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Lo scienziato borderline

Le pietre urlano a Gezi Park – Stones are screaming in Gezi Park

(english translation at the end)

Gezi Park, oggi.

E’ facile arrivarci. Il mio albergo è giusto dietro Piazza Taksim, e da un lato si apre questo parco urbano relativamente piccolo, ma che si intuisce essere un’oasi preziosa in una città devastata dal traffico come Istanbul.

Sembra tutto normale, a Gezi Park, oggi, 29 settembre. Pare siano passati anni e non settimane da quando gli occhi del mondo si appuntarono in questi luoghi, paradiso e inferno.

Paradiso per il fiorire e divampare improvviso di un movimento di protesta pacifico, popolare, enorme, la gente che si scrolla di dosso la cappa di piombo della paura di un regime fascista e di polizia, sta insieme, manifesta, si esprime, urla, canta, balla: chiede salvezza per gli alberi di Gezi Park, chiede democrazia, libertà, colore al posto di questo grigio sporco.

Inferno, per come il regime fascista e di polizia – appoggiato dalla NATO e dagli USA dei quali è prezioso alleato – ha reagito soffocando nel sangue quel Movimento pacifico: sei morti, migliaia e migliaia di feriti, lacrimogeni lanciati ad altezza uomo come razzi, pestaggi, autoblindo con cannoni ad acqua e schifezze chimiche, elicotteri che bombardano con lacrimogeni, arresti, carcere. Violenza.

L'unico monumento a Gezi Park che ricorda i morti della rivoluzione. A pennarello, i nomi e la scritta OLUMSUZDUR, immortali

L’unico monumento a Gezi Park che ricorda i morti della rivoluzione. A pennarello, i nomi e la scritta OLUMSUZDUR, immortali

Cosa resta, oggi, di quei giorni, dov’è la gente di Piazza Taksim e di Gezi Park?

Huseyin è un ragazzo alto, ha 26 anni e fa il fotografo. Ha partecipato a tutti quei fatti, li ha documentati, vuole diventare fotoreporter. Mi fa fare, sottovoce, il Gezi-Taksim tour, un po’ come noi in Valsusa facciamo fare il notav tour agli amici che vengono a vedere.

E’ molto bello, il parco, a settembre inoltrato. L’erba è ancora verde, gli alberi fronzuti fanno una bell’ombra nella giornata di sole. Non c’è più traccia dei gazebo, delle cucine da campo con il cibo condiviso per tutti di maggio e giugno. Non c’è più traccia della gente di Gezi Park. Qualche homeless dorme sulle panchine.

I giorni a Piazza Taksim sono questo ora: immagini viste dal telefonino di chi ci è stato. Foto di Huseyin Aldemir

I giorni a Piazza Taksim sono questo ora: immagini viste dal telefonino di chi ci è stato. Foto di Huseyin Aldemir

Vicino alla fontana dove i manifestanti attingevano acqua per curare le ustioni da lacrimogeni (in un mese e mezzo, la polizia ha consumato la scorta di due anni) giocano ignari dei bambini.

Accanto alla fontana, c’era il piccolo giardinetto-monumento con sei candele, per i sei morti – tutti ragazzi – uccisi dalla polizia del regime. Gli stivali dei poliziotti l’hanno calpestato e tutto è stato rimosso, l’erba ora è a puntino, ben rasata.

Non c’è nessun monumento per i morti di Gezi Park e di Piazza Taksim, a parte qualche manifesto mezzo strappato nelle viuzze che da Piazza Taksim portano alla Galati Tower.

Mentre chiaccheriamo con Huseyin, quetamente come passanti, troviamo però il monumento. Su una pietra bianca delle scalinate che portano verso il monumento ad Ataturk, mezzo cancellati dall’acqua e dai detergenti che hanno ripulito tutti i muri, scritti a pennarello ci sono i nomi di cinque ragazzi morti, uccisi dalla brutalità di questo regime intollerabile.

Ahmet Atakan (22 anni). Abdullah Comert (22 anni). Alì Ismail Korkmaz (19 anni). Ethem Sarisuluk (26 anni). Mehmet Ayvalitas (20 nni). Medeni Yildirum (18 anni).
I nomi sono congiunti da una riga a pennarello, che porta alla parola OLUMSUZDUR, cioè IMMORTALI.

E vicino, l’hashtag della rivoluzione: #DIRENGEZI.

