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Le Vite degli altri contro il Caimano

Il Cavaliere pensa di vivere nella Ddr e denuncia un «golpe bianco» contro di lui. Frattini segue le orme di Saddam e va a Strasburgo. Nella guerra totale contro tutti il premier chiede il ritorno dell’immunità parlamentare. Poi convoca i suoi «direttorissimi» e allarga il terremoto a tutta l’Italia in vista delle urne: fuori l’Udc dalle nostre regioni. Nel Pdl ormai è il panico. Oggi a Milano Fli prova a darsi un futuro.

Le vite degli altri contro il Caimano. La Germania della Ddr che ha vinto l’Oscar nel 2007 contro l’Italia berlusconiana di Nanni Moretti pre-Prodi 2006. Lo scontro politico e istituzionale trionfa sull’immaginario. Non è un caso che proprio mercoledì sera, il film italiano è stato censurato su Raitre dal «generalissimo» Masi mentre Raidue ha proposto la splendida pellicola tedesca in prima serata. Messaggi subliminali di una videocrazia da ancien régime.

La «guerra totale» dichiarata da Berlusconi non prevede ostaggi. Il Cavaliere ha scelto di impugnare indifferentemente tutte le «quattro R»: resistenza, riforme, responsabili e rimpasto. Lo spartito di palazzo Grazioli ormai prevede un frastuono quotidiano.

In un’intervista a Giuliano Ferrara sul Foglio in edicola oggi, Berlusconi mette la firma ai palinsesti Rai e assimila l’Italia alla Germania comunista, dipingendosi vittima di «inchieste farsesche e degne della caccia spionistica alle Vite degli altri». Il premier denuncia un «golpe bianco», l’«eversione politica» da parte dei giudici: «È un giudizio tecnico, non uno sfogo irresponsabile – precisa citando un articolo di Alberto Asor Rosa uscito sul manifesto del 25 gennaio – in una democrazia il giudice di ultima istanza, quando si tratta di decidere chi governa, è il popolo elettore e con esso il parlamento, che sono i soli titolari della sovranità politica».

Per far capire meglio il concetto, 101 deputati del Pdl insistono con la seconda «R», quella delle riforme, e chiedono il ritorno in Costituzione all’art. 68 della vecchia immunità parlamentare abolita dopo Tangentopoli. Uno scudo tanto totale quanto irrealistico. Perché in parlamento il Pdl ha i numeri per resistere a oltranza ma non ancora per governare. Berlusconi ieri ha chiesto ai «responsabili» guidati da Moffa e Romano di darsi da fare con la campagna acquisti. Bastano 8 nuovi deputati per poter blindare tutte le commissioni e andare avanti qualche mese.

Chi gli sta intorno lo asseconda come può. Il ministro degli Esteri Franco Frattini annuncia un ricorso del governo all’Alta Corte per i diritti umani di Strasburgo contro la violazione della privacy del premier da parte dei pm. Se lo facesse davvero, Berlusconi sarebbe l’unico capo di governo in carica al mondo ad aver mai evocato l’intervento della Corte europea. In ogni caso, è in buona compagnia: prima di lui si sono rivolti a Strasburgo «statisti» come Saddam Hussein e Slobodan Milosevic. Oppure l’ex presidente della Lituania Rolandas Paksas e l’ex premier della Bulgaria Sax Koburgotski. Il record italiano però forse resterà solo un sogno dei ruffiani che lo circondano, perché alla Corte sulla riva del Reno si può adire solo al termine di ogni grado processuale, cioè dopo la Cassazione.

Il premier sa che non gli resta più molto tempo. La retromarcia sul decreto intercettazioni e il mega flop sulla «scossa» all’economia sono solo due esempi tra i tanti. Berlusconi salirà al Colle la settimana prossima ma andare contro tutti – opposizioni, Consulta, Quirinale, magistratura, una parte della polizia e dei servizi di sicurezza, sindacati e Confindustria, gerarchie ecclesiastiche (ieri Avvenire ha concesso in sordina l’estrema unzione), il resto del mondo a parte la Russia – serve soltanto a mobilitare i «suoi» elettori, la fonte ultima del suo potere. Dopo aver demolito tutto e tutti, il premier si prepara a lanciare la campagna elettorale e mediatica che lo porterà alla vittoria o alla sconfitta.

Spin doctor e avvocati si susseguono alla sublime porta di palazzo Grazioli come visir in un palazzo ottomano. La macchina della propaganda è oliata, spazia dal Tg1 airotocalchi. Mentre la piazza scalda i motori, magari in vista del famoso «predellino bis».

Più prosaicamente, la politica ha le sue incombenze. E Berlusconi ha deciso di espellere gli assessori dell’Udc da tutte le giunte regionali e provinciali dove è alleato con Casini. In Campania il suo uomo di mano, Nicola Cosentino, ha già quasi concluso la pratica con il presidente Caldoro: o i centristi passano col Pdl o sono fuori. Altrove la strada è più difficile.

La paura per gli ordini sempre più folli che escono dal bunker serpeggia al fronte. I governatori Polverini (Lazio), Cappellacci (Sardegna) e Tondo (Friuli) si rifiutano di «purgare» le loro giunte. Acque agitate anche in Calabria e Abruzzo. Tutte realtà del centro-sud strategiche in caso di ritorno al voto. In cui però l’Udc da sola arriva anche al 9,4% ed è la seconda o la terza gamba del centrodestra. Sotto il grido «Berlusconi o morte» ancora non si intravedono i pugnali di chi lo tradirà. Ma il terremoto Roma-Milano rischia di far crollare l’Italia.

uscito sul manifesto dell’11 febbraio 2011