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Ceci n'est pas un blog

L’antifascismo arancione

L’altra notte mi hanno segnalato un articolo su Repubblica Milano piuttosto particolare. Quello che doveva essere un articolo scritto per promuovere una serie di iniziative del comune di Milano riguardo i 70 anni dalla Liberazione della città riportava delle dichiarazioni del segretario del PD milanese piuttosto inspiegabili per la tempistica ma assolutamente in linea con quella che è la trasformazione politica del Partito Democratico.

Ma andiamo per passi. Leggo che il PD milanese ha pensato a questa serie di iniziative perché “L’obiettivo è svecchiare le celebrazioni della Resistenza, per comunicarne il senso anche a quelle giovani generazioni allergiche a quella “ritualità un po’ stanca” del 25 aprile”. Mah. Probabile che si riferisca a quelle istituzionali che in effetti mancano di passione, di intelligenza e subiscono la solita ritualità fatta di frasi fatte e personaggi discutibili a rappresentare le già abbastanza discutibili istituzioni. Perché altrimenti non so di cosa stiano parlando visto che c’è una parte della sinistra antagonista e non che intorno al 25 aprile da anni continua a costruire iniziative che cercano di attualizzare il discorso su antifascismo e fascismo. Ma probabile che il PD milanese ne sappia ben poco. E infatti il problema per il PD milanese sta tutto in una dichiarazione, in chiusura dello stesso articolo, da parte del segretario cittadino Pietro Bussolati: “Non vogliamo lasciare questo patrimonio all’estrema sinistra”. Ah quindi il problema non è che a distanza di 70 anni il fascismo si ricicla in nuove forme, tra nostalgici e teorici di nuove destre. Non sta che al governo ci sono stati partiti che venivano da una tradizione fascista o partiti xenofobi post ideologici come la Lega Nord. Neanche che in mezza Europa formazioni di estrema destra raccolgono tantissimo consenso. Nein. L’Achtung Banditen di oggi è rivolto alla “estrema sinistra” che deterrebbe il patrimonio della Memoria. Come se continuare a investire e a costruire percorsi sul 25 aprile fosse una colpa grave, gravissima, che prima o poi “l’estrema sinistra” dovrà scontare.

Ora non starò qui a rinfacciare le pacificazioni alla Violante, le aperture al dialogo con organizzazioni neofasciste o sessiste, e chi da anni continua a ripetere che “fascismo e antifascismo” sono due forme dello stesso estremismo e blablabla. Non rinfaccerò neanche le equiparazioni tra partigiani e repubblichini. Del resto la Storia parla chiaro, basterebbe studiarla un pochino. Avrei voluto rispondere sul merito ma le giornate e le iniziative promosse dal Comune non sono ancora state pubblicate. Il sito bellaciao.it di cui parlano non funziona affatto. Noto con un certo stupore che tra i 4 rappresentanti istituzionali chiamati a intervenire ci sarà il Ministro della Difesa Roberta Pinotti e trovo questa presenza, non della Pinotti in sé ma in quello che rappresenta, abbastanza curiosa per non dire di cattivo gusto. Il problema rimane tutto politico e sull’uso strumentale che si fa della Memoria come vissuto collettivo. Sui valori dell’antifascismo di cui ci si riempie le bocche mentre si tirano su muri alle frontiere e si chiudono nei CIE centinaia di uomini e donne ree di essere entrate illegalmente in Italia.

Infine è evidente che a Milano c’è anche un altro problema: quello tra la giunta Pisapia e la sinistra antagonista cittadina, soprattutto con quella parte che lo ha sostenuto nella candidatura o che magari dopo anni è andata anche a votare per spezzare l’egemonia di destra. Un problema che era già scoppiato nei mesi scorsi dopo i numerosi sgomberi effettuati a Milano contro spazi occupati. L’arancione della Rivoluzione dei sindaci si è sciolto in un fallimento complessivo che dovrebbe far riflettere. Soprattutto chi ora sogna panacee greche senza lo straccio di un progetto o di una identità politica. Un po’ come il PD quando parla di antifascismo.

  • marco s

    L’italiano medio ha perso la sua passione politica in una deriva abbandonica fatta di frivolezze e facili sentimentalismi. Ci spingono a non preoccuparci del mondo intorno a noi, ma solo del campionato di calcio e della chiappa della velina e dei cuccioli che cercano casa.
    Mi ricordo un sevizio di Studio Aperto in cui parlarono per sette (7) minuti di una foca che non riusciva a saltare da un iceberg all’altro (ancorchè patetico e fine a se stesso poichè non teso a denunciare il surriscaldamento del pianeta o l’inquinamento delle multinazionali, ma proprio solo la fochina che aveva paura a nuotare). Come si può in un contesto simile sperare che qualcuno tiri fuori senso civico e coscienza di classe? Sarebbe come trovare un quadrifoglio cresciuto tra crepe di cemento.
    Aveva ragione Gaber: “(…) E l’italia giocava alle carte e parlava di calcio nei bar (…)”