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Lacrimogeni a via Arenula, la polizia va in fumo

Lacrimogeni sparati direttamente dal ministero della Giustizia su manifestanti pacifici. Dopo Cancellieri anche Severino ordina un’inchiesta sui fatti di Roma Il questore nega l’evidenza e chiude le indagini: «Dagli agenti nessuna responsabilità»

Risponderemo «foto su foto», aveva detto sicura la ministra Cancellieri difendendo in toto il comportamento della polizia nei filmati del corteo del 14 novembre a Roma. E invece nemmeno 24 ore dopo, per la prima volta a memoria d’uomo, non uno ma ben due ministri, quelli dell’Interno e della Giustizia, annunciano «inchieste» per capire come siano state possibili le violenze degli agenti di mercoledì scorso e, soprattutto, che dal dicastero di via Arenula siano stati sparati lacrimogeni in serie su ragazzi inermi e pacifici che cercavano una via di fuga dalle cariche del lungotevere.

I candelotti sparati dalle sedi istituzionali in testa ai passanti sono un inedito perfino per la tormentata gestione della piazza italiana. Il video amatoriale – ripreso da un blogger 25enne con un passato nel Pdl romano e diffuso da repubblica.it – è schizzato ovunque su Internet e manda in tilt governo e responsabili della sicurezza.

Poco prima di pranzo la ministra Severino lascia il consiglio dei ministri e da via Arenula annuncia l’apertura di un’indagine interna (affidata in un primo momento al Racis dei carabinieri) per ricostruire fatti e responsabilità. Con una premessa non da poco. I candelotti a strappo che compaiono nel video, non sono in dotazione alla polizia penitenziaria, l’unica ad avere competenza sulla sicurezza del ministero della Giustizia. E quindi chi ha sparato da una sede istituzionale? Soprattutto, da chi era autorizzato? E qui inizia il rimpallo di responsabilità tra polizia penitenziaria e di stato.

Dopo un’oretta il questore di Roma Fulvio Della Rocca rompe il silenzio e dice ai giornalisti che lui «non ha ancora visto le immagini» ma «se quei lacrimogeni sono stati esplosi e se non sono in dotazione al ministero della Giustizia allora potrebbe averlo fatto un nostro agente». E aggiunge: «Potrebbero essersi scontrati contro il muro di via Arenula, dando così l’impressione di essere lanciati da un balcone. La traiettoria è stata deviata perché hanno urtato sull’edificio». In sostanza, contro ogni logica e legge della fisica, secondo il questore la granata proveniva dal basso e non dall’alto.

Poi, evidentemente infastidito dal clamore della ministra Cancellieri che ha annunciato un’inchiesta con eventuali punizioni per i singoli agenti responsabili di violenze indiscriminate, Della Rocca anticipa il risultato delle indagini: «Verificherò se ci sono state responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico. Ma credo non ce ne siano state».

La pratica è chiusa. Il clima però resta plumbeo. Sia il Sappe (polizia penitenziaria) che alcuni sindacati di polizia (Ugl e Sap) chiedono nientemeno che le dimissioni dei rispettivi ministri Severino e Cancellieri, “colpevoli” di aver avviato indagini sui fatti ripresi dai filmati e non aver difeso tutto e tutti a priori e a scatola chiusa.

Secondo fonti del ministero della Giustizia però alcuni elementi sarebbero già abbastanza chiari. Tra le 14 e le 14.30 si presentano al piantone di via Arenula 4-5 poliziotti accompagnati da un funzionario. Chiedono di entrare sulla base di una richiesta di autorizzazione della Digos (che per prassi spesso sale sui tetti dei palazzi del potere per filmare i cortei o controllarne l’andamento).

A questo punto i casi sono due: o il piantone li fa entrare di sua iniziativa oppure, secondo la procedura, avrebbe dovuto chiamare il comandante della polizia penitenziaria che vigila sulla sicurezza del ministero.

La procedura dice anche che tutti gli ingressi di natura straordinaria, come presumibilmente è quello di agenti armati, devono essere autorizzati dal capo di gabinetto del ministro. Non è dato sapere se questa procedura sia stata seguita e se i nomi degli agenti siano stati annotati dal piantone. Quello che si vede dai filmati però è che sia dal tetto che dalla seconda fila di finestre (il piano superiore a quello nobile dove lavora il ministro) esplodono in simultanea (e quindi probabilmente secondo un ordine preciso) almeno 3 candelotti. Immediatamente dopo la folla di ragazzi, assolutamente pacifica, trova riparo nelle stradine laterali.

Quello che il filmato non mostra, però, è il contesto. La fine di via Arenula in quel momento era chiusa dalla polizia. E perciò l’unico effetto dei lacrimogeni è stato far correre i ragazzi verso il cordone schierato a largo Argentina, innescando altre violenze ingiustificate (documentate in altri filmati) su persone che stavano solo scappando.

Il fatto è grave per ovvi motivi. Il ministero della Giustizia (nomen omen) che spara lacrimogeni è la fotografia più nitida di un potere che non conosce limiti né risponde a nessuno. Opaco perfino a se stesso. Ma è anche totalmente sconsiderato dal punto di vista della gestione della piazza.

Dimostra, infatti, quello che chiunque era presente in piazza mercoledì a Roma ha visto. Dopo gli scontri di ponte Sisto (quelli innescati dalla comparsa della «testuggine» di libri) la polizia ha creato «sacche» di pestaggio ad hoc su entrambi i lati del fiume e su via Arenula stessa. Quei candelotti lanciati dall’alto, perciò, avrebbero avuto il puro fine di terrorizzare i manifestanti.

dal manifesto del 17 novembre 2012