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Quinto Stato

L’altra faccia di Mafia Capitale: il lavoro gratis nei canili privatizzati

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Austerità. La crisi della Capitale: il debito, il precariato e il lavoro gratuito, i tagli dei servizi sociali. La protesta dei lavoratori dei canili di Roma Capitale contro 93 licenziamenti. “I canili saranno gestiti da volontari. Basta affidamenti e bandi, vogliamo stabilizzazione e internalizzazione dei servizi”. Flash mob e tensioni con la polizia.

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Dopo un blocco stradale e una carica della polizia alla muratella, i lavoratori dei canili comunali di Roma Capitale hanno ottenuto un tavolo di trattativa e una delegazione è stata ricevuta dal sub commissario De Milato.

La storia di questa mobilitazione va raccontata perché coinvolge decine di lavoratori, il destino di migliaia di animali, cani e gatti, e mostra i limiti della politica dei bandi adottata nella Capitale dopo lo tsunami provocato dagli arresti di Mafia Capitale e il commissariamento della città. La revoca degli affidamenti diretti alle cooperative che fino a oggi hanno gestito il servizio pubblico ha provocato 93 licenziamenti. La conferma della notizia, già paventata nelle scorse settimane, ha portato i lavoratori a organizzare un sit in e a praticare un blocco stradale

Questa è l’altra faccia di Mafia capitale. Tutto è iniziato sotto la giunta Marino quando, sotto la pressione delle indagini e degli arresti nel mondo delle cooperative, le polemiche si sono concentrate sugli affidamenti diretti ad aziende o cooperative che svolgono funzioni essenziali per tenere in vita i servizi sociali a Roma.

L’indagine dell’Autorità Nazionale anticorruzione (Anac) su questa gestione dal 2012 al 2014 spiega buona parte delle politiche che oggi hanno portato al licenziamento dei lavoratori dei canili. L’Anac rilevava “la sistematica e diffusa violazione delle norme e il ricorso generalizzato e indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica, con il conseguente incremento di possibili fenomeni distorsivi che agevolano il radicarsi di prassi corruttive”. “E’ stato inequivocabilmente chiarito che nessuna procedura amministrativamente legittima consente di prolungare anche solo temporaneamente il servizio con le sue attuali modalità – continua il documento – Ciò è stato confermato in un successivo confronto con la segreteria tecnica del Commissario straordinario”

Il 19 aprile scorso è stata fatta una scelta opposta. Invece di procedere con un bando si è scelto di proseguire con l’affidamento diretto, prolungando quello esistente dell’attuale gestore dei canili comunali: AVCPP. A due condizioni: pagare di meno gli operatori, già mobilitati da mesi, oppure licenziare.

A quanto pare è prevalsa la seconda ipotesi. I lavoratori licenziati dovrebbero essere sostituiti dai volontari. Il sostanziale taglio di un servizio pubblico porta al lavoro gratuito. Chi per anni si è occupato degli animali di strada non ha, al momento, nessuna occasione di ricollocazione professionale. “Gli animali diventeranno  detenuti come nei peggiori sistemi carcerari e gran parte del lavoro salariato sostituito dal lavoro volontario” sostengono i lavoratori.

La situazione è spiegata in una manciata di minuti da questo video:

L’alternativa è quella dell’internalizzazione del servizio fino ad oggi affidato direttamente all’esterno, senza gara. Questa è la posizione dei lavoratori. Viene respinta l’ipotesi dei bandi verso i quali si sta dirigendo l’intera politica sociale nella Capitale.Il bando significa mettere sul mercato le politiche sociali. Dopo i danni causati dagli affidamenti diretti, ne arriverebbero altri: causati dall’entrata sul mercato di attori capitalisti, collettori di risorse da privati e da banche, e interessati a rilevare servizi, spazi, prestazioni in più campi, senza una vocazione specifica. Questo scenario, denunciato da mesi dalla campagna “Roma non si vende” porterebbe da un lato alla scomparsa delle associazioni e cooperative che da anni gestiscono i servizi nel campo dell’assistenza; dall’altro lato non risolleverebbe le condizioni lavorative di chi lavora nel sociale in maniera precaria.

Tre commissari a Roma

Roma è governata da tre commissari: il prefetto Tronca sostituisce il Marino defenestrato dal Pd; il prefetto Gabrielli è commissario del Giubileo. Poi c’è quello al debito: Silvia Scozzese. Il futuro si preannuncia drammatico: il saldo tra le entrate e le uscite del debito finanziario della gestione commissariale sarà negativo fino al 2039. E si prospetta una crisi di liquidità dal 2020. Questa crisi potrebbe scoppiare molto prima, addirittura quest’anno. Secondo Scozzese potrebbe essere dovuta a pagamenti per debiti non finanziari superiori a 539 milioni di euro.

Roma Capitale, in queste condizioni, non sarebbe in grado di affrontare la crisiper non incorrere in crisi di liquidità. «L’anno successivo – ha aggiunto la Scozzese – lo spazio per questi pagamenti si ridurrebbe di 163 milioni e potrebbe tollerare un ammontare di pagamenti annui di 375 milioni di euro». La città non è più in grado di anticipare i contributi, come ha fatto fin’ora, e rischia l’insolvenza. Il debito finanziario ammonta a 8,7 miliardi di euro, quello complessivo è pari a 12 miliardi. La crisi si è trasformata in un circolo vizioso e molte sono le incognite che gravano sul Campidoglio. La strada dell’internalizzazione dei servizi, e quella della stabilizzazione dei precari, oggi è in salita.

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