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Lo scienziato borderline

La Vispa-Teresità dell’Europa sulla crisi in Siria

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Ieri mattina un aereo militare russo, mentre era impegnato nei bombardamenti in Siria, è stato abbattuto da due F-16 turchi.

Secondo Ankara il jet russo aveva sconfinato nello spazio aereo turco. Mosca ha negato lo sconfinamento, chiarendo che l’operazione, avvenendo ai confini fra Siria e Turchia, poneva l’aereo russo a rischio di brevi invasioni dello spazio aereo turco per puro accidente o ragioni di manovra. L’aereo è comunque caduto in territorio siriano.

I veri dati sull’abbattimento del caccia russo sono ancora contradditori, ma iniziamo a prendere – proprio per ritorcere contro chi le dice certe menzogne che non stanno in piedi – quelli tratti dai tracciati che sono stati forniti dagli stessi turchi, cioè la “versione NATO”.

  • Lunghezza totale percorsa in spazio aereo turco: due miglia (3 km)
  • Velocità del caccia: 600 miglia l’ora

Da questo, con un’operazione e un’equivalenza, si può calcolare la durata dello sconfinamento.

  • La durata totale dello sconfinamento è: 12 SECONDI

I turchi sostengono di aver mandato 10 avvertimenti al caccia prima di abbatterlo. Di essersi cioè accorti dello sconfinamento, aver mandato molti avvertimenti, e quindi aver abbattuto il caccia russo. Il tutto, in 12 secondi totali. Ci pare che – sempre per usare un linguaggio prudente – i conti non tornino.

Se poi invece osserviamo i dati di navigazione dell’aereo abbattuto, diffusi dalla Russia, si può notare che non vi è stata nessuna violazione dello spazio aereo turco, e l’abbattimento è avvenuto in territorio siriano.

Siano o non siano 17, 12 o zero secondi, sono sempre molto meno rispetto ai tre quarti d’ora di preavviso con i quali gli USA avvertono i vecchi amici dell’ISIS che stanno per bombardarli, in modo che si mettano al sicuro, come è successo recentemente.

La Turchia è un paese NATO. Durante la guerra fredda la NATO non aveva mai abbattuto un aereo militare di Mosca. Il ministero della Difesa russo ha definito l’abbattimento del jet  “Un atto ostile”. Ci sembra che questo sia fuori questione e ci pare anche che l’atteggiamento della Russia sia fermo, ma prudente e privo di isterismi.

Appare probabile – anche se non certo, e su questo ritorneremo – che la Russia non entri in una sorta di escalation militare che potrebbe rapidamente sfuggire di mano. La Turchia è un paese NATO – ripetiamo – e qualora fosse o si sentisse attaccato, ha diritto a chiedere l’applicazione di certe clausole dell’Alleanza Atlantica. L’idea di una NATO costretta – sia pur controvoglia – a ritrovarsi in guerra dichiarata con la Russia dovrebbe esser subito balenata agli occhi non soltanto nostri, ma anche dei – reali o sedicenti – esperti. Uno scenario improbabile, allo stesso modo nel quale, nell’estate del 1914, appariva improbabile quanto successe a seguito di un casus belli anche più labile dell’abbattimento di un aereo militare.

La Russia appare prudente, ma ha preso comunque delle contromisure che non lasciano presagire molto di buono. L’incrociatore russo Moskva avanza verso la costa di Latakia, dove si trova la base aerea russa. Saranno quindi adottate misure per rinforzare la difesa contraerea. L’incrociatore Moskva è dotato di un sistema contraereo efficace che potrebbe intervenire, “in caso di necessità”, per coprire i jet russi in operazione, intercettando a sua volta aerei “nemici”. Serghiei Rudski, capo dipartimento operativo dello Stato maggiore russo, ha dichiarato: “Tutti i bersagli che rappresentano per noi un pericolo potenziale saranno distrutti”. Voilà.

Erdoğan si sta sempre più rivelando uno scomodo alleato per l’occidente. Il ruolo della Turchia come principale sponsor dell’ISIS, insieme all’Arabia Saudita alla quale l’Italia vende armi, è oramai acclarato. Il figlio di Erdoğan gestisce il contrabbando di petrolio dell’ISIS: ha ricevuto nei giorni scorsi un duro colpo, quando i caccia russi hanno distrutto centinaia di autocisterne che venivano utilizzate a quello scopo, intervenendo quindi correttamente per bloccare una delle principali fonti di finanziamento dell’ISIS. Peccato per il figliolo del presidente, che ha visto distrutto un “business” che portava avanti lucrosissimamente da un anno e mezzo.

Si sa come sono i papà quando toccano loro un figliolo. Da qui la risposta di Erdoğan: alla prima occasione ha fatto abbattere uno degli aerei colpevoli di aver compiuto cotanto danneggiamento. Vale la pena rischiare una guerra generalizzata fra NATO e Russia avente come teatro il medio oriente, per vendicare la distruzione delle autocisterne che finanziano l’ISIS? Evidentemente per il signor Erdoğan sì. Non ci pare così inatteso: Erdoğan non è il primo fascista che non esita a rischiare di scatenare una guerra mondiale per i propri squallidi giochini di guerra locale. Salvo che il passaggio da locale a generalizzata è breve, molto breve. Ed Erdoğan è questo: un fascista. Nostro alleato, presidente di un paese NATO con basi americane, candidato ad entrare nell’Unione Europea. Un fascista. 

Un pilota del jet russo è morto, l’altro è stato salvato dopo un’operazione durata molte ore. Inoltre un elicottero russo Mi-8, impegnato nella ricerca dei due piloti, è stato distrutto in territorio siriano dopo essere stato colpito dal fuoco dei ribelli: uno dei piloti a bordo è morto. Nel filmato in cui si vede il missile distruggere l’elicottero russo, si vede nettamente e chiaramente la provenienza del lanciarazzi usato dai “ribelli”: un TOW in dotazione all’Esercito USA.

Ma ciò che stupisce e preoccupa – a fronte di questo quadro che se non vogliamo chiamare allarmante, perlomeno definiamolo serio – è la leggerezza con la quale in Europa si sta camminando sul filo di una escalation bellica che potrebbe derivare dall’abbattimento di un caccia russo da parte di un paese NATO.

Non ci pare una bella situazione quella di trovarsi a sperare solo nei nervi saldi di Putin.

Occorreva – a fronte di questo “incidente” – una presa di distanza da parte dell’Europa, in modo da neutralizzare e smorzare una eventuale escalation. Ma purtroppo, di fronte all’alleato prediletto degli Stati Uniti in Medio Oriente, l’Europa non ha più nemmeno la libertà di fare il Ponziopilato, o l’Andreotti, della situazione. Impossibile smarcarsi.

Sarà che si avvicina il Natale, sarà che il serbatoio dell’attenzione e dell’indignazione è andato esaurito dopo gli attentati in Francia. Ma il punto che davvero sconvolge e preoccupa è l’assoluta VISPA-TERESITÀ dei governi, media, opinione pubblica europei.

Speriamo. Speriamo, come nella vecchia pubblicità, di poter dire: Sceriffo, anche questa volta è andata bene. Ringraziamo la nostra Buona Stella.

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