closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
FranciaEuropa

Lavoro di domenica: l’imbroglio

Una pagina pubblicata a pagamento su vari giornali e firmata dai lavoratori del negozio Sephora (gruppo LVMH) sui Champs-Elysées, che protestano per la sentenza giudiziaria che impedisce di tenere aperto dopo le 21, seguito dalla “disubbidienza” di due  società di grandi magazzini di bricolage (Castorama e Leroy-Merlin), che domenica hanno deciso di non rispettare una sentenza che (su denuncia di un concorrente) aveva proibito l’apertura la domenica per 14 centri commerciali non situati in zone che godono della possibilità di deroga alla legge comune. A giugno, un tribunale aveva condannato le Galeries Lafayette e Uniqlo. Il governo in difficoltà, tanto per cambiare, con i ministri divisi sulla questione (Lavoro e Consumo per il rispetto del risposo domenicale, Affari sociali e Bilancio per una maggiore flessibilità). E la destra che soffia sul fuoco di un inizio di guerriglia tra lavoratori e sindacati: i lavoratori che chiedono solo di lavorare contro i sindacati burocratici che si arroccano in posizioni arcaiche. Va in scena l’ultima offensiva contro il diritto del lavoro. Karl Gahzi, della Cgt, spiega: “si confonde tutto: l’interesse collettivo, l’interesse individuale e l’interesse generale”. I dipendenti di Sephora chiedono di lavorare di notte, quelli di Castorama a Leroy-Merlin la domenica perché vogliono guadagnare di più. Per la Cgt, questo dipende prima di tutto dal fatto che i salari sono bassi nel commercio e che quindi gli straordinari diventano indispensabili per arrivare a fine mese. C’è poi il caso degli studenti, che lavorano il fine settimana per pagarsi gli studi. Ma per il momento la legge difende un’idea di società, dove non c’è solo la merce, ma anche la vita sociale e famigliare. Gi economisti spiegano poi che tenere aperti i negozi la domenica non significa necessariamente un aumento del fatturato. La Cgt sottolinea che il giorno in cui tutti lavoreranno la domenica, perché non ci sarà più nessun quadro legale, finiranno anche gli straordinari e i dipendenti saranno obbligati ad accettare gli orari atipici anche in settori dove non sono necessari.

Nei fatti, in Francia si lavora già molto la domenica.  Non sono implicate solo le professioni tradizionali, come gli ospedali, lo spettacolo, la polizia o la ristorazione. Gli alimentari, i mercati hanno il diritto di restare aperti fino alle 13. Negli ultimi vent’anni, si è registrata una crescita continua dei cosiddetti “orari atipici”, di notte, nei giorni feriali ecc. Ormai, i due terzo dei lavoratori subiscono orari atipici e solo il 37%  ha l’orario tradizionale, fisso, che inizia la mattina e finisce nel pomeriggio, con i week end liberi. Il 30% ha orari spostati, il 9,5% lunghi e flessibili, il 6,7% variabili nel corso dell’anno, mentre il 17,5% subisce un part time. Un terzo dei lavoratori dipendenti già lavora la domenica, il 20% in modo abituale, il 10% in modo occasionale. Il governo ha affidato una “missione” all’ex direttore della Posta, Jean-Paul Bailly, per fare chiarezza nella giungla di deroghe permesse dalla legge del 2009.

