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FranciaEuropa

Le organizzazioni anti-razziste sul fronte del “razzismo anti-bianchi”

Per la prima volta un’organizzazione anti-razzista è presente come parte civile in un processo, che si apre oggi al tribunale di Parigi, dove l’accusato deve rispondere di “razzismo” contro un bianco. L’imputato è accusato di aver aggredito un uomo nel métro e di averlo insultato: “sporco bianco, sporco francese”.  La Licra ha deciso di presentarsi come parte civile: “mi rendo conto che il termine razzismo anti-bianchi è equivoco – spiega il presidente, l’avvocato Alain Jakubowicz – ma non siamo più negli anni ’80. La società è cambiata”. Un’altra organizzazione anti-razzista, il Mrap (vicina al Pcf) dà ragione alla Licra. “Siamo coscienti del rischio di strumentalizzazione – afferma il co-presidente, Pierre Mairat – ma la vera questione è: neghiamo il problema oppure lo constatiamo e lo analizziamo?”. Sos racisme, vicino al Ps, rifiuta il termine di “razzismo anti-bianco”, ma si dice pronta anch’essa a presentarsi come parte civile in tribunale quando sarà implicata in un caso simile a quello giudicato in questi giorni a Parigi. La Lega dei Diritti dell’uomo (Ldh), invece, non intende cambiare rotta e si limiterà a combattere il razzismo contro le persone di origine immigrata: la scelta della Licra, per il presidente della Ldh Pierre Tartakowsky, “è un errore tattico, banalizzerà l’idea che tutti sono razzisti”. Per Tartakowsky, “il razzismo anti-bianco non esiste”.

Il termine è stato usato e abusato dal Fronte nazionale. Poi è stato ripreso alla grande dall’Ump. L’attuale presidente del partito di Sarkozy, Jean-François Copé, in corsa per la rielezione (contro l’ex primo ministro François Fillon) da giorni occupa la scena politica con la storiella del pain au chocolat: un bambino si sarebbe fatto rubare la merenda uscendo da scuola perché era epoca di ramadan. A parte il fatto che da due anni il ramadan è caduto nel periodo estivo, con le scuole chiuse (e quindi senza bambini con la merenda alle 16,30), l’intenzione di Copé era di denunciare l’assedio che subiscono i franco-francesi, non più padroni a casa loro. Un sondaggio dell’Ifop  (molto indirizzato nelle domande a risposta multipla)  è arrivato puntuale a confermare le paure dei francesi, che la destra fomenta per sfruttarle politicamente: per il 68% degli intervistati i musulmani non sono integrati perché rifiutano di farlo, per il 43% la comunità musulmana presente nel paese minaccia la Francia, il 63% è contro ogni manifestazione pubblica di appartenenza religiosa (velo ecc.) e il 43% contro la costruzione di moschee. Hollande ha rimandato a dopo le municipali del 2014 la legge per dare la possibilità di votare alle elezioni locali ai residenti extra-comunitari, che era una delle sue promesse elettorali.

  • Spartacus

    Son d’accordo con Licra e Mrap. Il razzismo può colpire chiunque e quindi non vedo come si possa affermare che il razzismo antibianco non esista. Ci sono razzismi di neri contro, bianchi contro bianchi, ebrei contro ebrei.
    Che poi ci si possa sentire a disagio perché il tema è stato utilizzato, amplificato e strumentalizzato, dai fascisti dell’FN, questa è un’altra faccenda. Tuttavia ciò non può e non impedire azioni finalizzate a sanzionare questo genere di comportamento.

  • carlo

    c’è una contraddizione di fondo nella linea che la sinistra europea persegue a proposito del tema immigrazione.
    Da un lato sostiene il multiculturalismo e la concessione di diritti politici ai nuovi arrivati, senza distinzione; dall’altro constata che uno dei gruppi arrivati ha altri obiettivi politici, sociali, religiosi non compatibili con il quadro costituzionale francese , italiano , tedesco etc.
    Cosa facciamo ?
    Dobbiamo aspettare che i gruppi che in Europa si confrontano arrivino a dimensioni tali da far scoppiare una nuova Sarajevo , magari a Lione, Tolone o Dusseldorf ?
    Forse è questo il soggetto per un suo prossimo articolo, gentile sig.ra Anna Maria.