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losangelista

LAPD : Il Braccio Violento della Legge


Da un paio di notti – gli elicotteri dell’LAPD ronzano fissi nel cielo di Westlake e Koreatown, due dei quartieri piu’ popolosi del distretto centrale di Los Angeles e fra i piu’ densamente popolati  dalle comunita’ coreane e centroamericane. Sulle strade sotto c’e’ alta tensione da lunedi’ quando due agenti della famigerata Rampart Division hanno ammazzato per “legittimima difesa” un 37enne immigrato guatemalteco che ubriaco li avrebbe minacciati con un coltello, rivelatosi poi un temperino. Per chiunque abbia seguito  le vicende legate alla polizia di Los Angeles e’ un copione trito che si ripete ugule negli anni. Storicamente nel mirino della polizia ci sono i neri: anziani, ragazzi, senzatetto con squilibri mentali, colpevoli tutti di aver minacciato gli agenti, di aver brandito un arma, o un cacciavite o una pentola nella penombra ma anche di non aver rispettato l’”Alt”, di essersi voltati di scatto, per strada o nelle proprie case, durante una perquisizione o una retata –infrazioni che hanoo pagatao con la vita. Per l apolizia e’ un modus operandi che nella storia della citta’ e’ scritto negli strati carbonizzati che corrispondono alle rivolte razziali – di Watts nel ’65, di South Central nel ’92 – entrambe causate da “fermi” andati storti – da Eulah Love  a Rodney King e’ tradizionalmente la “forza letale” o il sopruso di polizia ad aver fatto esplodere la citta’. La dinamica si ripete in questi giorni nel quartiere di Westlake che piange una vittima stavolta ispanica, un indigeno degli altipiani del Guatemala, uno di diecimila precari che cercano di sbarcare il lunario come giornalieri  aspettando lavoretti occasionali sotto le palme di MacArthur Park, schivando le pattuglie dell’LAPD  che fanno razzie degli ambulanti abusivi. Un lavoro  ingrato diventato tantopiu’ disperato nell’attuale depressione economica. La novita’ e’ che stavolta la comunita’ “lumpen” della citta’, uscita in strada ha urlato la propria rabbia e frustrazione rovesciando cassonetti e insultando i celerini. Da istituzioni e polizia c’e stupore, sorpresa che questi invisibili abbiano  trovato una voce  e per una volta l’abbiano alzata. All’incontro pubblico in una scuola media del quartiere il capo della polizia e’ stato sommerso dai fischi e dalla rabbia. “Cerchiamo di rispettarci ha detto sopra il frastuono”. “Rispettate noi! Quand’e’ che comincerete a farlo?” e’ arrivata la risposta dalla platea inferocita. Quando gli e’ stato chiesto perche’ due agenti armati non avessero potuto trovare un sistema meno letale di una palotola alla etsta per fermare un ubriaco con un temperino di 8 cm,il capo infine  e’ sbottatao che gli agenti della polizia di LA non sono tenuti ne addetsrati a disarmare la gente. E in questa rara amissione sta contenuta la dottrina di questa forza non dell’ordine ma di controllo della popolazione se necessario con le maniere forti – o quelle definitive. L’ LAPD e’  forza propositamente militarizzata dai tempi della riforma Davis  negli anni 70 quando il modello erano i marines. Una “forza di pace” che nei querieri emarginati si pone in maniera poi non tanto dissimile da quelle che pattugliano altre citta’ popolate di volti bruni che non parlano inglese, in altri continenti. C’e’ insomma poco da fare – la filosofia rimane quella che “chi si ostina a disubbidire gli ordini, tanto peggio per loro”. E anche non volendo ricorrere a luoghi comuni e’ difficile non cogliere il retaggio di un tipo di law enforcement sommario che attraversa la storia americana e che sopravvive in gran parte immutata oggi a Los Angeles citta’ in cui gli officer-involved shootings sono una triste costante.