  • http://i Spartacus

    Un vero imbroglio, come ha scritto Ana Maria.
    Le imprese non fattureranno di più (come provano le precedenti esperienze) ma in compenso si scardano gli equilibri della modulazione dei tempi di lavoro, creati negli anni delle lotte sindacali e politiche (in molto settori già ampiamente stravolti).
    Equilibri che sono anche economici, con il pagamento maggiorato delle ore supplementari, notturne e festive.
    Sarkozy aveva promesso il “travailler plus pour être payé plus” e ci si trova invece a lavorare di più per meno, con orari spalmati a convenienza dell’impresa (in molti casi) e ulteriore abbattimento di diritti.
    Come dei vecchi venditori commerciali, gli strategi e gli ideologi del neoliberismo, arrivano a vendere quello di cui nessuno ha bisogno. Semmai come cantava il buon vecchio Lyndon Kwesi Johnson, abbiamo bisogno di “More time” per leggere, uscire, stare con famiglia e amici, andare in bici, fare sport, ascoltare o fare musica, guardare un film…..
    Ma “bricoleurs” da una parte e parte (sollecitata dal padronato) dei salariati dall’altra rivendicano queste aperture domenicali come un diritto, in nome della propria libertà di scelta e rimbalzando il messaggio padronale della creazione o del mantenimento di posti di lavoro a fronte di una più libera scelta dei tempi di acquisto.
    Chi non ha mai avuto voglia di Nutella alle 3 di notte ? Creiamo un movimento a difesa del nostro diritto ed esigiamo che i “nutellari” garantiscano anche i turni di notte. Altrimenti sentiamo conculcati i nostri sacrosanti diritti di “consumatori”.
    Cherchez l’imbroglio.

  • stefano

    Non riesco a capire se tema del contendere sia “il lavorare di Domenica”, il “lavorare troppo” (in rapporto al salario, da cui “I dipendenti di Sephora chiedono di lavorare di notte, quelli di Castorama a Leroy-Merlin la domenica perché vogliono guadagnare di più”), oppure “diventare complici della società dei consumi”. Purtroppo tutto viene mischiato, rendendo impossibile schierarsi in qualche maniera a favore o contro. Per esempio, avere più tempo libero significa magari far festa il mercoledì, quando le biblioteche sono aperte (a proposito Lenin auspicava che fossero aperte tutti igiorni dell’anno fino a mezzanotte: avrebbero scioperato anche contro di lui). Centinaia di migliaia di persone lavorano di Domenica, nei trasporti, negli ospedali, nella ristorazione, negli spettacoli, nella cultura e nel turismo. Vogliamo abolire il consumismo? Aboliamolo tutta la settimana, non solo la Domenica (tanto ormai a Messa non ci va più nessuno, e poi perchè non rispettare anche il Venerdì degli Islamici o il Sabato degli Ebrei?).

  • Spartacus

    Caro Stefano, sei capace di produrre qualcosa che si fondi su una riflessione seria o sei abituato ad accumulare inezie senza costrutto?
    Fare appello a Lenin per difendere il lavoro domenicale è il colmo del ridicolo.
    Non mi meraviglierebbe che tu sia un grillino: sragioni alla stessa maniera nella più totale incoscienza della complessità del soggetto e delle ricadute che hanno sulla vita dei lavoratori e sulla loro remunerazione.
    Ti auguro di lavorare di domenica, di notte, a tutte le feste comandate per poter verificare di persona com’è bello e socializzante avere il tempo libero quando la maggior parte di amici e parenti è al lavoro (o viceversa si ritrovano per passare un buon momento insieme).
    Le categorie che di solito lavorano di domenica (o meglio, lavoravano, prima dell’arrivo di voi “moderni” che avete capito tutto su tutto) sono legati a settori di assoluta necessità: ospedali, trasporti, ordine pubblico, turismo ecc.
    Per il resto, i tipi come me aspettano il lunedì.

  • Paolo

    Sono un lavoratore Leroy Merlin e se anche sono fra i fortunati (per il momento)che ancora non lavorano alla domenica,vorrei proprio sapere da dove viene la convinzione che i lavoratori del mio gruppo sono contenti di lavorare alla dom. perchè in questo modo guadagnano di più.Perchè?Perchè : 1°) lavorando la domenica,tu accantoni un giorno di riposo durante la settimana, che si, ha una maggiorazione,rispetto all’orario feriale,ma non paragonabile certamente al trattamento di lavoro straordinario.2°Andate a chiedere a questi lavoratori,quanti di loro, se non obbligati da un contratto rinnovato di anno in anno, sono contenti di lavorare di domenica