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Le 5 bugie di Berlusconi Pinocchio

Il Cavaliere va in tv e infila almeno cinque menzogne in cinque minuti. Emendamenti ancora avvolti nel mistero. Lo «spread» schizza al 3% mentre ministri e relatore cercano di ammorbidire i tagli alle pensioni

Cinque bugie in cinque minuti. Silvio Berlusconi ci mette la faccia e dopo l’intesa raggiunta ad Arcore difende a spada tratta la manovra di agosto. Incurante di una protesta che cresce, il premier concede un’intervista telefonica a Studio aperto dove infila una tale quantità di bugie da far sospettare che a Palazzo Chigi si aggiri un sosia o un marziano.
Dai saldi mancano 5 miliardi
1. Per il premier la manovra «è molto migliorata senza modificare i saldi, è più equa e assolutamente sostenibile». Sarà, ma dopo l’ultima polpetta avvelenata sulle pensioni, anche Cisl e Uil si aggiungono alla protesta contro il governo. Ogni testo, tra l’altro, non è mai definitivo. Lo stesso relatore del Pdl, Azzollini, annuncia una norma transitoria che limiti i danni per chi ha già riscattato la laurea pensando che fossero contributi parificati a quelli di lavoro. Anche così però i conti non tornano. Dopo le modifiche di Arcore Confindustria ipotizza la mancanza di 4 miliardi. Ma già il peggioramento della congiuntura economica (Pil in frenata) e l’aleatorietà di alcune norme (come giochi, Robin Tax e lotta all’evasione affidata ai comuni) rende i famosi «saldi» della manovra più delle perline da vendere ai mercati che il frutto di un calcolo strategico. Non a caso, mentre Berlusconi parlava lo spread con i titoli tedeschi schizzava sopra al 3% . E’ ipotizzabile che nella finanziaria di dicembre spunti un’altra «manovrina» per correggere il tiro.
Il bluff delle riforme istituzionali
2. «Abbiamo tagliato moltissime poltrone, dimezzeremo i parlamentari e aboliremo le province. Su questo ora il compito spetta all’opposizione». Anche Schifani torna ad auspicare un coinvolgimento del terzo polo. L’amo all’Udc è lanciato. Ma per modificare la Costituzione servono quattro voti delle camere a distanza di almeno tre mesi l’uno dall’altro su un testo identico. Realisticamente servono almeno 18 mesi, ne mancano “solo” 20 alla fine della legislatura.
La «solidarietà» è incostituzionale
3. «Abbiamo abolito il contributo di solidarietà, ho sempre detto che il mio cuore su questo grondava sangue». In attesa degli emendamenti, il relatore (Azzollini del Pdl) conferma che il maxi-contributo resta a carico di tutti i dipendenti pubblici che guadagnano più di 90mila euro, dei pensionati d’oro e dei parlamentari. Non lo pagheranno, quindi, solo i dipendenti privati e i lavoratori autonomi. Protestano – a ragione – i magistrati di ogni ordine e grado: – «È del tutto evidente l’incostituzionalità di una norma che viola i principi di uguaglianza dei cittadini e progressività del sistema fiscale». Una persona è tassata alla fonte in modo diverso a seconda di chi è il suo datore di lavoro. Perfino l’associazione dei manager privati ammette l’ingiustizia e chiede al governo una patrimoniale che sconfigga l’evasione.
Maggioranza in fibrillazione
4. «I rapporti tra Pdl e Lega e tra me e Tremonti sono ottimi». Sarà, ma intanto in senato 623 emendamenti su 1.273 provengono da senatori della maggioranza. La Padania di oggi già titola sulla necessità di una «riflessione» sulle modifiche concordate il giorno prima ad Arcore. Calderoli pensa di metterci una pezza chiedendo a Sacconi di salvare almeno il riscatto del servizio militare e si arrangi chi ha studiato. E anche gli enti locali non mollano nonostante le promesse di Maroni. Chissà se questo “idillio” reggerà tra pochi giorni al voto della camera sul braccio destro di Tremonti Marco Milanese.
Aumento record delle tasse
5. «Da sempre ho promesso che non volevamo mettere le mani nelle tasche degli italiani». Il premier esulta per aver cancellato il maxicontributo ai privati che aveva approvato lui stesso il 13 agosto. Ma dimentica (tra le altre cose) i super-ticket sulla diagnostica, il blocco di due anni delle liquidazioni dei dipendenti pubblici, la cancellazione delle feste civili, il taglio alle detrazioni Irpef da 16 miliardi entro il 2013, il superbollo sui titoli, lo sblocco totale delle tasse locali dal 2012… il risultato è che tra due anni la pressione fiscale ammonterà al 48,4% del Pil, un prelievo record. Pescato per di più essenzialmente nelle tasche del blocco sociale più distante dal centrodestra: insegnanti, precari, dipendenti pubblici in genere, operai, Mezzogiorno.