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Rovesci d'Arte

L’arte contemporanea a rischio estinzione

L’arte contemporanea in Italia, nonostante i suoi numerosi musei sparsi sul territorio e gli investimenti cospicui di cui ha goduto nell’ultimo decennio, rischia di rimanere “orfana” e di mettersi in stand by a tempo indeterminato. Dopo la paradossale vicenda del commissariamento del Maxxi di Roma,

a soli due anni dalla sua apertura e dopo 150 milioni spesi per la sua inaugurazione, ci sono anche la Galleria civica di Trento sul filo della chiusura a causa dei fondi tagliati (il comune socio fondatore non la sostiene più, sulla falsariga dello stesso modello di cattiva gestione del Mibac con il Maxxi), il Man di Nuoro (con la sua poltrona della direzione artistica vacante), il Madre di Napoli (il countdown prevede lo sbarramento delle porte per il primo maggio e tutti i dipendenti in cassaintegrazione, salvo mutamenti di scenario e salvataggio all’ultimo minuto), il Pan, la Galleria di Monfalcone e il museo Riso di Palermo. Né molto bene in salute sta ormai il castello di Rivoli e il sistema museale piemontese, fino a poco tempo fiore all’occhiello delle amministrazioni locali e nazionali.   L’allarme sulla situazione drammatica dei musei di arte contemporanea lo lancia Amaci, l’associazione che raccoglie 27 istituzioni del settore. La richiesta è quella di un’audizione urgente con il presidente del Consiglio Monti e il responsabile della cultura Ornaghi, ma anche con i colleghi dello sviluppo economico, del lavoro, dell’istruzione. L’idea è quella di fare il punto sulle «fragilità», ma anche di presentare al governo «un rapporto dettagliato» che «evidenzierà la capacità dei nostri musei di generare cultura, educazione, formazione, occupazione e crescita economica in tutto il territorio nazionale». Molto critico il il giudizio sulla vicenda Maxxi: le modalità di comunicazione del provvedimento del Mibac, comunica Amaci, «hanno provocato un grave danno di immagine a livello nazionale e internazionale non solo al Maxxi ma all’intero sistema culturale italiano».

  • Ci Ci

    A Torino si preferisce investire su Artissima, dove peraltro tutto va avanti grazie alle gallerie partecipanti (almeno le italiane..) che pagano lo stand anche se poi gli affari latitano – e verrebbe di chiedergli chi glielo fa fare..
    Per quanto riguarda Rivoli, il responsabile del declino è il presidente Minoli, con la sua sciagurata decisione di nominare due direttori, senza neppure diversificare le rispettive mansioni (e sulle modalità delle due nomine stendiamo un velo pietoso..).
    Infine, la Fondazione CRT ha sempre fatto i suoi interessi, investendo nell’acquisto di opere d’arte che poi presta ai due musei, pur rimanendo di sua proprietà: dov’è il sostegno reale agli operatori? anche perché gli acquisti vengono fatti a livello internazionale, e solo episodicamente a Torino. Ma ora più che mai bisognerebbe aiutare un settore in grave crisi aiutando gli operatori (artisti, galleristi, ecc.) a produrre le opere, altrimenti è ovvio che tutto sia destinato a scomparire (e già diverse realtà hanno chiuso o comunque diversificato radicalmente l’attività, lasciando perdere le mostre e le fiere).

  • Pingback: Musei con l’acqua alla gola? Tutta colpa del calcio | Crisalide d'aria()

  • http://mirkopagliacci@yahoo.it mirko

    in fondo questi musei sono una truffa.servono solo a far emergere artisti creati dalle solite lobby di galleristi e tutto questo a spese del popolo.Bisognerebbe creare dei musei liberi dai cosidetti “addetti ai lavori”…….
    meditate artisti!!!