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Ho passato del tempo con Huseyin, e anche con Timurtas Onan, un fotografo professionista molto noto e – onestamente – bravissimo, che ha ritratto tutti quei giorni e spera di riuscire a pubblicare la sua testimonianza.

Quanto mi hanno detto, i racconti, non possono esaurirsi in questo articolo.

Devo e voglio documentare quello che è successo, ma soprattutto quello che succede ora, quando i riflettori dei media occidentali, fintamente scandalizzati per la brutalità del regime turco, hanno completamente dimenticato Gezi Park e Piazza Taksim. La Turchia – regime fascista e di polizia – ritorna ad essere il buon gendarme USA del Vicino Oriente, comodo alleato per la querelle Siriana.

Ma le pietre, a Gezi Park, urlano, in mezzo ad una calma ed un silenzio terrificanti. In mancanza di altri, toccherà a me provare a farle parlare.

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Gezi Park today.

It ‘s easy to get there. My hotel is right behind Taksim Square, on one hand there is this relatively small urban park , but you can imagine that being a precious oasis in a city devastated by the traffic as Istanbul is.
Everything seems normal, in Gezi Park, today, 29 September. It seems that years and not weeks have passed since when the eyes of the world were pinned in these places, heaven and hell.
Heaven for the flourishing and sudden flare up of a peaceful protest movement , popular, huge;  people who shakes off the leaden fear of a fascist regime and of police, they get together, manifest, express themselves, screaming, singing , dancing: they ask  for salvation of the trees in Gezi Park, they call for democracy, freedom, color instead of this dirty gray .
Hell , the way the fascist regime and police – backed by NATO and the USA of which is valuable ally – reacted choking on blood that peaceful Movement : six dead people, thousands injured, tear gas fired at head height as flares, beatings , armored cars with water cannons and chemical crap , helicopters bombarding with tear gas, arrests, jail. Violence.
What remains today of those days , where are the people of Taksim Square and Gezi Park?
Huseyin is a tall guy, 26 years old and is a photographer. He has participated in all those facts, documented them, he wants to become a photographer. It guides me thru, quietly, the Taksim Gezi – tour , a bit ‘ as we do in Valsusa with the “notav tour” to friends who come to see .
It ‘ very nice , the park , in late September. The grass is still green, leafy trees make a lovely shade in sunny day. There is no trace of the gazebos, the camp kitchens with food shared for all during May and June . There is no trace of the people of Gezi Park. Some homeless people are sleeping on the benches.
Near the fountain where protesters drew water to treat burns from tear gases (in a month and a half , the police has consumed the escort of two years) play unsuspecting children.
Next to the fountain , there was the small garden – monument with six candles for the six deaths – all young people – killed by the police of the regime. The boots of the policemen have stepped on and everything has been removed , the grass is now a dot , well shaved.
There is no monument to the dead of Gezi Park and Taksim Square, apart  some poster ripped through the narrow streets that lead to the Galati Tower from Taksim Square.
While chatting with Huseyin, quietly as passers-by, however, we find the monument . On a white stone of the staircases leading to the monument to Ataturk, half-erased by water and detergents that have cleaned up all the walls, written in a red marker are the names of five boys dead, killed by the brutality of this intolerable regime .
Ahmet Atakan ( 22 years). Comert Abdullah ( 22 years). Ali Ismail Korkmaz (19 years old ) . Ethem Sarisuluk (26 years) . Mehmet Ayvalitas (20 years) . Medeni Yildirum ( 18 years).
The names are joined by a line marker , leading to OLUMSUZDUR word , that is IMMORTAL .
And next , the hashtag of the revolution : # DIRENGEZI .
I’ve spent time with Huseyin , and even with Timurtas Onan , a well known artist and professional photographer  and – honestly – exceptionally good , which portrayed all those days and hopes to publish his testimony.
As I have said , the stories , can not be concluded in this article.
I have and I want to document what happened , but above all what is happening now, when the spotlight of the Western media, mock- outraged by the turkish regime’s brutality, have completely forgotten Gezi Park and Taksim Square. Turkey – Fascist regime and police-based – back to being the good ally of  USA in the Middle East , convenient ally for the Syrian controversy .
But stones ,  in Gezi Park, are screaming , in the middle of a calm and a terrifying silence . In the absence of others, it’s up to me to try to make them talk.