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La tecno Dc in provetta di Casini e l’armata Brancaleone di Pisanu

Casini cerca la «tecnopolitica» dopo l’Udc e Pisanu va «oltre il Pdl» con firme imbarazzanti. Alfano teme il crac e si aggrappa all’arma segreta del Cavaliere.

Aiuto, rinasce la Dc. Il Pdl non è ancora nemmeno sepolto e sono già tre i nuovi «progetti politici» che desiderano spartirsi l’eredità del “partito unico dei moderati” dominato per vent’anni dal Cavaliere.

Il primo progetto non è ancora nato. Lo annuncia Alfano con l’entusiasmo di un quarantenne: «Dopo le amministrative io e Berlusconi lanceremo una proposta che cambierà il corso della politica italiana e sarà accompagnata dalla più innovativa campagna elettorale che il nostro paese abbia conosciuto dalla discesa in campo di Berlusconi a questa parte». Di più il segretario del Pdl non dice. Ma un annuncio così raffazzonato dimostra tutte le difficoltà del partitone berlusconiano.

Le amministrative non saranno un pranzo di gala per il Cavaliere e i suoi. I sondaggi danno il Pdl sotto al 20% e sul territorio le correnti si sono sbranate in un florilegio di liste che quasi imporranno ai vertici nazionali di chiudere per sempre la stagione sfortunatissima del Popolo della libertà tirando fuori dal cilindro un nuovo «contenitore» di tutti per l’Italia, aperto a Montezemolo e ai popolari di tutte le latitudini.

La discesa in campo di Alfano è la prima risposta ufficiale agli altri due «contenitori politici» esplosi sui giornali in questi giorni. Il partito «liberaldemocristiano» di Pisanu e Dini e il «partito della Nazione» di Casini e company, che è la prima transustanziazione in carne e ossa del governo Monti.

L’Udc è sciolto. Fli e Api non sono mai nate. In estate (dopo la batosta, si spera, di Lega e Pdl alle amministrative) si terrà il congresso costituente di un (terzo) polo più grande che per Casini e Cesa vuole «riunire il meglio della società italiana» e «superando la frattura tra tecnici e politici, tra sindacalisti e imprenditori, dovrà finalmente portare ad una pacificazione nazionale».

Un’Opa in piena regola sull’elettorato post-berlusconiano, che nel 2013 – se (se) la cura Monti riesce – potrebbe ambire a essere non più il terzo polo ma il secondo o addirittura il primo.
Presi in mezzo dalle grandi manovre dei «leader», si muovono per andare «oltre il Pdl» anche Beppe Pisanu e Lamberto Dini.

Accanto a questi due pigmalioni che dalla politica hanno avuto tutto, 27 senatori – tutti del Pdl – che somigliano più a un’armata brancaleone che a un pantheon di nobili padri fondatori.

Tre senatrici firmatarie su quattro sono mogli o vedove di. Ombretta Colli (vedova Gaber), Diana De Feo (signora Fede) e Simonetta Licastro Scardino, vedova di Pino Leccisi, l’uomo Fininvest nella Dc degli anni ’90 che aiutò il Cavaliere prima nei suoi affari immobiliari e poi sulle tv.

La truppa pisaniana è un Arlecchino di sicuri trombati alle prossime elezioni o di notabili più noti sul territorio che a Palazzo Madama. Come Valerio Carrara, lo «Speedy Gonzales» dei voltagabbana: fu eletto nel 2001 con l’Idv e dopo un giorno in parlamento passò subito a Forza Italia. E’ noto come il presentatore formale (materiale no perché di diritto non sa nulla, è farmacista) della legge previtiana sul «legittimo sospetto».

Sono tutti del Pdl e nessuno viene da An tranne due ex finiani come Maurizio Saia e Giuseppe Menardi.

Molti sono finiti in scandali o inchieste. Su tutti Claudio Fazzone, il ras di Fondi nel basso Lazio. Oppure Guido Viceconte (sfiorato dall’inchiesta «grandi eventi» di Firenze) e Alberto Filippi, imprenditore vicentino espulso dalla Lega nel luglio dell’anno scorso, appena rinviato a giudizio per sponsorizzazioni gonfiate alla squadra di calcetto di Arzignano.

Dalla Sicilia poi spunta un nome antico come Giuseppe Firrarello, il sindaco di Bronte che fin dagli anni ’90 entra ed esce in inchieste sulla mafia. Nel ’99 il senato respinse una richiesta d’arresto e nel 2007 è stato condannato in primo grado per corruzione e turbativa d’asta.

Altrettanto spinosa la vicenda di Vincenzo Speziali, che è parlamentare e presidente della Sacal (la società pubblica dell’aeroporto di Lamezia Terme) sebbene dal 1953 sia vietato agli eletti in parlamento avere cariche in queste società per ovvi motivi di conflitto di interessi e di opportunità.

Quasi tutti sono cattolici doc, come Cosimo Latronico (punto di riferimento di Cl in Basilicata e nel Mezzogiorno) o la spoletina Ada Spadoni Urbani, nota pasdaran dell’obiezione di coscienza pure per i farmacisti. Un’ortodossia sui valori non negoziabili che cozza molto con la biografia di Ferruccio Saro, friulano tra i pochissimi a schierarsi dalla parte di Eluana Englaro quando Berlusconi (nel 2009) voleva il noto decreto contro i giudici.

Nel «partito» di Pisanu figurano però anche coordinatori regionali come Ulisse Di Giacomo (Molise), Andrea Pastore (Abruzzo) e Antonio Gentile (Calabria), lo «scajoliano» sorrentino Raffaele Lauro, un pugliese vicino a Fitto come Salvatore Mazzaracchio (è un ex assessore alla sanità) o Gilberto Pichetto Frattin (vicinissimo al ras piemontese Ghigo).

dal manifesto del 21 aprile 2012