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Horror Vacuo

L’albero di Sinister

Potrebbe essere uno degli ospiti allucinati del The Ellen DeGeneres Show oppure il perfetto incubo cristiano crack-a-jack da (s)vendere negli scaffali semibui di Tokyo. Lo scrittore true-crime Ellison Oswalt (Ethan Hawke) ha smarrito da un po’ creatività e ispirazione, dopo essere riuscito a collezionare milioni con un’opera prima shock. Sono trascorsi alcuni anni, troppi, e il tentativo di replicare un successo così “pornografico” si sta tramutando in una bara nera rovente. L’astro-letteratura certo non aiuta: la sindrome da pagina bianca lo mette sotto senza pietà. Allora Ellison, a caccia di misteri e cronache nere verissime, sceglie di portare la famiglia in una grande casa dove si è consumato un massacro, ma tiene ben riposte la verità e le sue ombre. Di lì a poco il posto esanime senza chiave passa all’attacco: Ellison assume toni regimisti contro se stesso e lavora notte e giorno ai crimini irrisolti che penzolano ancora dall’albero. Fino al ritrovamento, in soffitta, di un magico box polveroso che contiene una serie di super8 dove sono incisi gli omicidi della casa. Una pila di nastri snuff unge di panico lo scrittore e le persone che ama. Il piccolo mondo domestico libera le bestie selvatiche tenute in cantina. Esorcizzare il male e i suoi presagi dovrà per forza coincidere con la cattura del (reale) colpevole. A questo punto, la domanda è: Sinister fa paura? La risposta è un democratico sì. Attorcigliano i nervi le musiche di Christopher Young ed i Fragments di Nicholas Triarchos. La regia di Scott Derrickson (L’esorcismo di Emily Rose e, prossimamente, chissà, Poltergeist il remake) sa dosare tensione e rare vacuità drammatiche. L’attore Ethan Hawke, il duro padre materno che indossa maglioni di lana lunghi per abbandonarsi alla depressione, racchiude lo sguardo selvaggio del Ben Crandall diExploreres (1985) e le memorie high school di Tape (2001). Hawke pare quasi un robot con i capelli color sale e pepe e pomodoro stretto in un’ossessione aerobica che è, come annuncia il titolo del film, scovare quanto di più sinistro lo circonda, farlo suo, scolpirlo, venderlo ed orchestrarlo. L’impressione è che Hawke si sia divertito molto ad interpretare un personaggio ambiguo e spaventato, mentre il collega Johnny Depp, ai tempi di Secret Window, perse letteralmente la testa interpretando il noioso Mort Rainey in vestaglia e il suo doppio. Che la paura sia un gioco di prestigio (a volte ben congegnato) lo dimostra il salto nel nome del protagonista: lo sceneggiatore C. Robert Cargill ha infatti ammesso che Ellison Oswalt in realtà è ispirato all’autore Harlan Ellison e al comedian Patton Oswalt.