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Napoli centrale

L’asilo Vargas a rischio sgombero

 

Sabato era stato occupato oggi rischia lo sgombero. Si tratta dell’ex asilo Vargas di Boscoreale preso in gestione dalla Rete Sociale per gli Spazi Autogestiti, un gruppo di attivisti con un obiettivo: ridare dignità ai luoghi abbandonati dalle istituzioni. Così nel fine settimana armati di buona volontà, ma anche animati dal progetto di far rivivere la “socialità non mercificata” della comunità nella cittadina vesuviana, in tanti hanno ripulito la struttura. Nemmeno il tempo di rimetterlo in sesto che nel pomeriggio di oggi, 4 giugno, sono arrivati i vigili urbani.

“Gli uomini in blu (abbandonando di soppiatto la loro attività di controllo della viabilità urbana) – hanno scritto gli appartenenti alla Rete sociale in una nota – si presentano da meri esecutori degli ordini del sindaco Langella (PDL) il quale, arrogandosi una responsabilità”, si accusa, “minaccia, alzando la voce, di sgomberare attraverso l’uso della forza pubblica locale chi autonomamente lavora per rendere abitabile uno spazio inabitabile. Non si vuole guardare in faccia la realtà: un ex asilo abbandonato da circa dieci anni che nel tempo è diventato una discarica a cielo aperto, abitazione precaria di homeless del territorio in cerca di una dimora mai garantita dalle istituzioni, luogo simbolo di un degrado sociale, culturale ed economico di un territorio martoriato e mai valorizzato concretamente se non attraverso politiche clientelari legate solamente all’ideologia del business”. “Ancora una volta – è scritto nella nota – i detentori del potere politico locale, agitando la forza pubblica e figurando scenari repressivi di supposte denunce abusive e bla bla bla, tentano di zittire l’espressione autonoma (libera circolazione di saperi, socialità non mercificata, attività ludica, pratiche di autogestione, autorganizzazione) di chi ancora in questo territorio avvelenato si sente vivo. Noi esistiamo, dunque resistiamo”.

In effetti l’ironia è proprio questa: I vigili pare abbiano intimato agli occupanti di rirpistinare gli spazi. “Cosa dovremmo fare rimetterci la spazzatura dentro?” hanno detto gli attivisti. Una risposta che vale più di ogni commento.