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L’annozero di Santoro

«In questa situazione non ha alcun senso continuare a immaginare cambiamenti il cui scopo fondamentale era solo porre fine a una vertenza giudiziaria e progettare nuovi format nell’interesse della Rai e del pubblico». Michele Santoro sbotta, l’accordo per un addio pacifico da Raidue è ormai a un passo dal saltare.

«Le continue fughe di notizie – scrive il giornalista in una dichiarazione – hanno violato l’impegno di riservatezza indispensabile per un possibile accordo con la Rai favorendo interpretazioni fantasiose lesive della mia immagine».

La replica di Vespa a Porta a porta e poi l’Ultima parola allestita sulla stessa Raidue da Gianluigi Paragone c’entrano poco. Il colpo mortale a un negoziato complesso e impantanatosi subito sulla clausola di esclusiva biennale con cui la Rai vuole toglierlo dall’etere televisivo, l’hanno dato i dettagli del pre-accordo pubblicati ieri da Paolo Festuccia su La Stampa e, soprattutto, il quasi aut-aut del presidente della Rai Paolo Garimberti che lo ha invitato a non lasciare la tv di stato.

«Santoro è una risorsa e deve restare in ogni caso. L’ho spiegato a lui stesso quando mi ha accennato l’ipotesi di cambiare programmi – racconta Garimberti – gli ho spiegato che è una risorsa per l’azienda e che io l’avrei difeso comunque sia se avesse deciso di cambiare il suo impegno in tv sia che avesse deciso di continuare con Annozero. La firma a questo punto dipende solo da Santoro, noi aspettiamo le sue decisioni. La questione – ha concluso Garimberti – deve comunque tornare in consiglio di amministrazione».

Per sapere se Santoro resterà in Rai a fare «il generale Custer assediato dagli indiani» oppure sarà «libero» come ha chiesto in diretta tv è ancora presto. Il dg Mauro Masi si tira fuori e fa sapere di aver sempre rispettato la clausola di riservatezza come stabilito. Riservatezza – fa sapere la direzione generale – che continuerà a mantenere anche «sugli sviluppi della vicenda».
In ogni caso, non smentito da nessuno, sulla Stampa affiora il testo approvato dal cda di viale Mazzini lo scorso 18 maggio su cui si stanno confrontando Masi e Lucio Presta, agente del giornalista.

Dodici i punti stilati su tre pagine. In tutto si parla di 17 milioni per 2 anni di esclusiva tv e 14 puntate di docufiction. Garimberti: «Per me deve restare, firmare dipende da lui»

A Santoro la Rai avrebbe garantito una buonuscita pari a 3 anni di contratto (ne aveva 6) comprensiva di ferie e Tfr per 2,8 milioni di euro totali. Più l’acquisto da una società «in cui deve essere socio di maggioranza» di 14 puntate di docufiction per 1 milione di euro l’una comprese tutte le spese. Prodotti di due tipi: 2 serie di docufiction («Il signor M.) da 5 puntate ciascuna e 2 serie di fiction «legate a fatti di cronaca realmente accaduti») di 2 puntate. In cambio, il giornalista si sarebbe dovuto impegnare «a non prestare la propria attività professionale presso altre emittenti radiotelevisive per il periodo di 2 anni dalla risoluzione del rapporto di lavoro». La trattativa, anche se sul filo della rottura, prosegue.