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losangelista

La trota e il delfino

In questi giorni di fine estate proprio nella su terra di origine, il palinismo ottiene uno dei suoi maggiori risultati politici con l’apparente vittoria  del candidato esponente del tea party, Joe Miller  sulla conservatrice tradizionale Lisa Murkowski nelle primarie repubblicane dell’Alaska . Sarah Palin si e’ affrettata definirla un  “miracle on ice”, il nome con cui e’ conosciuta la vittoria olimpica di hockey degli USA sugli URSS nel 1980 anche se lo spoglio proseguira’ ancora per qualche giorno. E’ un occasioe per riflettere sulle straordinarie somiglianze fra leghismo  e il movimento del tea party, figliastro brutto sporco e cattivo del reaganismo. Due movimenti orgogliosamente “low brow” che condividono la paranoia pastosa e la retorica che la esprime. I punti fissi del programma politico, i “talking points”, le frasi fatte gettate in pasto allo zocolo duro coincidono quasi alla lettera.  Sarah Palin e il Seantur spartiscono  una riflessiva reverenza per  “il lavoro duro” come virtu’ assoluta, un’ innata tendenza all’autarchia e l’insofferenza alla collettivita’ espressa dallo stato centrale e dalle sue imposte. – oltre a un razzismo appena velato. Sia il Bossi-pensiero che la saggezza da sound-byte  della mamma-orsa della destra verace americana cooptano, amplificano e sdoganano con nativo istinto per la politica populista, la xenofobia, diffidenza e paranoia  dei propri elettori. Sia il padre del celodurismo che l’idolo collorossista d’Alaska propagano fieramente  una visione sbrigativa del mondo, la diffidenza delle elite che sconfina in un anti intellettualismo liberatorio; la preferenza per la battuta da bar come veicolo di  saggezza popolare sul discorso articolato.  Fenomeni talmente speculari insomma da poter legittimamente essere visti come una specie di  archetipo antropologico; versioni del meme populista dell’era attuale – anche se a dire la verita’ lo sdoganamento e’ stato ben piu’ efficace in Italia: i teapartiers possono solo sognare una posizione di forza in una coalizione di governo nazionale come quella della lega – mentre non e’ ancora certo che non finiscano invece per avere un effetto distruttivo all’interno del partito repubblicano. L’altra notizia “speculare” provenuta dall’Alalaska paliniana questa settimana e’ quella della probababile candidatura di Levi Johnston, genero Palin e modello part-time di Playgirl, a sindaco di Wasilla (carica che gia’ fu di Mamma Orsa). Ad ognuno insomma la  Trota che si merita.

  • marco cerioni

    Questa volta, se me lo permette signor Celada, vorrei farlo io il Bossi o la Palin, ma a modo mio. Purtroppo, il mio amico Stalin è morto da tempo. Altrimenti ce ne vorrebbe uno per Washington, uno per Londra, uno per Tel-Aviv e uno per Roma, e saremmo tutti a posto per bene finalmente. Altro che inviarci dalla California tutti quei serial su quelle puttanelle o quei finocchietti minorenni, simbolo di una gioventù rivoltante che sarebbe da prendere a schiaffoni, anziché inzepparli di vizi. Grazie se pubblicherà il mio commento.

  • marco cerioni

    Comunque, anch’io faccio un mea culpa! In un mondo pazzo in cui (anch’io) ognuno spara sentenze, non si fa altro che creare l’indignazione dell’altro. Non parlerò mai più di politica, né nazionale né internazionale, perché non è il mio settore e non mi interessa affatto. Non parlerò più e basta, semplicemente. Nessuno mi ha mai fatto un torto, e pertanto non ho il diritto di parlare male di nessuno.