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Poltergeist

Le parole delle serie

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Una delle più belle canzoni di Tom Waits, A Sight for Sore Eyes, è un collage di luoghi comuni, di modi di dire, magistralmente messi in rima e arrangiati a raccontare una storia d’amore (Step Right Up ne è una versione più, diciamo così, sperimentale, così come l’esilarante The Piano Has Been Drinking, anche se allo stesso tempo usa espressioni curiose, inventate da Tom Waits stesso).

La canzone, fin dal titolo che significa “una persona che si ha un piacere immenso di vedere in mezzo a una vita derelitta”, gioca con la tendenza americana di parlare per frasi fatte e così limitare le possibilità semantiche delle parole, incarcerate nel significato particolare del modo di dire.

Questo uso umoristico e icastico di una tendenza semp

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lificativa del linguaggio che non è certamente solo americana, si perde completamente nelle sceneggiature delle più retrive e banali delle serie procedural, quali Chacago P.D., una serie al suo secondo anno che verte sull’emancipazione di tecniche poco ortodosse da parte della polizia per mettere al sicuro pericolosi criminali. In sostanza, una versione soft e nazional-popolare del Patriot Act (se una cosa del genere è possibile).

Alcuni esempi dalla sceneggiatura: “I want you to sever all ties with your mother. Bunny is the cancer in your life and we both know it. Take it or leave it”, ci sono tre, quasi quattro frasi fatte in questo pezzo di dialogo. La traduzione, che cercherò di restituire usando frasi fatte in italiano, suona più o meno così: “Devi tagliare il cordone ombelicale con tua madre. Bunny è un cancro che ti mangia la vita, e lo sappiamo entrambi. O così o niente”. Ammetto che in inglese l’uso delle frasi fatte suona più forte, perché sono estremamente succinte e includono anche quel “lo sappiamo entrambi” che in italiano non riesce a rendere l’idea del generico e trito “we both know it”, che forse dovrebbe essere tradotto con “che te lo dico a fare”.

Una serie che ha fatto un uso scriteriato dei modi di dire, dei proverbi e degli adagi popolari (con la scusa di usarli come caratterizzazione del protagonista che ne esce come una macchietta da graphic novel da strapazzo) è CSI Miami, R.I.P.

Gli esempi potrebbero essere infiniti e sono sempre pronunciati da un Horatio Cane la cui capacità espressiva è minore di quella di Clint Eastwood: la sua si limita a Horatio con gli occhiali da sole e Horatio con gli occhiali da sole.

Horatio-Caine

“You lie down with the Devil, you wake up in Hell”, letteralmente, “Se vai a letto con il demonio poi ti risvegli all’inferno”. Duh, direbbe Homer Simpson.

Siccome a queste serie manca una qualsiasi profondità di trama (le storie volgono tutte a mostrare che c’è un – e cioè UN SOLO – maniaco in giro che viene catturato, eradicando quel male per sempre, o comunque fino alla prossima puntata), l’abuso di luoghi comuni è particolarmente fastidioso, nonché linguisticamente diseducativo.

Serie dall’andamento procedural il più banale e trito possibile come il veterano Law and Order: SVU, invece, cerca ogni volta di affrontare una tematica sociale più generale, spesso lasciata irrisolta nella sua incidenza sulla nazione, sebbene il maniaco di turno venga catturato (o anche a volte no). SVU si pregia di trattare temi presi direttamente dalla cronaca e l’ultima puntata ha affrontato l’atteggiamento aggressivo e bigotto verso gli adolescenti transessuali. Qui i modi di dire si limitano alle tecniche di polizia (le mille sigle che ormai conosciamo – 5-0 vuol dire pula come da noi lo sarebbe dire “pantera”; 132 vuol dire rapina a mano armata e DOA significa “Dead On Arrival”, cioè indica un corpo che è arrivato in ospedale, o è stato ritrovato dalla polizia già morto).

Non è immediatamente comprensibile come mai serie dal linguaggio complesso – quelle di Aaron Sorkin, per esempio, o quasi tutte quelle scritte da David E. Kelley – non trovino spazio sulle reti televisive da qualche tempo. Le cose migliori, soprattutto dal punto di vista linguistico, stanno uscendo su Amazon, in quel curioso modo che incita al binge watching, cioè a guardare tutta la serie in una sola serata, incollati al televisore, e nemmeno la HBO sta sperimentando più molto, dopo la straordinaria carrellata di parolacce e termini infamanti presi direttamente dal Far West di Deadwood.

Che il modo in cui ci si esprime sia diventato meno importante dell’esprimersi tout court è cosa nota. Quello che servirebbe è uno di quei colpi di reni della televisione americana che negli ultimi decenni ha spesso dato una virata alle abitudini verbali, psicologiche, morali e intellettuali del pubblico americano e a quello d’oltreoceano.

Se solo True Detective non avesse una trama tanto ridicola, sarebbe perfetto a questo scopo.