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Le notizie precarie dei freelance poco free

24mila giornalisti «freelance» guadagnano meno di 900 euro al mese. Oltre la metà dei giornalisti italiani attivi, 24mila a fronte di 20 mila contrattualizzati, non ha un contratto a tempo indeterminato e guadagna in media nemmeno 10mila euro lordi l’anno, la maggioranza dei quali meno di 5 mila. E’ il lato emerso del dilagante precariato giornalistico.

Al congresso di Bergamo l’Fnsi darà più spazio ai cosiddetti «freelance» valorizzando di più la Consulta per il lavoro autonomo e dandole più peso nelle decisioni sindacali, tradizionalmente orientate sui giornalisti contrattualizzati. «Oggi in Italia essere giornalisti freelance non è quasi mai una libera scelta, e spesso è solo una costrizione, a causa di condizioni di mercato che raramente offrono la possibilità di assunzioni o prospettive di stabilità e a volte spingono all’apertura – controvoglia – di una partita Iva», scrive l’Fnsi in una nota.

Anche per il sindacato, il precariato non è più un tempo più o meno lungo di prova prima della stabilizzazione. Serve dunque un cambio di strategia: «regole che garantiscano condizioni di lavoro minime a tutela dei freelance e della qualità stessa dell’informazione». Tra gli obiettivi, tornare alle tariffe minime (che Bersani da ministro abolì) e aumentare il costo per gli editori del lavoro autonomo rispetto a quello dipendente.