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L'urto del pensiero

La sinistra che non c’è. Da Marx alla pornostar, dal capitale allo squirting

giovannona coscialunga

Stando al sommo Hegel la lettura quotidiana del giornale rappresentava una sorta di «preghiera laica mattutina» a cui il buon cittadino di uno Stato non può sottrarsi.

Certamente appartengo alla sempre più esile schiera di coloro che seguono tale insegnamento, anche se ovviamente aggiornato al XXI secolo e, quindi, integrato con alcune letture reperibili in Rete.

Sennonché, a sfogliare (o «scrollare») gli organi di informazione in questi tempi miseri e pittoreschi, la sensazione che se ne trae è piuttosto quella di una «auto-flagellazione laica quotidiana», rispetto alla quale la preghiera vera e propria rischia di assumere connotati più utili e perfino confortanti.

Insomma, se al tempo di Hegel l’alternativa era quella tra il ritirarsi nell’impoliticità eterea e socialmente disimpegnata della preghiera, oppure cimentarsi con la durezza della storia e con la grande potenza del negativo che spadroneggiano nel mondo umano, nel nostro infausto tempo l’alternativa è diventata ben più misera: da una parte la preghiera socialmente disimpegnata e disinformata dell’individuo che alza gli occhi al cielo; dall’altra la lettura di quotidiani e siti che, per quanto impegnata, getta il malcapitato in una equivalente disinformazione con annesso sconforto. Ovviamente con lo stesso risultato: alzare gli occhi al cielo (ma stavolta per la disperazione).

Due esempi possono aiutarci a comprendere questo pantano mediatico (e ovviamente non solo) in cui ci troviamo.

Il primo segue lo «scontro» di domenica fra la piazza romana della Cgil e la Leopolda coscialunga (o longa manus?).

La quasi totalità degli organi di informazione, il giorno dopo, ci ha raccontato sostanzialmente l’evento nei termini di uno scontro fra «le due sinistre». Quella antica, conservatrice e superata, dei sindacati e dei vecchi notabili che, per dirla con i renziani, è come se volessero «infilare il gettone nell’i-phone». E quella moderna, smart e soprattutto vincente, di Renzi e dei “green boys” riuniti alla Leopolda, quelli che ancora non si è capito bene cosa devono infilare e soprattutto dove (anche se le fasce popolari medie e più deboli un certo timore cominciano stranamente a coltivarlo).

Non so se è più buffo o triste (o significativo?) il fatto che l’assenza sostanziale di una sinistra degna di questo nome conduca il mainstream mediatico a rimuovere ogni riflessione e, invece, a rilanciare parlando di ben due soggetti (sinistri).

Come se il malcapitato lettore dovesse persino essere contento di scegliere fra una sinistra attempata che non ha il coraggio di assumersi la responsabilità dei propri errori, immobilismi, disastri che hanno permesso vent’anni di Berlusconi, il tracollo del Paese e la resa totale e acritica di fronte al Dio mercato; e fra una sinistra che fa accordi sottobanco con Berlusconi, attua la distruzione di quello che rimane dello stato sociale, non si preoccupa minimamente di rilanciare il Paese bilanciando il divario fra i pochi sempre più ricchi e i tantissimi sempre più poveri, per di più mortificando cultura, ricerca e scuola, pilastri fondanti di ogni nazione che aspiri a edificarsi.

Insomma, al povero lettore vogliono raccontare che c’è di che gioire e che l’unico suo cruccio apparente sarà scegliere fra queste due sinistre. Quando il bravo lettore, ovviamente di sinistra, vorrebbe una «terza via», non quella già sperimentata da Blair bensì quella composta da una sola sinistra ma realmente tale, che rinnovi totalmente la classe dirigente, che si fondi su un nuovo progetto filosofico e politico, su un programma aggiornato per questi tempi terribilmente mutati, sul coraggio di guardare davvero avanti portandosi dietro il meglio della propria tradizione (perché con le macerie non si costruisce nulla). Una sinistra che, in buona sostanza, rimetta il popolo e il suo benessere al centro della propria azione (e non il mercato), che si sforzi di riposizionare l’uomo nel ruolo di «fine» e il denaro e la tecnica nel ruolo di «mezzi» con cui raggiungere quel fine. A beneficio del numero più ampio possibile di persone. Una sinistra che abbia la capacità e il coraggio di riconfigurare il campo della propria azione in seguito a questi valori fondanti rimessi al centro, e tenuto conto di un sistema economico e politico che non è più quello del Novecento.

E invece il povero lettore rimane lì, spaesato e sconfortato, sospeso tra gente che ha saputo solo parlar male di Berlusconi (salvo non fare nulla contro di lui, anzi), e che adesso ha trovato un nuovo esercizio nel dare contro a Renzi (salvo, anche in questi casi, molti distinguo che già sono all’orizzonte), e gente che con Berlusconi ci governa direttamente.

Ma le sue pene non finiscono qui. Il terribile combinato di una sinistra che non c’è e del circo mediatico che ovviamente ne intravede invece ben due, trova un pendant ancora più sconsolante, ma perfettamente coerente, nel dibattito culturale (o pseudo-tale) fra intellettuali quanto mai pittoreschi.

