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FranciaEuropa

Lavoro di domenica: l’imbroglio

Una pagina pubblicata a pagamento su vari giornali e firmata dai lavoratori del negozio Sephora (gruppo LVMH) sui Champs-Elysées, che protestano per la sentenza giudiziaria che impedisce di tenere aperto dopo le 21, seguito dalla “disubbidienza” di due  società di grandi magazzini di bricolage (Castorama e Leroy-Merlin), che domenica hanno deciso di non rispettare una sentenza che (su denuncia di un concorrente) aveva proibito l’apertura la domenica per 14 centri commerciali non situati in zone che godono della possibilità di deroga alla legge comune. A giugno, un tribunale aveva condannato le Galeries Lafayette e Uniqlo. Il governo in difficoltà, tanto per cambiare, con i ministri divisi sulla questione (Lavoro e Consumo per il rispetto del risposo domenicale, Affari sociali e Bilancio per una maggiore flessibilità). E la destra che soffia sul fuoco di un inizio di guerriglia tra lavoratori e sindacati: i lavoratori che chiedono solo di lavorare contro i sindacati burocratici che si arroccano in posizioni arcaiche. Va in scena l’ultima offensiva contro il diritto del lavoro. Karl Gahzi, della Cgt, spiega: “si confonde tutto: l’interesse collettivo, l’interesse individuale e l’interesse generale”. I dipendenti di Sephora chiedono di lavorare di notte, quelli di Castorama a Leroy-Merlin la domenica perché vogliono guadagnare di più. Per la Cgt, questo dipende prima di tutto dal fatto che i salari sono bassi nel commercio e che quindi gli straordinari diventano indispensabili per arrivare a fine mese. C’è poi il caso degli studenti, che lavorano il fine settimana per pagarsi gli studi. Ma per il momento la legge difende un’idea di società, dove non c’è solo la merce, ma anche la vita sociale e famigliare. Gi economisti spiegano poi che tenere aperti i negozi la domenica non significa necessariamente un aumento del fatturato. La Cgt sottolinea che il giorno in cui tutti lavoreranno la domenica, perché non ci sarà più nessun quadro legale, finiranno anche gli straordinari e i dipendenti saranno obbligati ad accettare gli orari atipici anche in settori dove non sono necessari.

Nei fatti, in Francia si lavora già molto la domenica.  Non sono implicate solo le professioni tradizionali, come gli ospedali, lo spettacolo, la polizia o la ristorazione. Gli alimentari, i mercati hanno il diritto di restare aperti fino alle 13. Negli ultimi vent’anni, si è registrata una crescita continua dei cosiddetti “orari atipici”, di notte, nei giorni feriali ecc. Ormai, i due terzo dei lavoratori subiscono orari atipici e solo il 37%  ha l’orario tradizionale, fisso, che inizia la mattina e finisce nel pomeriggio, con i week end liberi. Il 30% ha orari spostati, il 9,5% lunghi e flessibili, il 6,7% variabili nel corso dell’anno, mentre il 17,5% subisce un part time. Un terzo dei lavoratori dipendenti già lavora la domenica, il 20% in modo abituale, il 10% in modo occasionale. Il governo ha affidato una “missione” all’ex direttore della Posta, Jean-Paul Bailly, per fare chiarezza nella giungla di deroghe permesse dalla legge del 2009.