closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

L’apoteosi del conflitto di interessi

Parlamento cancellato: Berlusconi può decidere da solo entro marzo se comprarsi, per esempio, il «Corriere della Sera».

Berlusconi e Tremonti firmano il decreto «milleproroghe». Tra le tante attese ne mancano almeno due: quella degli sfratti e, assai rilevante dal punto di vista politico, quella del divieto per i proprietari di televisioni di acquistare direttamente i giornali quotidiani previsto fino a oggi dalla legge Gasparri.

Per quanto riguarda la prima, secondo Laura Mariani (responsabile delle politiche abitative Cgil) «dal primo gennaio ci sono circa centomila famiglie che teoricamente rischiano di essere sfrattate. Si tratta di nuclei particolarmente disagiati, con bassi redditi o con portatori di handicap».

Per capire meglio la seconda invece bisogna premettere che Tremonti ha inventato un’altra delle sue innovazioni apparentemente solo «formali». Infila le «proroghe non onerose» per i conti dello stato in un’unica tabella. E poi dice che i termini non sono prorogati alla fine del 2011 come avviene di solito ma solo fino al 31 marzo.

Nel frattempo, recita il decreto legge, un Dpcm, un atto semplice firmato dal presidente del consiglio (quindi non più approvato dal parlamento) può decidere autonomamente se prorogare o meno questa o quella norma fino al 31 dicembre. Una proroga in due tempi.

E qui siamo all’apoteosi del conflitto di interessi: il primo editore italiano può decidere da solo come premier se concedersi o no lo shopping di giornali firmando un’ordinanza autonoma che non deve passare per l’approvazione di chicchessia. Un ukaze zarista o putiniano.

Non è un mistero per nessuno che a parte improvvisi slanci filantropici per altre testate, il «boccone» più prelibato della stampa italiana è il Corriere della Sera.

Rcs è alle prese con una pesante ristrutturazione industriale di tutte le sue partecipate, a cominciare dai periodici, e i giornalisti di via Solferino sono in «stato di agitazione» contro direzione e cda. Gli equilibri del patto di sindacato che controlla il maggiore giornale italiano risentono «politicamente» del nuovo corso in casa Fiat e dell’ingresso tra gli amministratori del «re delle cliniche lombarde» Rotelli: il secondo azionista, considerato vicino a Berlusconi ma senza poteri, è ancora fuori dal patto di sindacato composto dal «salotto buono» dei poteri che contano.

L’esigenza di prorogare uno sbarramento antitrust che perfino la Mammì e la Gasparri avevano mantenuto, è stata tra l’altro segnalata e richiesta in modo esplicito dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nemmeno un mese fa: «La scadenza del divieto in questione – scriveva l’Autorità presieduta da Calabrò – risulta di particolare rilevanza ai fini del pluralismo (…), anche alla luce del confronto con i principali Paesi europei».

Lo stesso ministro dello Sviluppo e telecomunicazioni Paolo Romani il 15 dicembre scorso aveva risposto che il divieto sarebbe stato inserito nel «milleproroghe», anche se aveva aggiunto in modo un po’ sibillino: «Penso che avrà una scadenza temporale». Novanta giorni e poi decide Berlusconi. Non male.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 31 dicembre 2010

  • ilaria

    Ma perché non se ne parla di più? E’ cambianto qualcosa nel frattempo?

  • http://www.matteobartocci.it Matteo Bartocci

    Cara Ilaria,

    lunedì 14 febbraio il milleproroghe va in aula al senato e finalmente vedremo il maxiemendamento del governo. In commissione è stato bocciato l’emendamento del Pd che prorogava il divieto di incroci stampa-tv fino al 2014. Vedrai che se ne riparlerà. Sul manifesto iniziamo da domani.

    Matteo

  • ilaria

    Leggerò con attenzione, grazie. Stasera ho visto l’intervista a Diego Della Valle da Lerner, ieri avevo trovato questa notizia: http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1081873. Vedremo. Non promette niente di buono.

  • http://www.matteobartocci.it Matteo Bartocci

    L’intervista a della valle l’ho vista anch’io ed era ottima. Farà molto rumore.
    Anche perché non mi viene in mente nessuno, almeno di recente, che abbia attaccato pubblicamente Geronzi e poi sia rimasto tranquillamente al suo posto.
    Tre nomi a caso: Arpe, Bernheim e Profumo…