Sì, al momento le luci della ribalta su argomenti stringenti come il superamento o meno del capitalismo, sul senso e significato della distinzione destra/sinistra, sull’emancipazione umana dalla gabbia d’acciaio della tecnica sembrano accendersi soltanto sullo scontro fra un giovane studioso al soldo del “San Raffaele” (di cui questo blog si è già occupato), e una nota pornostar che si è guadagnata un blog sulla rivista MicroMega.

Il tono della polemica fra i due raggiunge picchi sublimi, visto che lui (e non si sa se dobbiamo scomodare Freud o Amanda Lear per provare a intuire i moti più profondi), dopo averla paragonata a un «verme» la accusa di «recitare» il ruolo di utile idiota al soldo di un capitalismo che è passato dal plus-lavoro marxiano al plus-godimento lacaniano (sic! infatti si gode un mucchio in questo periodo!), mentre lei (peraltro fornita di argomenti filosofici più solidi e di una prosa più puntuale e razionale: come quando ricorda che il superamento del capitalismo, per Marx e & C., non passava per un borghesissimo anti-capitalismo), per tutta risposta lo «liquida» (in tutti i sensi) affermando di potergli «squirtare in faccia».

Che cosa deve pensare, a questo punto, il povero lettore mattutino, se non che dalle due sinistre ai due sinistrati il passo è stato fin troppo breve?

E il guaio finale, a mo’ di ciliegina sulla torta, è che proprio adesso non riesco a ricordare chi era quel signore che parlava di una storia che si ripete, la seconda volta in forma di farsa.

Il dubbio è atroce e non so come risolverlo. Rileggere qualche classico (che poi sarebbe come il gettone nell’i-phone, in questi tempi così smart) o piuttosto vedere un porno (col rischio di riconoscere qualche consigliere regionale o una guru del neo-marxismo)?

Alle poste l’ardua sentenza!

  • http://www.tgvallesusa.it Davide Amerio

    Ignorando cosa sia lo “squirting”, e credo di dovermene rallegrare, condivido il tema e la profonda tristezza che conduce la lettura dei quotidiani. Vuoi per la palese supina accettazione dello status quo, vuoi per la comoda convenienza o complicità manifesta, in un mondo complesso “siamo” diventati analfabeti di ritorno. Incapaci di comprendere la complessità, indifferenti alla curiosità e alla conoscenza; saccenti pappagalli di opportunistiche teorie travasate dagli schermi della Tv dove la banalità e l’ipocrisia si ergono a metafisica. Non viviamo in un era post-ideologica bensì di tradimenti ideologici dove tecnocrati oligarchici vengono spacciati per statisti.

  • Riccardo

    Una sola sinistra, fondata su un nuovo progetto filosofico politico, che “rimetta il popolo e il suo benes­sere al cen­tro della pro­pria azione
    (e non il mer­cato), che si sforzi di ripo­si­zio­nare l’uomo nel ruolo di «fine» e il denaro e la tec­nica nel ruolo di «mezzi» con cui
    rag­giun­gere quel fine.”
    Sarà bene ripeterlo e ripeterlo ancora, caro Ercolani. Io insisto ed insisto ancora nell’urgenza di ideare un progetto di società nuovo, alternativo al capitalismo che ha l’uomo come “mezzo”, e il denaro come fine… basterebbe ricordare la formula D-M-D1…
    Sembrerà scontato, ma occorre insistere in ogni occasione, ad ogni piè sospinto. Altrimenti, la sinistra si modella sul capitalismo. Ormai vediamo l’avanzare di una “sinistra” neoliberista, che ha rinunciato, ma non solo, ha perso di vista il suo obiettivo, non sa più neanche cosa sia il capitalismo, complice la scuola di oggi, anche. Nel mainstream odierno, la domanda rivolta agli studenti: cos’è il capitalismo? riceve risposte sconfortanti. Ercolani, siamo tutti con te. Sull’urgenza di questo progetto, QUI deve esserci unità di TUTTA LA SINISTRA, di chiunque si definisca di sinistra.

  • Marco de Angelis

    Non si può non condividere l’analisi della situazione della sinistra italiana, che fa Ercolani, come anche le prospettive che egli indica. Bisogna far seguire fatti alle parole e fondare una nuova sinistra, la ‘terza via’. La filosofia deve passare dalla comprensione del presente all’intervento nel presente, altrimenti poi non ha più neanche il diritto di criticare chi, seppur sbagliando, ha almeno il coraggio “d’incidere sulla vita degli uomini”, come si esprimeva Hegel nella famosa lettera a Schelling del 2 novembre 1800, che avviò la carriera accademica del filosofo di Stoccarda. Ecco, ciò di cui c’è bisogno oggi più che mai è una filosofia che “incida sulla vita degli uomini”, scenda dalle comode cattedre ed illumini la meno comoda vita sociale e politica del sempre più sofferente uomo comune. Paolo Ercolani con i suoi articoli sul Blog del Manifesto pratica un tale tipo di filosofia, che personalmente condivido pienamente.

  • Giulia Penzo

    Non ci si può lamentare di qualcosa citandola come “O tempora, o mores!” e cercare di emularla. Deve trovare una sua via, offrendoci qualcosa di diverso. Un filosofo dovrebbe fare ricerca (ma non di gettoni telefonici dentro le tasche di qualche vecchia giacca).