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Lo scienziato borderline

La Scoria siamo noi

Vi invito a giocare con me ad una caccia virtuale al tesoro: individuate quale degli oltre 150 (centocinquanta) depositi di scorie radioattive e’ quello piu’ vicino a casa vostra.
Questa situazione e’ tornata in prima pagina lo scorso luglio, quando ancora una volta un trasporto di scorie radioattive tramite treno – diretto verso la Francia dove il combustibile irraggiato e’ destinato al riprocessamento – e’ stato oggetto di contestazioni da parte di dimostranti. Legambiente e Pronatura hanno lanciato un allarme riguardante sia i trasporti di scorie in Italia che la situazione delle scorie radioattive nel nostro Paese, ed in particolare in Piemonte.
Il riprocessamento riduce il volume delle scorie e l’inglobamento in una matrice vetrosa ne riduce l’intrinseca pericolosità, che permane tuttavia altissima. A fronte di questi benefici, vi e’ un costo materiale elevato (si veda sotto), e ad ogni trasporto si corrono inevitabilmente dei rischi, dovendo movimentare un materiale molto pericoloso.
Vale davvero la pena di continuare a correre questi rischi? La quantità di scorie nucleari italiane non è grande: inoltre, a detta di Sogin (la societa’ che e’ incaricata della gestione di questa problematica), circa il 98% del combustibile irraggiato e’ gia’ stato avviato all’estero per il riprocessamento, mentre ci si starebbe faticosamente occupando del rimanente 2%.
La situazione al 2003, data in un’audizione di fronte alle Camere dall’allora Presidente della Sogin, parlava di 8˙629 metri cubi di rifiuti radioattivi di terza categoria (le scorie ad elevata attivita’). Sarebbe stato davvero indispensabile il riprocessamento, operazione che ad esempio negli Stati Uniti non viene più effettuata da oltre 30 anni, anche per evitare che il plutonio che se ne produce possa avere utilizzi non civili ma bellici? Comunque, a partire dal 2003, la Sogin ha avviato il trasferimento in Gran Bretagna del combustibile della centrale di Latina e Garigliano, tramite diverse operazioni di trasporto, attualmente concluse. Le spedizioni sono avvenute via camion (mezzo speciale) da Saluggia allo scambio intermodale ferroviario di Vercelli, per proseguire via treno fino a Modane per raggiungere poi Dunkerque; da qui via nave fino al porto di Barrow (Gran Bretagna) e quindi di nuovo tramite rotaia a Sellafield. Inoltre, delle 1˙452 tonnellate di combustibile del vecchio tipo “Magnox” la maggior parte è già stata riprocessata.
Nel 2007 la Sogin ha sottoscritto un contratto con la francese Areva per il riprocessamento delle 235 tonnellate di combustibile nucleare irraggiato ancora presenti in Italia. Il tutto secondo i termini di un’intesa che comporta per la Sogin e il contribuente italiano un esborso superiore a 250 milioni di euro.
Dal trattamento delle scorie «francesi» e «inglesi» si ricaveranno dei rifiuti che dovranno essere collocati in un deposito nazionale la cui ubicazione attualmente rimane un’incognita.
Ancora oggigiorno, i diversi rifiuti radioattivi italiani sono sparsi in quasi 150 depositi situati lungo la penisola. Questa situazione crea una grave situazione di pericolo per:
• la moltiplicazione di depositi temporanei distribuiti sul territorio;
• la precarietà di tali depositi, in gran parte non progettati per il medio-lungo termine e ubicati in siti non idonei a tale scopo;
• il progressivo invecchiamento delle strutture, che hanno già raggiunto o stanno ormai raggiungendo la fine della vita utile;
• la recente evoluzione della situazione internazionale, con la moltiplicazione dei fenomeni terroristici;
• la recrudescenza di fenomeni ambientali eccezionali.
La situazione che si è determinata è potenzialmente tale da esporre vaste aree del Paese alla dispersione di materiali radioattivi in seguito a incidenti, catastrofi naturali, possibili intrusioni o attentati.
La proposta operativa – date queste condizioni – sarebbe questa:
– Stop ai trasporti di scorie radioattive e recesso dal Contratto con Areva.
– Individuazione – mediante una procedura condivisa e seguendo regole precise – del Sito Nazionale per il deposito delle scorie radioattive.
– Abbandono dei progetti di depositi temporanei nel sito di Saluggia, localita’ non adatta anche perche’ soggetta ad alluvioni.
– Deposito nel Sito Nazionale della crescente quantita’ di scorie di bassa e media radioattivita’, chiusura della miriade di depositi sparsi nel territorio, nonche’ deposito temporaneo delle scorie ad elevata attivita’, sia riprocessate (quando arriverano dall’estero) che dei rimanenti elementi di combustibile irraggiato.