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losangelista

La Vita al Tempo della Guerra: Collateral Damage

Quali sono i “danni collaterali” della gestione una superpotenza militare? Qual’e’ il costo della supremazia globale, della politica e della cultura interventista all’inizio del secolo successivo all’american century? Un idea la danno i dati quantificati dal faraonico apparato della Veterans Administration, l’agenzia federale che si occupa dei reduci. Negli USA la popolazione di veterani di guerra si attesta oggi attorno ai 22 milioni di cittadini di cui circa 3 milioni qualificati come disabili (aumentati del 25% da dieci anni fa): un terzo circa reduci delle guerre attuali, Iraq e Afghanistan, un terzo del Vietnam e un terzo di precedenti conflitti. Una nazione dentro la nazione di uomini e donne traumatizzati, disadattati, menomati. La cura e i sussidi ai reduci invalidi oggi costano allo stato $30 miliardi destinati fra 25 anni a salire a $60 miliardi. A questi si deve aggiungere il prezzo sociale diffuso, gli effetti economici e sociali collaterali  che riverberano nella societa’  a causa delle generazioni che stentano a reinserirsi, spesso per tutta la vita, nella normalita’. Singolarmente la disposizione americana verso i reduci e’ caratterizzata  da un lato dalla trascuratezza che li relega volentieri ai marciapiedi e dall’altro da una retorica reverenza  patriottica per cui l’onore ai combattenti e’ considerato universale e insindacabile valore bipartisan, professato perfino dai “pacifisti”; una medaglia di onorevole solidarieta’ la cui altra faccia e’ l’inevitabile incentivo militarista di un  patriottismo cosi’ indiscusso, che permea la cultura sin dalla recitazione obbligatoria del giuramento alla bandiera recitato ogni mattina dai bambini delle scuole.