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Street Politics

La Somalia chiede un Piano Marshall

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Si è svolta a Londra la Conferenza internazionale sulla Somalia. 54 delegazioni da tutto il mondo hanno affrontato i principali temi sul tavolo: dalla sicurezza, dopo i gravi attacchi a Chisimaio, perpetrati dalle milizie al-Shabaab, al rafforzamento del sistema giudiziario e di polizia, dalle responsabilità dei nuovi dirigenti politici alla gestione delle risorse finanziarie internazionali da parte del governo somalo. L’obiettivo dell’incontro era di sostenere un programma generale di riforma e stabilizzazione: il così detto piano Six Pillars (sei pilastri).

Si è trattato anche dell’esordio del nuovo ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, che ha confermato l’impegno del governo italiano per il processo di stabilizzazione nel Paese. A margine di un incontro bilaterale con il suo omologo britannico, William Hague, Bonino ha chiesto che «il processo di pace in Somalia non si fermi». E ha assicurato di «voler organizzare un evento sulla Somalia a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in autunno a New York». Ricordando il legame storico tra Roma e Mogadiscio, Bonino ha auspicato maggiore sicurezza interna, con un rinnovato assetto federale. In più, il neo ministro ha assicurato che da questo momento esisterà un «budget» a sostegno della questione somala. Non solo, l’Unione europea ha promesso uno stanziamento di aiuti per 44 milioni di euro, volti a rafforzare il sistema giudiziario e della sicurezza somala. Lo ha annunciato il commissario europeo per lo Sviluppo, Andris Piebalgs, intervenendo alla Conferenza di Londra.

Ma per le autorità somale non è abbastanza. «La Somalia ha bisogno di un suo ‘Piano Marshall’ per far fronte a decenni di povertà, guerra civile e terrorismo», è l’appello lanciato dal presidente somalo, Hassan Sheikh Mohamud, a margine della conferenza. (giu. acc.)