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Antiviolenza

L’Afghanistan delle donne

Ieri una ragazza afghana di 22 anni è stata strangolata dal marito perché aveva partorito una terza femmina e non un maschio, circa un mese fa una sposa-bambina di 15 anni è stata ritrovata, sempre in Afghanistan, in una cantina col corpo martoriato dalle sevizie dei suoceri e del marito per essersi rifiutata di prostituirsi. In Afghanistan il 70% delle donne subisce violenza in famiglia, il 25% violenza sessuale, e nel 2011 ci sono state 19mila denunce di violenza con solo il 7% degli aggressori condannati. Una cultura che continua a seminare morti e violenze. “In Afghanistan – dice Luca Lo Presti, Presidente della Fondazione Pangea, tornato da Kabul due giorni fa – continuano le violazioni dei diritti umani delle donne e si ripetono casi agghiaccianti come questi. E’ importante risvegliare l’interesse dei media su una realtà, che troppo spesso viene dimenticata anche se continuano le violazioni dei diritti umani.  La condizione delle donne afghane è ancora una delle peggiori al mondo: non hanno accesso a cure mediche e muoiono 17 donne ogni 1.000 parti, viene negato loro il diritto all’istruzione, sono costrette a vivere segregate in casa a servire l’uomo, le famiglie festeggiano la nascita di un maschio, ma non quella di una femmina, considerata un peso. In poche parole viene negata loro l’esistenza”. La fondazione Pangea è al fianco di queste donne con corsi di alfabetizzazione, corsi igienico- sanitari, sulla salute riproduttiva, di educazione civica e di diritti umani, formazione professionale e microcredito,  per dare loro l’opportunità di riscattarsi. E uno dei porgetti-sfida è casa Pangea, una casa di accoglienza per bambini e mamme che non possono permettersi neanche un tetto sulla testa. Per partecipare a questa sfida: www.pangeaonlus.org