggi ordinarie attuative della riforma costituzionale». Niente strappi a maggioranza, insomma. Parole molto apprezzate anche dagli avvocati dell’Unione camere penali.

Il Colle non manca di ricordare al governo che fino a ieri mattina il testo della riforma costituzionale non era ancora arrivato agli uffici del presidente. Alfano e via Arenula hanno subito provveduto a sanare la «dimenticanza» spedendo i 16 articoli e la necessaria relazione tecnica al vaglio presidenziale. Elementi che fanno un po’ di chiarezza.

I magistrati – sostiene la relazione del ministero della Giustizia – vanno equiparati ai dipendenti pubblici e devono rispondere di tasca propria se causano un danno ingiusto. Abolita di fatto anche l’obbligatorietà dell’azione penale. La politica criminale sarà competenza del governo, che fisserà per legge i «criteri» cui dovranno attenersi i futuri pm, che avranno una carriera separata dai giudici e non potranno più disporre autonomamente della polizia giudiziaria.

Il centrodestra a mezza bocca si duole un po’ per il comportamento del Colle ma in realtà interpreta il monito presidenziale come un sostanziale via libera ai propri piani. I tempi di una riforma costituzionale, del resto, sono lunghi. E ormai sarebbero stretti anche se la legislatura arrivasse al 2013.

L’Anm non demorde. Al Quirinale non ha nascosto nulla delle sue preoccupazioni sugli aspetti punitivi della riforma del centrodestra. Né ha risparmiato le preoccupazioni sulle «manifestazioni di piazza davanti ai tribunali» e il «vivo allarme per il clima di quotidiana aggressione» nei confronti dei magistrati. Per ora non c’è ancora nessuno sciopero in vista. «La magistratura non vuole essere trascinata sul terreno dello scontro. Stiamo seguendo un percorso le presentando le nostre posizioni ai principali organi istituzionali», spiega il presidente Luca Palamara. Dopo Napolitano oggi sarà il turno di un incontro con il presidente del senato Schifani, poi Fini e via via i capigruppo dei vari partiti e i presidenti delle commissioni giustizia del parlamento.

Al Csm si apre oggi un’altra partita. Napolitano – informa il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura Vietti – ha autorizzato la discussione nel plenum del «processo breve». Sul calendario di palazzo dei Marescialli e sul parere a iter parlamentare in corso si erano appuntate le critiche dei «laici» del Pdl.

dal manifesto del 6 aprile 2011