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Lo scienziato borderline

Lascia che il mare entri. E sommerga l’ipocrisia

Ho letto un libro, in queste settimane. Non è un libro del mio genere, frequento più saggistica storica, ultimamente.

Ma della stolta pubblicità negativa mi ha incuriosito. E prima d’ogni altra considerazione, ringrazio. Grazie, stolti, che mi avete fatto conoscere contro la vostra volontà stolta una bella storia.

“Quando le mareggiate scuotevano le mura questa stanza si riempiva d’acqua. Le cose che conteneva dovevano essere tutte legate con salde corde e catene perché altrimenti il mare se le portava via. Da dove entrava tutta quell’acqua? Dalla porta, mi spiega l’amico.”

Ho ritrovato dei pezzi di vita, mia e credo di molti, in questa storia. Ognuno ha proprie chiavi di lettura. Per me, è stato il ricordo delle corde che ho volutamente slegato, negli anni, ogni volta che il mare entrava. Lasciando al mare qualcosa da portar via e sperando che qualche nuovo relitto del quale appassionarsi entrasse. La vita esposta alla risacca, alle continue mareggiate .

Lascia che il mare entri è il libro di Barbara Balzerani. E’ una storia, anzi sono storie, narrate da tre donne nello scenario del secolo delle guerre e delle rivoluzioni. Ultime tracce di un mondo di relazioni cancellato, di un’umanità di cui il denaro che produce denaro può fare a meno. Storie che provano a restituire voce alle ragioni ammutolite dalla Storia scritta. Storie del tradimento di saperi, dell’inganno del progresso mercantile, del grande affare delle guerre, della rottura del patto con la vita e del prezzo per non averne difeso le condizioni. Storie di sfiduciata resistenza, di subordinate aspettative, di imprevidenza di morte per vanagloria di crescita illimitata.

E’ un libro profondo, ma lieve e gentile. Elegante senza essere “stiloso”, che quelli ci han davvero stufato. Duro e morbido.

Bello.

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“Guardo i battenti di legno e ferro e continuo a non capire. Non posso capire, perché nel mio vissuto le porte sono sempre servite per chiudere il mondo fuori, per non farlo entrare.”

Le porte chiuse, per tener fuori il mondo, già. Per tener fuori quello che non si riesce a capire. Torno ai miei ringraziamenti iniziali. Grazie, stolti, per avermi fatto conoscere questo libro. Giovedi scorso  Barbara Balzerani avrebbe dovuto presentare il suo romanzo, “Lascia che il mare entri”, a Carpineto Romano, un comune laziale di cinquemila abitanti. Era stata invitata dall’amministrazione di centro sinistra, presieduta dal PD, che però ha fatto marcia indietro, annullando la presentazione del libro. A seguito di qualche trascurabile belato perbenista e di una tragicomica lettera di alcuni indignados. Ma il merito della stoltezza non va appunto alle pecore, bianche o nere ed alle tricoteuse ambosessi che hanno estrinsecato la loro ignoranza, ma all’amministrazione del comune. Il motivo, sembrerebbe, è perché la scrittrice pare abbia un passato, mentre tutti loro – gli stolti – sono nati l’altroieri a fragrante e verginal candida vita. Cosa c’entri il passato, che ora non ben ricordo perché qui irrilevante, di Barbara Balzerani con il suo diritto a presentare in pubblico il suo libro, non l’ho ben compreso agli inizi. Ma poi ho capito: hanno fatto google con su scritto “Barbara Balzerani” e devono essersi letti wikipedia. Quello siete, amministratori di Carpineto Romano: un’amministrazione da wikipedia.

Grazie. Grazie davvero, o stolti, per aver fatto conoscere a me ed a molti il libro di Barbara Balzerani. L’ingiustizia aberrante delle censura e del perbenismo ha funzionato da cassa di risonanza e moltiplicatore: tutte le persone decenti si sono sollevate di fronte al vostro abuso ed è nato un movimento, popolare e dal basso: #iostoconbarbara.

Moltissimi, ora, stanno leggendo il suo libro. E lasciano che il mare entri.

“E se l’industria del profitto non avesse scippato ogni occasione di buona vita collettiva, ogni buona soluzione d’ingegno alla fatica, forse il mondo oggi avrebbe ancora qualche chance di sopravvivenza”